
All’interno della Doc Valdadige Terradeiforti - tra Monte Baldo, Lessinia e il fiume Adige - Roeno sta costruendo un modello produttivo che tiene insieme vitigni ancestrali, ricerca agronomica e vini pensati per evolvere nel tempo. Il punto di partenza resta l’enantio, varietà autoctona sopravvissuta alla fillossera grazie ai terreni sabbiosi lungo l’Adige, ma il progetto della famiglia Fugatti si sviluppa oggi su una visione più ampia, dove biodiversità, altitudine, acidità ed equilibrio diventano strumenti per costruire vini longevi e riconoscibili.
Da tre generazioni la famiglia Fugatti lavora in questo territorio di confine tra Verona e Trentino. Roeno nasce oltre cinquant’anni fa a Brentino Belluno per volontà di Rolando Fugatti e della moglie Giuliana Dal Fior. Il nome unisce “Ro”, dal fondatore Rolando, ed “enos”, termine greco che richiama il vino e l’enologia.
Oggi l’azienda è guidata ancora dalla seconda generazione della famiglia, con Giuseppe, Cristina e Roberta Fugatti, mentre Martina Centa, figlia di Roberta, rappresenta il primo ingresso concreto della nuova generazione, seguendo marketing, comunicazione ed enoturismo.
Il cuore identitario della produzione resta l’enantio, vitigno che Cristina Fugatti definisce “un autoctono vero, endemico, che da qui non è mai uscito”.

Per anni l’enantio è stato assimilato ai Lambrusco emiliani con il nome di Lambrusco a Foglia Frastagliata. Solo gli studi genetici sviluppati insieme alla Fondazione Edmund Mach hanno chiarito la sua unicità.
“L’enantio ha un DNA unico, che non assomiglia a nessun’altra vite inserita nella banca genetica internazionale”, spiega Cristina Fugatti.
La sopravvivenza di queste vigne è legata direttamente al territorio della Valdadige. I terreni sabbiosi e ricchi di silicio lungo l’Adige impedirono alla fillossera di diffondersi, permettendo la conservazione di vigne franco di piede ultracentenarie, alcune datate intorno al 1865.
Ma il lavoro di Roeno non si limita alla conservazione storica del vitigno. L’enantio viene continuamente reinterpretato attraverso selezioni massali, gestione agronomica conservativa e studio della maturazione fenolica. Vitigno tardivo, ricco di acidità e tannino, oggi beneficia anche dell’innalzamento delle temperature.
“Vent’anni fa raccogliere enantio a fine ottobre significava avere tannini difficili e maturazioni complicate. Oggi il cambiamento climatico ha giocato a favore di questa pianta”, racconta Fugatti.
Il lavoro in vigneto punta a preservare equilibrio microbiologico e identità delle vecchie piante, evitando interventi invasivi sul suolo e propagando direttamente le viti storiche.

Accanto all’enantio, Roeno ha costruito negli anni un importante progetto sul riesling renano. La sfida nasce nel 2003 da Giuseppe Fugatti insieme agli enologi Mirko Maccani e Alessandro Corazzola, con l’obiettivo di creare un Riesling profondamente legato alla Valdadige senza replicare i modelli tedeschi.
“Non volevamo scimmiottare la Mosella. Volevamo un riesling con un’idea nordica, ma nato qui”, spiega Maccani.
Il vigneto si trova sulle pendici del Monte Baldo, fino a 600 metri di altitudine, in una zona dove ventilazione, escursione termica ed esposizione solare permettono maturazioni progressive mantenendo tensione acida e precisione aromatica.
“Il Riesling non deve sapere solo di idrocarburo. Deve mantenere tensione, frutto ed eleganza”, sottolinea Maccani.
Anche Alessandro Corazzola, enologo della cantina insieme a Maccani, insiste sul tema della tenuta evolutiva dei vini e sulla necessità di accompagnare le maturazioni senza irrigidire i profili aromatici.
Lo stesso approccio viene applicato al Pinot Grigio Rìvoli, nato da un lavoro di zonazione sviluppato con Università di Verona e Fondazione Mach sui terreni morenici di Rivoli Veronese. “Il pinot grigio è una delle varietà più complicate da lavorare se si vuole ottenere un grande vino”, afferma Maccani.
Qui il lavoro si concentra soprattutto sull’evoluzione del vino nel tempo, con sperimentazioni sulle chiusure e gestione calibrata dell’ossigeno durante l’affinamento.
Parallelamente prosegue anche la ricerca sulla sostenibilità, con progetti dedicati ai PIWI come solaris repanda, varietà resistente allevata sul Monte Baldo che non richiede l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche.
Accanto alla produzione vitivinicola, Roeno continua a investire anche sull’accoglienza. Il progetto Red Point, sviluppato da Martina Centa, nasce proprio per ampliare il racconto della Terradeiforti attraverso ospitalità, degustazione e relazione diretta con il territorio.
“Non fermarsi. Sperimentare e osare”, è la filosofia che la famiglia Fugatti indica come linea guida dell’azienda.
Nella Doc Terradeiforti Roeno lavora quindi su due piani paralleli: custodire un patrimonio viticolo unico come l’enantio e, allo stesso tempo, costruire vini capaci di evolvere senza perdere precisione e riconoscibilità territoriale.
Una visione che tiene insieme memoria agricola, ricerca tecnica e capacità di leggere il cambiamento climatico senza rinunciare all’identità della valle.

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