
C’è un cambio di scala nel modo in cui la Valle di Cembra prova a raccontare il proprio vino. Non più solo singole iniziative o manifestazioni, ma un coordinamento stabile che riunisce quasi tutti i produttori locali con l’obiettivo di costruire una visione condivisa. Il rinnovato Comitato Mostra Valle di Cembra segna questo passaggio: da struttura legata a un evento a piattaforma di confronto strategico tra cantine, distillerie e istituzioni.
Il gruppo conta 29 membri e nasce al termine di un percorso formativo triennale promosso dall’Associazione Turistica Val di Cembra. Alla base, l’idea che il vino — insieme al paesaggio terrazzato — possa diventare un elemento guida della promozione territoriale, in dialogo con l’offerta turistica della vicina Val di Fiemme. Non solo organizzazione di appuntamenti, quindi, ma definizione di priorità comuni: identità dei vini, mercati di riferimento, modalità di comunicazione e modelli di accoglienza.
Il primo effetto concreto riguarda il perimetro di azione. Il Comitato amplia il proprio raggio oltre la rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna per contribuire alla costruzione di un sistema coordinato che include iniziative come Baiti en festa, Caneve en festa e DoloViniMiti. L’obiettivo dichiarato è evitare frammentazioni e sovrapposizioni, rafforzando coerenza e leggibilità dell’offerta.
A guidare il nuovo corso è Nicola Zanotelli, affiancato dal vicepresidente Mattia Clementi e da un direttivo che rappresenta aziende e realtà produttive della valle, insieme a esponenti dell’associazione turistica e dell’amministrazione locale.
“Non è così scontato che tutti i produttori di una zona si siedano allo stesso tavolo per condividere visioni e obiettivi - osserva Zanotelli - L’idea è mettere a fattor comune le energie per raccontare il territorio in modo più efficace”.

Tra i temi sul tavolo c’è innanzitutto la costruzione di un’identità riconoscibile. Si parla di individuare un vino simbolo capace di rappresentare la valle sui mercati e di avviare un lavoro di zonazione enologica, in collaborazione con la Fondazione Mach, per orientare le scelte produttive future.
Accanto alla dimensione produttiva, emerge quella turistica. Il progetto guarda allo sviluppo di una ricettività diffusa legata alle baite rurali tra i vigneti, alla valorizzazione dei riconoscimenti ottenuti dal territorio — dal Paesaggio Rurale Storico d’Italia alla viticoltura eroica — e a un rafforzamento dell’offerta ristorativa, oggi considerata uno dei punti deboli del sistema.
“Il vino non deve essere un fine ma uno strumento per raccontare l’intero territorio - sottolinea Vera Rossi, presidente dell’Associazione Turistica Val di Cembra - Per questo lavoreremo su una comunicazione più uniforme e su una gestione più strutturata delle attività, in sinergia con gli altri attori locali”.
Resta sullo sfondo una sfida tipica dei territori emergenti: trasformare il coordinamento in risultati concreti, mantenendo equilibrio tra identità locale e apertura ai mercati. La direzione è tracciata; la capacità di fare sistema sarà il vero banco di prova.
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