
Cinquant’anni possono rappresentare un punto fermo per chi è riuscito a costruire un’identità riconoscibile nel tempo. Per Letrari, il 2026 non è soltanto una ricorrenza aziendale, ma un momento utile per rileggere un percorso che attraversa tre generazioni e si intreccia con una parte rilevante della storia del vino trentino.
È una storia familiare, ma anche una storia di visione tecnica, continuità produttiva e rapporto stretto con il territorio. La maison di Rovereto celebra mezzo secolo dalla fondazione, avvenuta nel 1976 per volontà di Leonello Letrari, figura centrale dell’enologia italiana del secondo Novecento. Un produttore, ma anche uno dei protagonisti che hanno contribuito a definire il volto moderno del Trentodoc.
Il traguardo viene segnato da una serie di etichette che non puntano a un esercizio celebrativo, ma sintetizzano un percorso coerente, costruito su scelte stilistiche riconoscibili e su una continuità familiare ben definita. L’anniversario coincide inoltre con un passaggio generazionale: accanto a Lucia Letrari, alla guida tecnica ed enologica da anni, che vede in società anche il fratello Paolo Emilio e la madre Maria Vittoria, è entrata in azienda la figlia Margherita, impegnata nella comunicazione e nell’accoglienza. Un’evoluzione che si inserisce in un percorso che ha progressivamente assunto una fisionomia al femminile, senza discontinuità sul piano produttivo.

Per comprendere Letrari è necessario partire da Leonello (1931-2017). Nato a Borghetto all’Adige da una famiglia contadina e formatosi all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, è stato protagonista diretto di alcuni passaggi chiave della vitivinicoltura trentina del dopoguerra. Negli anni Sessanta, durante l’esperienza dai Bossi Fedrigotti, firma il Fojaneghe, tra i primi uvaggi bordolesi italiani, introducendo pratiche allora poco diffuse come l’uso della barrique. Dopo un viaggio in Champagne intuisce invece il potenziale della spumantistica di montagna e contribuisce alla nascita, nel 1961, di Equipe 5, uno dei primi progetti strutturati per le bollicine trentine che arriverà a produrre centinaia di migliaia di bottiglie l’anno.
Il passaggio decisivo arriva nel 1976, quando, insieme alla moglie Maria Vittoria, avvia un’azienda propria, prima a Palazzo Lodron di Nogaredo e poi, dal 2000, nell’attuale sede di Borgo Sacco di Rovereto. Da subito la direzione è chiara: fare del Trentodoc il fulcro produttivo. Una scelta legata da sempre al territorio della Vallagarina e alla sua duplice anima, caratterizzata da un lato da suoli basaltici provenienti dal Monte Baldo e dall’altro da matrici dolomitiche dalla Lessinia, con l’influenza determinante dell’Ora del Garda. In questo contesto prende forma uno stile preciso: vini lineari, tesi, giocati su freschezza e definizione.

Nel 1987 entra in cantina Lucia Letrari, dando avvio a una fase di consolidamento tecnico ed espressivo. Tra le prime donne enologo in Trentino, lavora inizialmente accanto al padre per poi raccoglierne l’eredità. Sotto la sua guida lo stile aziendale si definisce con maggiore precisione: pulizia, profondità e capacità evolutiva diventano elementi distintivi, insieme a una gestione attenta del dosaggio. Proprio il dosaggio rappresenta uno degli elementi chiave della filosofia Letrari. L’azienda è tra le prime in Trentino a puntare con decisione su versioni extra brut e dosaggio zero, interpretandole come strumenti per valorizzare il profilo del vino e il legame con il territorio. Una scelta che attraversa tutta la gamma Trentodoc, rosé inclusi.
“Cinquant’anni rappresentano per noi un traguardo importante: raccontano una storia di famiglia, di passione e di lavoro, ma anche una visione da trasmettere alle nuove generazioni”, spiega Lucia Letrari. Una continuità che oggi si rafforza con la presenza di Margherita: “Portare avanti questa storia significa custodire quanto costruito da mio nonno, ma anche trovare un linguaggio capace di parlare in modo più diretto ai giovani”.

Oggi Letrari produce circa 100mila bottiglie di Trentodoc e 30mila di vini fermi all’anno, su 12 ettari distribuiti tra Rovereto, Nogaredo, Avio e Brentino Belluno. La viticoltura resta legata alla raccolta manuale e alla valorizzazione delle diverse esposizioni della Vallagarina, con un approccio che privilegia precisione e costanza qualitativa. Per celebrare l’anniversario sono state presentate tre edizioni limitate di Trentodoc. Per cogliere pienamente l’identità aziendale, però, è utile considerare una selezione più ampia della produzione.

Il Dosaggio Zero Trentodoc 2022(chardonnay, pinot nero e pinot bianco) rappresenta un’espressione più immediata: trenta mesi sui lieviti per un sorso dinamico, tra agrumi, mela fresca e crosta di pane, con una tensione ben bilanciata dalla cremosità del perlage. Più complesso il Quore Brut Riserva Trentodoc 2017, chardonnay in purezza da Sasso di Nogaredo. Oltre otto anni sui lieviti per un profilo che unisce maturità e freschezza, con richiami di mela matura, agrumi e spezie leggere. Il nome richiama il legame personale di Lucia con il vitigno. Il contraltare è il Quore Pienne Extra Brut Riserva Trentodoc 2016, pinot nero in purezza prodotto in quantità limitata. Più ampio e materico, con note di susina, mela cotogna, zenzero e tostature leggere. Una piccola quota affinata in barrique di rovere ungherese contribuisce alla complessità senza alterare l’equilibrio, grazie anche ad una chiusura salina che alleggerisce la struttura.
Tra le bottiglie dell’anniversario si distingue il +4 Rosé Extra Brut Riserva Trentodoc 2012 Limited Edition 50 Anni, sboccatura gennaio 2025. Il nome richiama le donne della famiglia – Lucia + Margherita e le tre nipoti, figlie di suo fratello Paolo Emilio – e un’intuizione nata quando la tipologia riserva rosé non era ancora prevista nel disciplinare Trentodoc. Pinot nero con una piccola quota di chardonnay, macerazione delicata e 156 mesi sui lieviti: il risultato è un rosé teso dal colore ramato tenue, giocato su ribes, pompelmo e leggere spezie.

Le due magnum celebrative rappresentano il legame tra passato e futuro. Letrari 76 Extra Brut Riserva Trentodoc 2019 Edizione Cinquantesimo, in 76 magnum numerate, richiama direttamente l’anno di fondazione della cantina oltre ad esserne un suo multiplo. La cuvée (pinot nero, chardonnay e pinot bianco) introduce anche una parziale vinificazione in legno, scelta inconsueta per Letrari ma destinata a diventare un progetto produttivo a partire dalla vendemmia 2025. Il vino unisce tensione e volume, con note di agrumi, nocciola, lievito tostato e leggere sfumature di rovere perfettamente integrate. Letrari 152 Rosé Extra Brut Trentodoc 2007 Edizione Cinquantesimo, 152 magnum lasciate evolvere per quasi diciotto anni sui lieviti. È il vino che sintetizza la ricerca di Lucia Letrari sui rosé metodo classico. Il pinot nero domina la scena, sostenuto da una piccola quota di chardonnay che alleggerisce e distende il profilo gustativo. Il tempo ha scolpito un vino profondo, articolato, con note di agrumi maturi, frutta mediterranea e richiami minerali, sostenuti da una struttura ancora dinamica.

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