
Con il debutto del San Vito Chianti Classico Gran Selezione Docg 2021, San Felice affianca allo storico Poggio Rosso una seconda Gran Selezione da singola parcella e dà forma al progetto “Suoli”, dedicato alle diverse espressioni del sangiovese nel territorio di Castelnuovo Berardenga.
Per quasi mezzo secolo Poggio Rosso è stato l'unico cru aziendale. Oggi la nuova etichetta propone una lettura differente del territorio e completa un percorso avviato già negli anni Ottanta con gli studi di zonazione condotti dalla tenuta. L'obiettivo del progetto Suoli è mostrare come il sangiovese, vinificato con il medesimo approccio, possa esprimersi in modo diverso in funzione dei terreni di origine. Due parcelle e due identità distinte, con il territorio a svolgere un ruolo centrale nella definizione del vino.

San Felice è uno dei luoghi storici del Chianti Classico. Le prime testimonianze risalgono al 714, quando il borgo, allora noto come San Felice in Avane, era conteso tra le diocesi di Siena e Arezzo. Nel tempo si è trasformato in una grande proprietà agricola, consolidata nel Settecento dalla famiglia Grisaldi Del Taja. Dal 1978 appartiene al Gruppo Allianz, che ha sviluppato la tenuta in una realtà articolata tra viticoltura, ospitalità e ristorazione.
Attorno al borgo si estendono circa 150 ettari vitati, con il sangiovese che rappresenta l'85% delle superfici. Nel corso dei decenni San Felice ha avuto un ruolo significativo nell'enologia toscana: dal Vigorello, considerato uno dei precursori dei Supertuscan del Chianti Classico, alla nascita del Vitiarium nel 1986, fino al recupero del pugnitello, oggi seconda varietà aziendale. Parallelamente prosegue il lavoro sui suoli attraverso pratiche di viticoltura rigenerativa e una progressiva conversione al biologico, con l'obiettivo di preservare fertilità, biodiversità ed equilibrio dei vigneti.

Lasciando il borgo verso sud si raggiunge una piccola parcella di circa un ettaro e mezzo posta a 350 metri di quota. Qui il terreno cambia radicalmente. Le sabbie plioceniche, formatesi circa cinque milioni di anni fa quando l'area era sommersa dal mare, rappresentano i suoli più giovani della proprietà. La loro struttura sciolta e drenante favorisce un naturale equilibrio vegetativo e consentono alle radici di approfondirsi senza difficoltà.
Da questo vigneto nasce il San Vito Chianti Classico Gran Selezione Docg 2021 che Francesca Giuggioli, enologa della tenuta, paragona ai violini di un'orchestra: delicato, armonioso, capace di entrare in scena con discrezione. Prodotto in 3.500 bottiglie, fermenta in acciaio e matura per due anni in tonneaux da 500 litri, seguiti da quindici mesi di affinamento in bottiglia. Nel calice emerge un profilo orientato alla finezza, con una trama aromatica più floreale che fruttata e una progressione misurata. La struttura è presente ma non dominante, lasciando spazio a una dinamica agile e precisa, sostenuta da una buona profondità e da una bevibilità che ne favorisce anche il servizio a temperature leggermente inferiori rispetto alla consuetudine.

Se San Vito rappresenta la novità, Poggio Rosso resta il riferimento storico della tenuta. Nato con la vendemmia 1978, è stato tra i primi esempi di cru nel Chianti Classico. Con l'introduzione della categoria Gran Selezione, dal 2011 ha abbandonato la denominazione Riserva.
Il vigneto, di poco più di due ettari, si trova a 400 metri di altitudine di fronte al borgo aziendale. Alberese e galestro, i suoli classici del Chianti Classico, imprimono al vino struttura, energia e una marcata tensione minerale. Poggio Rosso Chianti Classico Gran Selezione Docg 2021, prodotto in circa 9mila bottiglie, segue lo stesso schema produttivo del San Vito, ma restituisce un'espressione differente. I profumi risultano più profondi e la trama tannica contribuisce a un sorso più ampio e dinamico. La maggiore concentrazione è sostenuta da freschezza e sapidità, che accompagnano una progressione più incisiva. Secondo l'immagine proposta da Francesca Giuggioli, ai violini del San Vito si contrappone la batteria a scandire il ritmo nel Poggio Rosso.

La degustazione del Poggio Rosso 2011, prima annata commercializzata come Gran Selezione, offre una prospettiva sull'evoluzione del vino. L'annata, caratterizzata da temperature elevate e maturazioni anticipate, portò a concludere la vendemmia entro settembre, circostanza rara per la tenuta.
Oggi il vino presenta un profilo evoluto, con note di sottobosco, spezie e tabacco che hanno progressivamente sostituito i richiami più fruttati. La struttura conserva energia e una trama acida ancora viva, confermando la capacità di invecchiamento del cru.
Accanto ai due cru del progetto Suoli, San Felice propone una diversa interpretazione della Gran Selezione con La Pieve Chianti Classico Gran Selezione Docg 2022. Le uve provengono da una selezione dei migliori vigneti attorno al borgo, con una piccola quota di pugnitello che rappresenta una delle firme della tenuta.
Prodotto in circa 15mila bottiglie, il vino nasce da suoli marnosi e galestrosi. Il profilo aromatico richiama piccoli frutti rossi, viola e leggere sfumature iodate, mentre il sorso privilegia slancio e precisione. Più sottile che potente, trova nella freschezza e nella chiusura agrumata i suoi principali punti di forza.
La degustazione mette in evidenza tre interpretazioni complementari. La Pieve offre una visione più ampia del territorio, San Vito propone una lettura giocata su precisione ed eleganza, mentre Poggio Rosso esprime una struttura più profonda e incisiva. Tre vini differenti che condividono una stessa matrice territoriale e raccontano, attraverso i suoli, altrettante sfumature del sangiovese di Castelnuovo Berardenga.

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