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Varvaglione compra il "casino" che fu di Francesco Saverio Nitti. L'acquisizione a Marina di Lizzano dove c'è il "Vigneto della Biodiversità"

Varvaglione ha comprato il "casino" che fu di Francesco Saverio Nitti

di Andrea Guolo | 29 Maggio 2026

L'acquisizione a Marina di Lizzano (Taranto) ha un'importanza che supera l'investimento fondiario. Qui si trova il campo sperimentale, ribattezzato "Vigneto della Biodiversità", che ospita oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici. Un progetto sviluppato in collaborazione con Università di Milano e Unisalento.

C'è un metodo classico, il primo dell'azienda, dedicato alla "piccola" di casa, Carlotta, figlia di Marzia (da qualche mese a capo del Comité Européen des Entreprises Vins, la più giovane presidente nella storia dell'organizzazione europea e la prima donna a ricoprire questo incarico). E c'è un'acquisizione di portata storica, perché il "casino" di Marina di Lizzano (Taranto) diventato di proprietà della società appartenne a Francesco Saverio Nitti, che fu presidente del Consiglio nel primo dopoguerra ed esule durante il fascismo. Queste sono le due principali novità in Varvaglione 1921, realtà vitivinicola condotta oggi dalla terza generazione familiare rappresentata da Cosimo "Mimmo" Varvaglione e dalla moglie Maria Teresa Basile, con i figli Marzia, Angelo e Francesca "Chicca" Varvaglione ormai pienamente inseriti e oggi "firmatari" del loro primo progetto condiviso che prende il nome di Cà, il metodo classico di Carlotta, nata nel 2021 quando ricorrevano i cent'anni dalla fondazione dell'impresa.

23 MESI SUI LIEVITI

"All'epoca – racconta Marzia Varvaglione – avevamo pensato con largo anticipo al lancio di un nuovo vino rosso, l'Igt Masseria Pizzariello, E poi avevamo iniziato a sperimentare, sui vini bianchi, diversi progetti con mio fratello Angelo, che si occupa della parte agronomica, e mia sorella Chicca, che si occupa della parte enologica. Poi, quando nasce una bimba, nasce una mamma... E noi, tutti insieme, abbiamo contribuito alla nascita di un metodo classico, a base di uve Fiano della nostra masseria che si trova in località Campo Freddo, nome legato alla temperatura inferiore rispetto alle zone circostanti. Ed è proprio la grande escursione termica tra giorno e notte che permette di preservare freschezza e aromaticità delle uve, in un territorio dove, con la calura estiva, è difficile far emergere le acidità". La raccolta manuale, alle prime luci dell'alba, in piccole cassette da 15 kg contribuisce a preservare l'integrità della materia prima necessaria ad avviare il processo di vinificazione. La prima annata è la 2023. "Ventidue mesi sui lieviti, che hanno offerto un'espressione unica del nostro territorio in una sua parcella dove le temperature sono inferiori di 4-5 gradi rispetto alla media e dove lo scirocco, costante durante il giorno, cede il passo a una piacevolissima brezza marina nelle ore serali e notturne", spiega Varvaglione.

Varvaglione 1921, realtà vitivinicola condotta oggi dalla terza generazione familiare firma il progetto che prende il nome di Cà, il metodo classico di Carlotta.
IL VIGNETO DELLA BIODIVERSITÀ

L'acquisizione del "casino" che appartenne al senatore Nitti rappresenta invece un investimento non solo fondiario, ma anche rivolto alla ricerca scientifica. Si tratta di una tenuta da 70 ettari a ridosso del mare e dove la famiglia Varvaglione punta a unire sotto un'unica visione aziendale due grandi regioni del sud, la Puglia e la Campania. Qui sono già coltivati i vitigni autoctoni tipici della Puglia (Primitivo, Negroamaro e Susumaniello) e quelli della Campania (Greco di Tufo, Aglianico e Fiano di Avellino). E qui si sviluppa il campo sperimentale, ribattezzato "Vigneto della Biodiversità", che ospita oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici, con un focus speciale sulle varietà di origine caucasica e mediterranea. È il frutto di un progetto studiato in collaborazione con i ricercatori dell'Università di Milano e Unisalento, con l'obiettivo di studiare l'adattabilità di vitigni rari e antichi ai mutamenti climatici del contesto mediterraneo ed esplorare nuovi portainnesti. "Crediamo nel nostro territorio – ribadisce Varvaglione – e pensiamo che gli investimenti a lungo termine siano indispensabili per portare valore aggiunto al territorio stesso e all'azienda, creando un valore sostenibile, in grado di crescere nel corso degli anni e di essere trasmesso alle future generazioni".

DA 1,5 A 5 MILIONI DI BOTTIGLIE

Questi investimenti rispecchiano la visione di una società che è stata protagonista, negli ultimi dieci anni, di una crescita produttiva importante e forse unica nella storia della Puglia, regione di cui oggi rappresenta la prima realtà vitivinicola privata. Nella metà degli anni Dieci, Varvaglione immetteva nel mercato circa 1,5 milioni di bottiglie. Oggi sono 5 milioni di bottiglie, e nel frattempo il fatturato ha ampiamente superato i 20 milioni di euro. "La scelta aziendale è stata quella di vendere a un prezzo medio/alto, cercando di creare valore. Per far questo, ci siamo focalizzati sul canale horeca, ed è stato sicuramente più faticoso rispetto a vendere in grande distribuzione", dichiara Marzia Varvaglione. "Tuttavia, nonostante la contrazione in alcuni specifici mercati, siamo soddisfatti. Lavoriamo bene in Germania e in Svizzera, molto bene in Polonia, negli Stati Uniti nonostante il momento durissimo ma rimarrà comunque un mercato insostituibile. E stiamo investendo commercialmente nei Paesi del Mercosur, nel Messico dove siamo già forti. Prestiamo attenzione all'Africa, dove in poco tempo potremmo raggiungere dei risultati molto interessanti. In termini di prodotto, sono un'amante dei bianchi internazionali e vorrei riuscire a realizzare qualcosa di significativo qui in Puglia".

L'acquisizione del "casino" rappresenta un investimento non solo fondiario, ma anche rivolto alla ricerca scientifica con cui la famiglia Varvaglione punta a unire le due grandi regioni del sud, la Puglia e la Campania
la famiglia Varvaglione. Al centro, Marzia

NO-LOW PER SEDURRE LA GEN-Z

Classe 1990, Marzia Varvaglione appartiene pienamente alla generazione dei millennials e si sta interessando sempre più alla GenZ, che rappresenta il consumatore del futuro e che sta dando tanti grattacapi alle aziende del vino. In realtà, Varvaglione ha affrontato con lungimiranza uno dei temi cruciali del ricambio generazionale, quello della riduzione del grado alcolico, e ha immesso nel mercato la linea 12 e mezzo, come il grado che la contraddistingue, e il cui successo è stato superiore alle attese. "Il lancio risale al 2012, seguito nel 2015 dalla Fashion Edition, e poi ogni anno arriva una nuova Christmas Edition. Con questa referenza siamo riusciti a intercettare una nicchia di consumatori giovani che amano cambiare ogni stagione e siamo stati i primi nel sud Italia ad approcciarci ad una politica di vini low alcol. Oggi questa linea rappresenta una quota consistente della nostra produzione totale, tra il 30 e il 40 percento". Sui più giovani, Marzia afferma che: "Non siamo ancora riusciti a individuare un nuovo linguaggio che sia in grado di attrarli e di comprendere la loro naturale evoluzione. Ma sicuramente molte delle azioni da noi intraprese sono risultate vincenti, dal low alcohol alla Fashion Edition, fino alla linea no alcohol che non produciamo noi direttamente, ma abbiamo inserito come completamento di gamma ed è composta da due aperitivi, uno sparkling e uno spritz. Si tratta di un elemento di servizio per chi vuole provare qualcosa di diverso".

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