
Migliora, ma resta negativo, il trend dell'export di vino italiano verso i paesi extra-Ue. Nel primo quadrimestre 2026 le vendite si fermano a -8,5% sul pari periodo dello scorso anno, per un valore di oltre 1,36 miliardi di euro: il passivo si alleggerisce rispetto al -11% del primo trimestre dell'ann in corso. A determinare la frenata della caduta è soprattutto la domanda statunitense, tornata positiva ad aprile dopo dieci mesi di pesanti perdite.
Secondo le elaborazioni dell'Osservatorio UIV (Unione Italiana Vini) su dati ufficiali, ad aprile i valori commercializzati verso gli Stati Uniti hanno segnato un +1,6%, invertendo una rotta negativa che durava da quasi un anno. Il dato porta il saldo del quadrimestre sul mercato americano a -15,4%, cinque punti meglio del -20,5% registrato nel solo primo trimestre. Una boccata d'ossigeno che incide poco su un mercato ancora compresso, ma che potrebbe rappresentare un primo segnale di riequilibrio, a patto che si riattivino adeguatamente i consumi: da luglio 2025 ad aprile 2026 la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20%, contro il 29% di quello francese.
"Negli Stati Uniti – evidenzia il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi – paghiamo le difficoltà congiunturali di dazi e debolezza del dollaro, ma anche il cambiamento ormai strutturale delle modalità di consumo. Quello americano rimane però di gran lunga il nostro primo mercato, sia allo stato attuale che in chiave prospettica: per questo è importante mantenere e preservare la decennale alleanza commerciale anche in vista del prossimo 24 luglio, quando l'amministrazione Usa definirà il nuovo quadro normativo delle tariffe. La politica e il commercio – ha concluso Frescobaldi - spesso parlano due lingue diverse ma sarà importante lavorare congiuntamente abbassando i toni e armonizzando una partnership fondamentale per noi e per loro".

Se l'export dà segnali di recupero, i consumi americani restano deboli. Secondo l'Osservatorio UIV su base SipSource, i primi cinque mesi dell'anno chiudono con un calo generale dei volumi del 10,1%. L'Italia perde meno (-7,3%), ma il dato è sostenuto quasi esclusivamente dagli spumanti (-2%) e in particolare dal Prosecco (+1,8%), mentre bianchi e rossi si avvicinano alla doppia cifra negativa. Tra i rossi fanno eccezione le fasce di prezzo tra 20 e 30 dollari e, ancora più nettamente, tra 30 e 50 dollari alla distribuzione, che insieme pesano per il 13% dei volumi venduti. Bene anche i bianchi premium tra 16 e 20 dollari (+20%), anche se rappresentano solo il 5% della categoria.

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