
Con un +90% di produzione atteso nel 2026 e una quota export che sfiora il 91%, i vini dealcolati italiani accelerano. È uno dei segnali più evidenti di una trasformazione che sta ridisegnando il mercato globale del vino, guidata da nuove abitudini di consumo e da una crescente attenzione a salute e moderazione. È quanto emerge dall'analisi dell'Osservatorio UIV-Vinitaly presentata a Vinitaly 2026, che fotografa un settore ancora di nicchia ma in rapida evoluzione, soprattutto nei principali mercati esteri.
Nel 2025, in Germania, Regno Unito e Stati Uniti, i vini No-Lo hanno raggiunto un valore complessivo superiore a 1,2 miliardi di euro nella gdo, pari a circa 160 milioni di bottiglie vendute. Numeri ancora contenuti rispetto al vino tradizionale, ma ormai rilevanti per un segmento che sta consolidando la propria presenza sugli scaffali.

Il quadro italiano evidenzia un avvio più recente rispetto ai principali competitor internazionali, ma con prospettive di sviluppo molto dinamiche. Secondo l'Osservatorio, il 2026 segnerà una decisa accelerazione della produzione di vini dealcolati nel paese, con una quota export stimata al 91% e una forte concentrazione delle vendite nel canale retail (77%). Circa la metà delle aziende del campione prevede inoltre di attivare la produzione direttamente in Italia.
All’interno della categoria No-Lo si osservano traiettorie differenti: i prodotti “alcohol free” mostrano una dinamica positiva, mentre i “low alcohol” registrano segnali di arretramento. Particolarmente performanti gli spumanti zero alcol, che in alcuni mercati guidano la crescita: nel Regno Unito segnano +24% (con i prodotti italiani a +17%), mentre negli Stati Uniti raggiungono +15%, con il prodotto italiano che tocca punte fino a +200%.
Le tipologie a catalogo vedono oggi una prevalenza dei no-alcohol (54%), mentre cresce in modo significativo la categoria delle bevande a base vino, passata dal 3% al 27%.
Le motivazioni di consumo restano dominate dal tema salute, ma cresce la componente legata alla qualità percepita del prodotto e a una maggiore consapevolezza della categoria, oggi al 35%. Rimane però il nodo del gusto, indicato come ostacolo da circa il 25% dei potenziali consumatori.
“Il tema del gusto rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità delle produzioni - dichiara il segretario generale di Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti - Su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva”.

Secondo le rilevazioni, il mercato italiano resta ancora poco ricettivo: il 94% dei non consumatori dichiara di non aver acquistato vini no-alcohol negli ultimi sei mesi, percentuale che sale al 98% tra i più giovani. Anche nella ristorazione la diffusione è limitata: il 71% dei locali non prevede l’inserimento in carta dei dealcolati.
Vinitaly 2006, dove la ricerca è stata presentata, ha dedicato alla categoria uno spazio espositivo specifico con la NoLo Vinitaly Experience.“Per Vinitaly è importante cogliere ogni potenzialità di business – dichiara il presidente di VeronaFiere, Federico Bricolo - Per questo abbiamo sviluppato NoLo Vinitaly Experience, un’area dedicata ai vini no e low alcol, con espositori specializzati e un calendario di degustazioni e masterclass”.

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