
C'è una parola che torna spesso quando Alessandro Marzadro parla di grappa: domani. Confermato all'unanimità alla presidenza dell'Istituto di Tutela Grappa del Trentino per il triennio 2026-2029, il quarantenne di Nogaredo — laureato in Scienze Gastronomiche a Pollenzo, amministratore delegato dell'azienda di famiglia e dal 2025 nel board del Consorzio Nazionale Grappa — porta avanti una scommessa precisa: raccontare un distillato profondamente radicato nella tradizione con linguaggi capaci di parlare alle generazioni che verranno.
“È con grande orgoglio e senso di responsabilità che accolgo la conferma — dice Marzadro — Ci impegneremo a promuovere la qualità, la formazione e il grappaturismo, affinché la Grappa del Trentino IG sia sempre più riconosciuta come simbolo di eccellenza e autenticità”.
Con lui, rieletto anche Bruno Pilzer alla vicepresidenza. "In questi tre anni abbiamo saputo reinterpretare il ruolo della Grappa del Trentino guardando al mercato in maniera più contemporanea", evidenzia Pilzer.
Il modello è quello già collaudato dal vino: trasformare la produzione in destinazione. "La distilleria si sta trasformando in un luogo di esperienza, come già accaduto per le cantine" spiega Marzadro. Il cosiddetto grappaturismo — che riprende il filone del Turismo Dop — è una delle direttrici principali del nuovo mandato. Ma non l'unica.

L'Istituto ha lavorato in questi anni su due fronti paralleli: da un lato promuovere un consumo consapevole e domestico della grappa, legato alla degustazione, alla convivialità e all'abbinamento con il cibo; dall'altro valorizzarla come ingrediente contemporaneo e versatile nel mondo della mixology, coinvolgendo i cocktail bar di qualità e i nuovi consumatori attenti alla qualità. Una doppia velocità che riflette la complessità di un mercato in evoluzione.
Centrale anche la formazione, su più assi. "Formare i nostri distillatori all'accoglienza e alle nuove tecnologie — afferma il presidente — ma anche formare il nostro principale ambasciatore, che è l'operatore di settore: dai ristoratori agli enotecari passando per i baristi. Su questo aspetto siamo impegnati, con buoni risultati, da anni".
I numeri danno il peso economico della posta in gioco: ogni anno in Trentino vengono prodotti circa 7500 ettanidri di grappa, pari a 2,5 milioni di bottiglie equivalenti — il 10% del totale nazionale — distillando 130 mila quintali di vinaccia. Tre le tipologie principali: uve bianche e aromatiche rappresentano il 60% del totale, uve a bacca rossa il restante 40%. Un settore che coinvolge 24 distillerie associate all'Istituto — fondato nel 1960 — che rappresentano la quasi totalità della produzione trentina.
"Il nostro Tridente è la sintesi di un patrimonio che deve essere raccontato e condiviso con i consumatori di oggi e di domani” conclude Marzadro. Una grappa, insomma, che non vuole restare solo nel bicchiere del dopo-cena, ma aprirsi al mondo.
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