
Tre cuvée, nuove parcelle e un’impostazione produttiva che ribadisce una visione fuori dagli schemi dello Champagne. È questo il filo conduttore del “Programma Jacquesson” per il 2026, che propone come un nuovo capitolo per la Maison il managing director Jean Garandeau.
È l’evoluzione del progetto Cuvée 700, fondato su un unico millesimo di partenza e su vini di riserva selezionati, pensata come alternativa al tradizionale sans année. Un metodo dunque che non cerca la conferma di uno stile di maison né una costanza stilistica ma la valorizzazione dell’annata, al fine di non uniformare, ma di esprimere il carattere del millesimo e trasformarlo in un vino che lo racconti senza nessun filtro.
“Dal 2022 abbiamo scelto di lavorare molto sulla parte tecnica - spiega Garandeau - perché il cambiamento climatico ci impone di essere più precisi e più reattivi, sia in vigna sia in cantina. Abbiamo investito in nuove attrezzature per il dégorgement, nella termoregolazione e in strumenti che ci permettono di trattare le uve più rapidamente, soprattutto quando le vendemmie sono più calde, così da conservarne freschezza ed equilibrio. In vigna, invece, l’attenzione è andata alla vegetazione, all’ombra naturale e ai sistemi di protezione contro le gelate primaverili. Tutto questo si ritrova anche nella Cuvée 700, che resta una cuvée legata a un’annata di base, quindi al carattere specifico di ogni vendemmia, ma che deve mantenere sempre una sua continuità: vini aperti, maturi, espressivi, con quella energia, quella tensione e quella vibrazione che permettono loro di attraversare il tempo”.
Un percorso che sembra convincere gli Champagne-lover italiani. “L’Italia rappresenta, da diversi anni, il primo mercato export per Jacquesson - rimarca Pietro Pellegrini, presidente Pellegrini SpA che distribuisce la maison - Mi fa piacere pensare che, dopo oltre 25 anni di collaborazione il nostro entusiasmo sia rimasto immutato ed è nostra intenzione continuare ancora per molto. Se consideriamo il crescente livello qualitativo raggiunto dalla Cuvée Numerata, non vedo criticità pur in questo momento complesso per il mercato dello Champagne”.

Jacquesson gestisce 36 ettari distribuiti tra due aree chiave della Champagne: nella Vallée de la Marne rientrano Ay (Grand Cru) e i Premiers Crus di Dizy, Hautvillers e Champillon, caratterizzati da esposizioni est, sud e sud-ovest e da suoli con gesso campaniano in profondità.
Nella Côte des Blancs la Maison coltiva ad Avize e Oiry, entrambi Grands Crus, con parcelle esposte a sud e gesso affiorante.
Il vigneto è certificato biologico dal 2010, prevede rese controllate, ricerca della piena maturazione, tutela della biodiversità, piantumazione di siepi e alberi, riduzione dei trattamenti e sistemi energetici circolari.

In cantina la Maison applica pressatura verticale delicata, utilizza solo la cuvée delle prime pressature e vinifica in grandi fusti di rovere e non vengono fatte né chiarifiche né filtrazioni. L’affinamento sui lieviti è prolungato e il dosaggio contenuto, caratteristica di Jacquesson.
Tutto questo al fine di preservare le caratteristiche delle parcelle e del millesimo, senza ricorrere a standardizzazioni e proprio le Cuvée 700, introdotte nel 2005, rappresentano la sintesi di questa impostazione.
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