
Il mercato secondario dei vini pregiati sta riscrivendo le proprie gerarchie. Mentre il dibattito degli ultimi mesi si è concentrato sull'impatto dei dazi americani sulla domanda di vini europei, i nuovi dati diffusi da Liv-ex — la piattaforma globale per lo scambio, i dati e l'analisi del mercato dei fine wines — raccontano una storia diversa e per certi versi più significativa: la crescita strutturale dei vini americani all'interno del mercato secondario stesso.
Dieci anni fa i vini statunitensi rappresentavano meno dell'1% degli scambi sulla piattaforma. Oggi superano l'8%. Un salto di proporzioni considerevoli, che per i produttori — in particolare quelli della Napa Valley — segna un cambiamento concreto nel modo in cui le loro etichette vengono valutate e negoziate a livello internazionale.
La crescita è trainata in modo netto dai vini californiani. Oregon e Washington sono presenti sulla piattaforma, ma l'attività resta concentrata nella Napa Valley e tra i suoi produttori di punta. Un elemento non secondario, nel valutare questa espansione, riguarda la natura stessa di Liv-ex: i vini quotati devono dimostrare un valore di rivendita riconosciuto, il che significa che la crescita registrata non riflette semplicemente un aumento dell'offerta sul mercato primario, ma una fiducia crescente nelle credenziali di investimento e collezionabilità del fine wine americano.
L'analisi dei dati rivela una tendenza precisa: il valore degli scambi di vini americani sulla piattaforma è cresciuto in misura più marcata rispetto ai volumi. Non si tratta quindi soltanto di un aumento nelle quantità acquistate, ma di una chiara propensione verso etichette di fascia più elevata. A contribuire in modo rilevante a questa dinamica è Screaming Eagle, la cui quota sul totale degli scambi di vini americani è andata aumentando in modo significativo nel tempo.

Anche il profilo geografico della domanda si è trasformato. Fino al 2015 erano i buyer britannici a dominare il mercato secondario dei vini americani. Da allora la loro quota si è ridotta, man mano che acquirenti europei e asiatici hanno ampliato la propria partecipazione. Un segnale che il fenomeno non è circoscritto al mercato anglosassone, ma ha assunto una dimensione genuinamente internazionale.
Significativa, in questo quadro, è anche la crescita della componente americana tra i buyer. "Gli acquisti di vini americani da parte di buyer statunitensi sono un dato su cui vale la pena riflettere - osserva Sophia Gilmour, Market Analyst di Liv-ex - Si potrebbe pensare che per i buyer americani sia più conveniente acquistare vino sul mercato interno. Ma per chi non dispone di allocazioni dirette, questo non sembra essere del tutto vero. L'aumento della loro quota di acquisti precedente all'introduzione dei dazi non è l'unico fattore in gioco: dal primo trimestre del 2023, la percentuale del loro totale di acquisti destinata ai vini americani è in costante crescita".
Il quadro complessivo che emerge dall'analisi di Liv-ex è quello di un'evoluzione strutturale, non di una fiammata congiunturale. La maggiore partecipazione di buyer internazionali, unita a una preferenza sempre più marcata per bottiglie di valore elevato, indica che il fine wine americano sta consolidando la propria posizione all'interno dei portafogli globali del settore.
L'attività resta concentrata attorno a un gruppo relativamente ristretto di produttori di riferimento, ma la direzione è inequivocabile: i vini americani non sono più una presenza marginale sul mercato secondario. Sono diventati una componente sempre più stabile e riconosciuta del fine wine a livello mondiale.
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