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Argentiera Bolgheri Superiore DOC, il racconto dei vent’anni

di Antonio Cimmino | 27 Maggio 2026

Dalla prima vendemmia del 2003 all’uscita della 2023, una verticale di dieci annate ripercorre l’evoluzione del vino simbolo della tenuta di Castagneto Carducci e il modo in cui clima, suolo, vigneto e visione aziendale hanno costruito uno stile riconoscibile e sempre più definito.

Argentiera occupa una posizione particolare all’interno della DOC Bolgheri. La tenuta di Castagneto Carducci si trova all’estremo sud della denominazione, sulle alture di Donoratico, in un punto in cui il sistema collinare si apre verso il Tirreno e guarda direttamente l’Arcipelago Toscano. Una condizione geografica che, nel tempo, ha contribuito a definire il carattere dei vini tanto quanto le varietà coltivate.

BOLGHERI OLTRE BOLGHERI

Argentiera è una delle poche realtà della denominazione a svilupparsi su un’escursione altimetrica così ampia, dai circa 5 metri sul livello del mare fino ai 200 metri dell’altopiano dei Pianali. Il mare dista poco più di due chilometri in linea d’aria e incide in modo diretto sul microclima dei vigneti. La combinazione tra suoli calcareo-argillosi ricchi di scheletro, ventilazione costante ed escursioni termiche marcate – tra la parte bassa della tenuta e l’altopiano dei Pianali si registrano in estate anche tre gradi di differenza – crea condizioni che modificano sensibilmente il comportamento della vite, favorendo maturazioni lente e limitando gli eccessi delle stagioni più calde.

Non è casuale che in azienda si parli spesso di “Bolgheri oltre Bolgheri”. Non solo per la posizione geografica, ma perché Argentiera interpreta una lettura della denominazione più tesa e verticale, mantenendo leggibilità anche nei millesimi più complessi. Un’impostazione costruita fin dall’impianto dei primi vigneti e rimasta coerente nel tempo.

UN PROGETTO COSTRUITO NEL TEMPO

L’azienda nasce nel 1999 all’interno della Tenuta di Donoratico, storica proprietà della famiglia Serristori fin dal XVI secolo. I primi impianti vitati risalgono al 2000 e il progetto prende rapidamente una direzione precisa grazie al lavoro agronomico di Federico Zileri Dal Verme.

Una fase importante arriva con la consulenza di Stéphane Derenoncourt, che contribuisce a definire uno stile centrato sull’equilibrio e sull’adattamento del taglio bordolese al contesto tirrenico. Nel 2009 entra in azienda il giovane enologo Nicolò Carrara, introducendo maggiore precisione nella gestione delle fermentazioni e delle macerazioni senza alterare l’impostazione originaria. “Non creiamo grandi vini, accompagniamo il vino”, sintetizza Carrara. Una frase che descrive bene la filosofia produttiva della tenuta: precisione in vigneto, interventi misurati in cantina e attenzione costante a tensione, equilibrio e leggibilità dell’annata.

Il passaggio di proprietà all’imprenditore austriaco Stanislaus Turnauer nel 2016 rappresenta un momento chiave dal punto di vista organizzativo e strategico. L’azienda cresce, amplia la propria struttura e rafforza la presenza internazionale, mantenendo però continuità sul piano stilistico. Nel 2019 l’arrivo di Leonardo Raspini come direttore generale consolida ulteriormente un assetto oggi stabile e riconoscibile.

Nicolò Carrara (enologo), Stanislaus Turnauer (proprietario) e Leonardo Raspini (direttore generale) di Argentiera.

VENT’ANNI DI CONTINUITÀ STILISTICA

La verticale di dieci annate organizzata per celebrare i vent’anni di Argentiera Bolgheri Superiore DOC non ha avuto solo un valore celebrativo. Ha soprattutto evidenziato la continuità di un progetto che, pur attraversando fasi evolutive importanti, non ha mai cambiato direzione.

Argentiera è cresciuta insieme alle proprie vigne. Le prime annate erano inevitabilmente legate a un patrimonio vegetale giovane e a un territorio ancora da interpretare pienamente. Oggi, con vigneti che superano mediamente i vent’anni, il quadro è cambiato: maggiore equilibrio vegetativo, apparati radicali più profondi e una gestione più precisa delle maturazioni hanno portato a una definizione stilistica più compiuta.

IL LAVORO IN VIGNA E L’EVOLUZIONE IN CANTINA

L’identità di Argentiera nasce soprattutto in vigna. Le parcelle vengono raccolte separatamente, gli acini non sono pigiati e raggiungono le vasche per gravità. Le fermentazioni partono lentamente, mentre estrazioni e macerazioni vengono gestite in modo progressivo, con tempi che possono arrivare a trenta giorni, con una fase finale più orientata all’infusione che all’estrazione meccanica.

Per anni l’affinamento è rimasto piuttosto stabile: barrique da 225 litri, circa il 30% di legno nuovo e permanenze contenute, generalmente tra i 12 e i 14 mesi. Dal 2012 sono stati introdotti tonneau da 500 litri e botti grandi provenienti da tonnellerie austriache e altoatesine. Con l’annata 2023 sono arrivate anche dodici vasche troncoconiche in cemento. Non si tratta soltanto di un cambiamento tecnico. Il cemento viene utilizzato sia per alcune fermentazioni sia nella fase finale di affinamento del blend prima dell’imbottigliamento. Secondo Carrara, questo passaggio permette di ottenere vini più definiti e distesi rispetto al precedente affinamento finale in acciaio.

Anche il blend di Argentiera Bolgheri Superiore DOC si è evoluto nel tempo. Nelle prime annate il cabernet sauvignon rappresentava stabilmente oltre il 50% dell’assemblaggio. Dal 2019 il merlot ha assunto un ruolo più centrale, sia per una maggiore regolarità produttiva sia per il calo di resa del cabernet sauvignon colpito dal mal dell’esca. Il cabernet franc è invece rimasto la componente più costante, generalmente intorno al 10%.

DIECI ANNATE COME RACCONTO EVOLUTIVO

La degustazione delle dieci annate restituisce un percorso coerente, in cui ogni vino evidenzia il rapporto tra andamento climatico, risposta della pianta ed evoluzione tecnica dell’azienda.

La 2003 rappresenta l’esordio. Un’annata segnata da caldo e siccità estremi, oggi quasi anticipatrice delle problematiche climatiche contemporanee. Il vino mantiene però vitalità e tenuta: tabacco, liquirizia, mentolo e frutta appassita definiscono un profilo evoluto ma ancora dinamico, dominato dal cabernet sauvignon. Le giovani vigne riuscirono allora a compensare le difficoltà climatiche grazie al vigore vegetativo e alla ventilazione costante proveniente dal mare. Un vino che testimonia la solidità del progetto già in fase iniziale.

La 2006 segna invece il consolidamento. In azienda viene spesso definita “l’annata più bolgherese” per completezza e immediatezza espressiva. Un episodio di caldo durante l’allegagione ridusse le dimensioni degli acini, aumentando naturalmente la concentrazione. Il vino mostra densità, ma anche energia e slancio. Al naso emergono macchia mediterranea, piccoli frutti neri, ribes e susina, accompagnati da una componente balsamica ben integrata. In bocca mostra una struttura piena, con un’intensità importante ma bilanciata da una spiccata vivacità che ne alleggerisce il profilo. È un’annata in cui la potenza non si traduce in rigidità, ma mantiene tensione e dinamica, segnando uno dei primi punti di equilibrio tra ricchezza e freschezza nel percorso di Argentiera.

Con la 2007 Argentiera entra nella nuova cantina progettata per la lavorazione per gravità. L’annata, più fresca, porta vini più verticali: eucalipto, balsamicità e una marcata impronta iodata definiscono un profilo più teso e dinamico rispetto ai precedenti. Al palato emerge un vino più snello rispetto ai precedenti, sostenuto da una freschezza dinamica e da un tannino già ben definito. È un’annata che segna un passaggio stilistico, dove la tensione diventa elemento centrale.

La 2009 coincide con l’arrivo di Nicolò Carrara. L’annata è regolare e armonica. Il naso è meno immediato, più composto, con frutto scuro maturo e sfumature speziate. In bocca il vino si distende con continuità, senza eccessi, mostrando una tessitura tannica ben integrata ed un grande equilibrio gustativo. Una lettura molto centrata dell’annata.

La 2013, primo decennale del vino, nasce da una stagione fresca segnata da una grandinata a fine maggio che riduce drasticamente le rese. È probabilmente il vino più sottile della verticale e il meno terziarizzato, sospeso tra fragranza fermentativa e purezza aromatica. Eleganza più che struttura, precisione più che volume.

La 2016 rappresenta uno dei punti di svolta del percorso di Argentiera. È il primo anno della proprietà Turnauer ma soprattutto un’annata di equilibrio quasi ideale dove Argentiera ha espresso finalmente tutto il suo potenziale. Il vino unisce definizione aromatica, maturità tannica e dinamismo gustativo. Piccoli frutti neri, macchia mediterranea e balsamicità costruiscono un profilo nitido e profondo. Per completezza, è uno dei vertici della degustazione.

La 2017 riporta invece la tenuta a confrontarsi con condizioni climatiche estreme: siccità prolungata e temperature elevate. L’azienda reagisce con irrigazione di soccorso, gestione accurata delle chiome e grande attenzione ai tempi di raccolta. Ne deriva un vino più concentrato ma non pesante, il frutto vira su toni più maturi, tra mora e prugna, accompagnati da una speziatura evidente. Al palato il vino mantiene energia, con un tannino vivo, dinamico, fresco e sorprendentemente elegante per un’annata così calda.

La 2019 viene ricordata internamente come “il merlot più buono di sempre”. Dopo una primavera fresca e piovosa, l’estate regolare favorisce maturazioni complete e progressive. Nel blend il merlot supera stabilmente il cabernet sauvignon, portando maggiore morbidezza e continuità gustativa senza perdere equilibrio.

La 2021 è una delle annate più importanti degli ultimi anni a Bolgheri. L’assenza del classico cambio climatico di fine agosto porta a maturazioni lente e uniformi. Il vino è ancora giovane, con tannino fitto e un finale leggermente amaricante che lascia intuire un importante potenziale evolutivo.

Infine, la 2023, appena presentata sul mercato, appare come una sintesi matura del percorso aziendale. Le piogge primaverili hanno garantito riserve idriche fondamentali per affrontare l’estate, mentre le escursioni termiche hanno accompagnato maturazioni lente e complete. L’introduzione del cemento nella fase finale dell’affinamento emerge chiaramente nel bicchiere: il frutto – ribes, mora – è più nitido, il legno meglio integrato e il sorso più disteso. Una versione che restituisce l’impressione di un equilibrio ormai pienamente raggiunto.

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