
Un prodotto alimentare italiano su cinque che attraversa i confini nazionali è vino. Un dato che da solo racconta il peso straordinario di questo comparto nell'economia agroalimentare del paese, e che emerge con nitidezza dal Focus ON Settore Vino, il report redatto da SACE, l'Export Credit Agency partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che da decenni affianca le imprese italiane nella loro espansione internazionale. Il quadro che ne risulta è quello di un settore leader assoluto a livello mondiale, alle prese con un 2025 tutt'altro che facile, ma con basi solide e prospettive di crescita concrete.
L'Italia è il primo produttore mondiale di vino, con 47,3 milioni di ettolitri nel 2025, davanti a Francia (35,9) e Spagna (29,4). Un primato che si inserisce in un contesto europeo che genera il 60% della produzione globale, pur segnando il secondo livello più basso dall'inizio del secolo: la produzione rimane dell'8% sotto la media quinquennale, e la crescita del 2% rispetto all'anno precedente nasconde più di qualche fragilità strutturale.
Sul fronte italiano, la crescita è stata geograficamente disomogenea: le regioni meridionali hanno trainato con un robusto +19%, mentre il centro ha arretrato del 3%, soprattutto per effetto della minore resa toscana. Il Veneto si conferma saldamente in testa all'export regionale con 2,9 miliardi di euro, più del doppio di Toscana e Piemonte (entrambe a 1,2 miliardi), anche se tutte e tre hanno chiuso il 2025 in territorio negativo. Segnali incoraggianti, invece, da Lombardia, Puglia e Friuli-Venezia Giulia.
Il mercato globale del vino vale oggi circa 360 miliardi di dollari ed è atteso salire a 440 miliardi entro il 2031, con un tasso di crescita medio annuo del 3,37%. Un mercato enorme, in espansione, ma al cui interno le dinamiche si fanno sempre più selettive.

Analizzando i dati elaborati da SACE, il 2025 non è stata una "buona annata" per l'export italiano: le vendite estere di vino si sono contratte del 3,7%, fermandosi a 7,8 miliardi di euro. Nessuna tipologia è rimasta immune: i vini rossi e rosé fermi — che pesano circa il 40% del totale — hanno ceduto il 5,4%; gli spumanti il 2,5%; i bianchi fermi l'1,5%; i frizzanti il 3,5%. Il comparto residuale (mosti, liquorosi e altro) ha registrato il calo più marcato, -12,5%.
A incidere è stato soprattutto il mercato americano: Stati Uniti, Germania e Regno Unito assorbono quasi il 50% dell'export italiano di vini, e Washington — stabilmente il primo cliente — ha trainato al ribasso l'intera performance. Canada e Svizzera hanno anch'esse ridotto gli acquisti (rispettivamente -5,9% per 421 milioni e -4,2% per 393 milioni), mentre la Francia ha sorpreso in positivo con un +3,6% a 310 milioni. Molto dinamica anche la domanda proveniente dall'Europa dell'Est — Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Croazia e Slovenia — e dai mercati emergenti come Brasile e Vietnam, ancora su valori contenuti ma in accelerazione.
Sul fronte dei consumi, il quadro è duplice: negli ultimi due anni la domanda globale di vino è calata in media dello 0,7%, ma le previsioni indicano una ripresa dello stesso ritmo nei prossimi tre anni. La tendenza che si impone, però, è quella della premiumizzazione: i consumatori bevono meno, ma scelgono meglio. Cresce anche l'interesse per i vini a basso contenuto alcolico o analcolici, in linea con una crescente attenzione alla salute.

Secondo il report firmato SACE, il punto di forza strutturale dell'Italia resta la qualità. Con 79 certificazioni Docgattive nel 2026, sparse su tutto il territorio nazionale, il sistema delle denominazioni di origine costituisce un asset competitivo difficilmente replicabile. Il contrassegno di Stato si è evoluto con i tempi: oggi integra tecnologie come il QR code, che permette di ripercorrere l'intera storia del prodotto — origine, filiera, certificazioni — attraverso dati validati dall'ente certificatore.
La filiera è articolata e ramificata: dal viticoltore che vinifica in proprio, alle imprese di macchinari agricoli e imbottigliamento, dalla chimica degli additivi alla logistica. Su questo sistema pesano alcune delle principali criticità del momento: l'aumento dei costi energetici e delle materie prime (vetro, fertilizzanti, additivi), l'incertezza sui dazi nei mercati di destinazione — a partire da quello americano — e gli effetti crescenti dei cambiamenti climatici sulla pianificazione produttiva. Le prospettive di tenuta, però, passano proprio dalla capacità di rispondere a queste pressioni con innovazione: l'agricoltura di precisione, l'intelligenza artificiale applicata alla produzione e alla logistica, e una spinta decisa verso la sostenibilità stanno già ridisegnando il modo in cui il vino italiano si fa — e si vende — nel mondo.

ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.