
Il vino italiano ha un problema di equilibrio tra quello che produce e quello che riesce a vendere. E Unione Italiana Vini (UIV) ha deciso di affrontarlo con un piano strutturato, approvato nel corso dell'ultima riunione del Consiglio nazionale. Il pacchetto di misure — articolato su interventi di breve e medio-lungo periodo — punta a contenere la produzione in vista della prossima vendemmia, prima che il disallineamento tra offerta e domanda si traduca in danni difficilmente reversibili per la filiera.
I numeri dell'Osservatorio UIV parlano chiaro: ad aprile le giacenze nelle cantine italiane sono cresciute del 7,6% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre i prezzi dello sfuso delle principali Dop-Igp hanno ceduto il 7%. Sullo sfondo, un export che non decolla: dopo un 2025 già in contrazione (-3,7% a valore sul 2024), il primo trimestre 2026 si chiude con le vendite extra-Ue ancora a -11%.
Tra gli interventi più urgenti approvati dal Consiglio figura innanzitutto lo stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all'impianto. A questo si affianca la riduzione delle rese produttive — estesa anche ai vini Dop e Igp — e una revisione dei disciplinari di produzione con limiti più stringenti per i vini generici, accompagnata da un sistema sanzionatorio più efficace. Nel mirino anche le riclassificazioni tra denominazioni, finora poco regolamentate e spesso usate come valvola di sfogo in periodi di sovrapproduzione.
Il documento esclude invece i piani generalizzati di estirpo dei vigneti, giudicati inefficaci e penalizzanti soprattutto nelle aree collinari e montane, dove la viticoltura ha una valenza paesaggistica e sociale che va ben oltre la logica produttiva.

Tra i consorzi che hanno già anticipato la direzione indicata da UIV, il Franciacorta si distingue come caso esemplare: ha chiesto e ottenuto dal Masaf la limitazione delle autorizzazioni all'impianto sull'intero areale. Un segnale di responsabilità collettiva che il presidente UIV Lamberto Frescobaldi cita esplicitamente come modello, dopo aver incontrato anche i vertici di Federdoc sul tema.
"Il programma discusso rappresenta un primo passo importante per una riforma sempre più indifferibile del nostro comparto - afferma Frescobaldi - Un impegno che crediamo si possa allargare all'intero tavolo di filiera, con misure concrete e strategiche che confidiamo le associazioni di categoria possano condividere".
Oltre all'urgenza del breve periodo, il documento approvato a Soave guarda più lontano. UIV sollecita l'elaborazione di un piano strategico nazionale per i prossimi cinque-dieci anni, con l'obiettivo di allineare strutturalmente la produzione alla domanda reale e rafforzare la competitività del vino italiano, tanto sui mercati domestici quanto su quelli internazionali.
Un'ambizione che richiede, però, una convergenza ampia. "Apprezziamo il senso di responsabilità già dimostrato da diversi consorzi - conclude Frescobaldi - È il momento di un patto di filiera".
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