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Il senso della vigna secondo Tenuta J. Hofstätter

Il senso della vigna secondo Tenuta J. Hofstätter

di Antonio Cimmino | 8 Giugno 2026

Il progetto “Vigna” come strumento per rendere leggibile il rapporto tra vino e origine in un contesto climatico in rapido cambiamento. Tra Tramin e Mazon, Hofstätter sviluppa un modello basato su precisione viticola, osservazione e mappatura dei vigneti, capace di evidenziare le differenze intra varietali e di incidere concretamente sullo stile dei vini.

C’è un passaggio preciso nel percorso di Tenuta J. Hofstätter che oggi segna la differenza: non si tratta più di interpretare il cambiamento, ma di riconoscere che il contesto è già mutato. È da qui che Martin Foradori e la quinta generazione, rappresentata da Niklas, stanno ripartendo, spostando il baricentro del racconto dal vino al luogo, dalla tecnica alla comprensione. Oggi non bastano più la correttezza tecnica né una comunicazione articolata. Serve invece una lettura più chiara, che permetta di collegare il calice a un’origine precisa. Questa esigenza si traduce, in casa Foradori-Hofstätter, in un rafforzamento del progetto “Vigna”, non più semplice indicazione geografica ma principale strumento di identificazione per collegare il consumatore a un luogo preciso e riconoscibile.

Martin Foradori e suo figlio Niklas che rappresenta la quinta generazione della famiglia Foradori-Hofstätter impegnata in azienda.

LA VIGNA COME ORIGINE CONCRETA

Il termine “Vigna”, introdotto per la prima volta in Alto Adige sulle etichette proprio da Hofstätter nel 1987, oggi viene utilizzato con maggiore consapevolezza. Non è solo una scelta comunicativa ma il risultato di un lavoro interno di lettura delle parcelle che negli ultimi anni si è intensificato. La tenuta ha avviato una mappatura approfondita dei propri vigneti, integrando rilievi geologici, dati meteorologici e osservazione diretta. Questo approccio ha permesso di distinguere in modo più netto i fattori che incidono sul vino. In particolare, è emerso con chiarezza che il suolo può avere un ruolo determinante, anche più del microclima percepito. Il caso della Vigna Castel Rechtenthal è significativo. La sensazione empirica, legata alla ventilazione proveniente dal Roen, portava a considerarla una delle zone più fresche. I dati hanno invece evidenziato temperature più elevate rispetto ad altri appezzamenti. Il carattere del vino deriva quindi da un altro fattore: la dolomia, un suolo povero, drenante, che limita la disponibilità idrica e nutrizionale, inducendo nella pianta una condizione di stress controllato. Ne deriva un gewürztraminer meno espansivo, ma più teso.

Il punto diventa quindi distinguere gli effetti del clima da quelli del suolo. Ed è su questo che si costruisce la nuova leggibilità dei vini. Un approccio che permette di costruire una lettura più precisa delle differenze intra varietali, evidenti anche a breve distanza e capaci di modificare il modo stesso di interpretare i vini. Il punto centrale non è più il vitigno in sé, ma la sua risposta alle condizioni pedologiche e microclimatiche.

Vigna Castel Rechtenthal a Söll, sopra il paese di Tramin.

TRAMIN-SÖLL: LE DIFFERENZE NEL GEWÜRZTRAMINER

Nella UGA Tramin-Söll, una delle 86 unità geografiche aggiuntive riconosciute all’interno della DOC Alto Adige, le vigne dedicate al gewürztraminer si trovano a poche centinaia di metri l’una dall’altra, ma presentano condizioni pedologiche e microclimatiche molto diverse. La Vigna Castel Rechtenthal si sviluppa su un conoide dolomitico con forte drenaggio. Qui la vite lavora in condizioni di disponibilità idrica limitata e con basso apporto di nutrienti. Il risultato è una riduzione dell’intensità aromatica tipica del vitigno, a favore di una maggiore freschezza e precisione. La Vigna Kolbenhof presenta condizioni molto diverse. Il suolo è composto da una combinazione di dolomia, porfido e arenaria, con una componente argillosa che aumenta la capacità di ritenzione idrica. La pianta lavora in condizioni più equilibrate, che favoriscono una maggiore espressione aromatica e una struttura più ampia. All’interno della stessa vigna, la microparticella Pirchschrait introduce un ulteriore elemento di differenziazione. L’esposizione leggermente più fresca e la minore insolazione rallentano la maturazione, mantenendo livelli di acidità più elevati. Questo consente lunghi affinamenti sui lieviti e una maggiore tenuta nel tempo.

Nel complesso, il lavoro sul gewürztraminer si muove verso una nuova direzione stilistica: meno opulenza, più bilanciamento. Non una riduzione della maturità – che resta fondamentale per la varietà – ma una gestione più precisa del vigneto. L’obiettivo non è anticipare la vendemmia per ridurre l’alcol, ma evitare eccessi legati a surmaturazione e botrite, accettando anche quella nota amaricante che diventa parte dell’identità e non più un difetto da correggere con lo zucchero residuo. Il risultato sono vini più definiti, meno marcati da componenti dolci o troppo aromatiche e più adatti all'abbinamento gastronomico.

Vigna Kolbenhof

MAZON E LA TENUTA DEL PINOT NERO NEL NUOVO CONTESTO CLIMATICO

Mazon rappresenta da tempo uno dei territori di riferimento per il pinot nero, in Italia e non solo. Negli ultimi anni, con l’aumento delle temperature, è stato spesso indicato come un territorio a rischio a causa dell’altitudine relativamente contenuta. La lettura di Hofstätter, almeno per quanto riguarda i vigneti della tenuta Barthenau, va in senso opposto.

L’esposizione prevalente a nord‑ovest riduce l’intensità dell’irraggiamento diretto, soprattutto nelle ore mattutine, mentre la componente serale è meno incisiva. Questo contribuisce a mantenere temperature più moderate durante il periodo di maturazione. A questo si aggiunge la composizione dei suoli: la presenza degli strati di Werfen, combinati con superfici argillose, crea condizioni di buona disponibilità idrica ma con un equilibrio che permette alle piante di non entrare in stress eccessivo. In alcune parcelle, come Roccolo, si aggiungono elementi minerali rari, come la vermiculite, che agiscono sulla capacità del suolo di trattenere acqua e nutrienti. “Questi sono tutti elementi supportati da dati oggettivi – dichiara Niklas Foradori – e con queste basi scientifiche ora siamo in grado di dimostrare che Mazon, anche in futuro, sarà la terra del pinot nero, così come lo è sempre stato”

LE VIGNE DI MAZON

All’interno della tenuta Barthenau, la differenziazione tra le vigne è il risultato di un percorso iniziato già negli anni Ottanta. La Vigna San Urbano, vinificata separatamente dal 1987, rappresenta il riferimento storico. I suoli argillosi sopra gli strati di Werfen garantiscono struttura e continuità. La Vigna Roccolo, impiantata nel 1942 e allevata a pergola, presenta condizioni uniche: maggiore esposizione e maggiore disponibilità nutritiva, compensate dall’ombreggiamento naturale della pergola stessa. L’età delle vigne contribuisce alla concentrazione. La Vigna Herbsthöfl, impiantata nel 2016, è la più recente, si colloca nella parte più alta della tenuta su suoli sabbiosi e meno fertili e dà origine a vini più leggeri e dinamici. Importante anche il tema genetico: Herbsthöfl deriva da selezione massale del Roccolo, elemento che dimostra come il fattore genetico e quello pedologico possano interagire in modo diretto.

Un elemento rilevante è che tutte queste vigne sono vinificate con lo stesso approccio in cantina. Le differenze che emergono nel calice sono quindi attribuibili principalmente all’origine.

I VINI VIGNA DI J. HOFSTÄTTER

La spinta attuale della tenuta verso una sempre maggiore definizione delle singole vigne, anche a costo di rinunciare a scelte commercialmente più semplici, non ha l’obiettivo di moltiplicare le etichette, bensì di rendere leggibili le differenze. Perché, come sottolinea sempre Martin Foradori: “Un territorio cresce quando i suoi vigneti diventano una destinazione, meta di vacanza, e non soltanto uno sfondo del racconto. Quando gli appassionati iniziano a viaggiare per vedere quei luoghi, significa che si è costruito qualcosa di importante.”

Ed è in questo quadro che si inseriscono le ultime annate in commercio dei vini “Vigna”, che restituiscono con precisione il lavoro sulle parcelle. Il Vigna Castel Rechtenthal Gewürztraminer Riserva 2023 si distingue per un profilo più misurato rispetto allo standard varietale. Le note si muovono su agrumi e frutta meno matura, con una sensazione complessiva di leggerezza. In bocca è lineare, con acidità evidente e una chiusura asciutta che mette in risalto la componente minerale. Un gewürztraminer che privilegia la tensione rispetto all’ampiezza. Il Vigna Kolbenhof Gewürztraminer Riserva 2023 mostra invece maggiore estensione aromatica, con richiami di frutta a polpa gialla e tropicale, ma sostenuto da una progressione che non cede mai alla pesantezza. La struttura c’è, così come la complessità, ma la chiusura resta lunga e tesa, segno di un equilibrio sempre più cercato. Con il Vigna Pirchschrait Gewürztraminer Riserva 2016 si entra in un registro diverso. L’evoluzione non ha cancellato l’identità varietale, ma l’ha stratificata: note di miele, frutta secca e pane tostato si accompagnano a una freschezza ancora ben presente. Un vino che evidenzia la capacità del gewürztraminer di evolvere oltre la componente aromatica primaria, mantenendo vitalità anche dopo anni.

Il Vigna Herbsthöfl Barthenau Pinot Nero Riserva 2022 è il più diretto tra i pinot nero di Hofstatter a Mazon. Il colore è più scarico, i profumi richiamano piccoli frutti rossi, il sorso è agile, con acidità evidente e tannino fine. La genetica del Roccolo si percepisce, ma tradotta in una chiave più dinamica, anche grazie alla leggerezza del suolo e all’altitudine che ne influenzano chiaramente stile ed equilibrio. Il Vigna San Urbano Barthenau Pinot Nero Riserva 2021 si colloca su un piano più strutturato. L’annata regolare si riflette in un vino composto, dove il frutto è più maturo, con amarena e lampone ben definiti, accompagnati da leggere note speziate e un sorso armonico, continuo, senza spigoli, con buon equilibrio tra componente acida e struttura. Infine, Il Vigna Roccolo Barthenau Pinot Nero Riserva 2019 concentra maggiormente materia e profondità. I profumi virano su piccoli frutti più scuri e maturi (ciliegie, more) e su una leggera nota boisé. In bocca è più denso, con tannino vellutato e una freschezza che mantiene leggibilità e allunga il finale senza appesantire il profilo complessivo. Un vino in cui la concentrazione non sovrasta mai la leggibilità della vigna.

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