
C'è un momento, in primavera, in cui la Maremma smette di fare la difficile e le strade bianche che collegano Scansano a Magliano, a Manciano, ai borghi sparsi tra le colline che degradano verso il Tirreno diventano più accoglienti dopo l’inverno, la macchia mediterranea profuma e i vigneti mostrano i primi segni di una nuova stagione. In questo scenario che puntuale torna l'appuntamento di Rosso Morellino organizzato dal Consorzio Tutela Morellino di Scansano, evento che dal calendario potrebbe sembrare una semplice anteprima delle nuove annate ma che, in verità, rappresenta un momento di lettura collettiva dello stato di salute di una denominazione e della direzione in cui intende andare.
L'edizione 2026 ha alzato l'asticella perché, tra una degustazione e un brindisi, sono stati annunciati due passaggi che vanno al cuore del posizionamento della Docg: l'ufficializzazione della menzione Morellino di Scansano Superiore, ora pienamente operativo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e l'annuncio delle future macroaree territoriali. Due scelte che non arrivano per caso e che raccontano una denominazione sempre più consapevole della propria identità.
Dietro questi annunci c'è una comunità produttiva: il Consorzio conta oggi 201 soci iscritti tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, ai quali si aggiungono 168 produttori non soci che hanno rivendicato la produzione 2024 e più di 90 soci hanno almeno una propria etichetta di Morellino di Scansano Docg sul mercato. Una filiera articolata, che lavora su 1.500 ettari vitati di cui si stima circa il 30% coltivato con metodo biologico, distribuiti tra sette comuni della provincia di Grosseto (Scansano, Magliano in Toscana, Manciano, Grosseto, Campagnatico, Roccalbegna e Semproniano), per una zona di produzione che nel suo complesso si estende su circa 65mila ettari, dal Mar Tirreno fino alle pendici del Monte Amiata. Un paesaggio che rappresenta già in sè una dichiarazione d'identità ben chiara e distinta.

La notizia più attesa era il varo della menzione Superiore, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, rendendo pienamente operative le modifiche al disciplinare approvate dall'Assemblea dei soci nel 2025. L'annuncio formale era già stato dato a Firenze in febbraio.
“Con il Superiore non nasce un nuovo vino – chiarisce Bernardo Guicciardini Calamai, confermato alla presidenza del Consorzio - ma abbiamo scelto di dare identità a una tipologia che di fatto già esisteva: molte delle aziende consorziate producono già da tempo un vino intermedio tra le tipologie Annata e Riserva, ma che non era mai stato identificato e raccontato dettagliatamente. Con questo passo ne ufficializziamo l'identità”.
Sul piano tecnico, il Superiore prevede un impiego minimo dell'85% di sangiovese, rese massime più contenute rispetto alla versione Annata e un periodo di affinamento più lungo e l'immissione al consumo è fissata non prima dell’1 gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia.
Una tipologia pensata per esprimere maggiore struttura e complessità espressiva, mantenendo al contempo i tratti che definiscono il Morellino sul mercato: freschezza, equilibrio, riconoscibilità del Sangiovese della costa.
“La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rappresenta un risultato importante per tutta la denominazione - aggiunge Guicciardini Calamai - È un segnale concreto della volontà di continuare a investire sulla qualità e sulla riconoscibilità del nostro sangiovese della costa, offrendo al mercato una garanzia di coerenza e valore”.

La seconda novità annunciata a Rosso Morellino 2026 guarda al futuro prossimo: la definizione di cinque o sei macroaree territoriali all'interno della Docg.
Si tratta di un progetto che il Consorzio sta portando avanti da un paio d’anni e che merita di essere letto con attenzione, perché è facile fraintenderlo in quanto non si tratta di UGA, non si tratta di un’idea di zonazione nel senso che si conosce altrove. L'obiettivo è diverso: fornire una chiave di lettura territoriale che aiuti il mercato e prima ancora i produttori a comunicare le differenze reali tra diverse aree di produzione di un territorio molto ampio che va dalla costa al Monte Amiata, con caratteristiche climatiche e di terroir diverse tra loro, scritte nella geologia e nel clima di questo territorio.
Nella parte occidentale della denominazione predominano suoli a tessitura franco-sabbiosa o franco-limosa, con reazione sub-acida o alcalina mentre nella parte orientale, caratterizzata da formazioni calcaree e argillo-scistose, i terreni sono a tessitura franco-argillosa e di reazione alcalina, spesso poco profondi con substrato roccioso affiorante. Due anime distinte, che si riflettono nei vini e che il mercato fino ad oggi ha faticato a leggere con precisione. A tutto questo si aggiunge il fattore climatico: temperatura media annuale di circa 15°C, estati che possono toccare i 38-39°C, inverni miti e una brezza costante che garantisce salubrità alle uve e contribuisce a definire il profilo aromatico del sangiovese maremmano.
A dare basi scientifiche solide a questo racconto è il progetto Precisiamo, concluso di recente dal Consorzio con il supporto del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell'Università di Pisa e del CNR. Un lavoro biennale, finanziato dalla Regione Toscana, che ha coinvolto cinque aziende pilota e ha permesso di individuare sei macro-unità di terroir, ciascuna con caratteristiche geologiche e climatiche distinte che incidono direttamente sulla qualità e complessità dei vini. Su questa base sono state applicate tecniche di viticoltura di precisione, con monitoraggio tramite sensoristica di campo, immagini satellitari e sistemi di supporto alle decisioni agronomiche. Le macroaree che il Consorzio si appresta a definire derivano esattamente da questo lavoro e renderanno leggibile una complessità che già esiste, senza frammentare la forza identitaria della denominazione.

L’edizione 2026 di Red Morellino ha offerto assaggi convincenti, confermando freschezza e facilità di beva, ma mostrando anche qualità meno scontate di persistenza e soprattutto una sorprendente capacità di evoluzione nel tempo. Sempre molto versatile a tavola, perfetto su carni e anche su pesce, servito magari a una temperatura leggermente più bassa del solito.
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