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Se il jazz entra nel calice: quando le note cambiano il gusto del vino. Una ricerca di Università Pisa con Istituto Fisiologia Clinica del CNR

Se il jazz entra nel calice: quando le note cambiano il gusto del vino

di Antonio Tosi | 9 Maggio 2026

Una ricerca dell'Università di Pisa con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR mostra come l’ascolto di musica dal vivo influenzi la percezione sensoriale durante la degustazione. E persino le melodie più nostalgiche possono rendere tutto più piacevole.

C’è chi abbina il vino al piatto giusto e chi, da oggi, potrebbe iniziare ad abbinarlo anche alla playlist. Meglio ancora se suonata dal vivo. Secondo uno studio condotto dall’Università di Pisa insieme all’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e pubblicato sulla rivista Foods, la musica – soprattutto quando eseguita in presenza – è in grado di rendere il vino più buono. O, per essere più precisi, più piacevole.
Il dato curioso? Non serve per forza un ritmo allegro o trascinante. Anche le sonorità malinconiche, quelle che normalmente assoceremmo a emozioni più intime o riflessive, contribuiscono ad aumentare il gradimento nel bicchiere. Certo, con qualche differenza: le musiche energiche amplificano di più l’effetto, ma il risultato positivo resta in entrambi i casi.

EMOZIONI IN DEGUSTAZIONE

Lo studio si inserisce in un filone già esplorato a livello internazionale, ma introduce un elemento chiave: l’osservazione delle reazioni emotive in contesti reali. Niente laboratorio sterile o test isolati, ma vere degustazioni pubbliche, con un trio jazz a fare da colonna sonora.
I partecipanti – circa una cinquantina per evento – hanno assaggiato gli stessi vini in tre condizioni diverse: in silenzio, con musica malinconica e con musica più dinamica. Dopo ogni assaggio, hanno valutato la piacevolezza e descritto le emozioni provate. Il risultato è stato piuttosto netto: circa il 70% ha preferito il vino accompagnato dalla musica, indipendentemente da età, genere o livello di competenza.
Un approccio che sposta il focus dalla tecnica all’esperienza. Non più solo acidità, tannini o struttura, ma ciò che il vino “fa sentire” a chi lo beve. E la musica, in questo, si rivela una leva potente, capace di modulare percezioni e sensazioni in modo sorprendente.
Le implicazioni non sono solo teoriche. Per cantine, wine bar e operatori dell’ospitalità si apre uno scenario interessante: progettare l’ambiente sonoro potrebbe diventare parte integrante dell’esperienza di degustazione. Perché, in fondo, il gusto non vive mai da solo, e a volte basta una nota ben suonata per cambiare tutto.

 

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