
Cembra Cantina di Montagna annuncia il nuovo metodo classico Oro Rosso Blanc de Noirs Riserva 2019, primo pinot nero vinificato in bianco della cooperativa simbolo della Val di Cembra. Non si tratta semplicemente di una nuova etichetta, ma un passaggio che segna un’evoluzione precisa. Fino ad oggi, infatti, la linea Oro Rosso si identificava con un’unica interpretazione del metodo classico: la Riserva Dosaggio Zero da chardonnay in purezza, un vino costruito nel tempo e riconoscibile per rigore, verticalità e coerenza stilistica. L’introduzione di un blanc de noirs rappresenta l’esito di un percorso iniziato sette anni fa, sviluppato passo dopo passo tra vigneto, pressatura e lunga permanenza sui lieviti. Si apre così un confronto tra due varietà che, in ambiente montano, esprimono caratteri profondamente distinti. La scelta nasce dalla volontà di approfondire fino in fondo le potenzialità della Val di Cembra, ampliando l’interpretazione oltre i confini già consolidati.
La Val di Cembra è un contesto che condiziona profondamente le pratiche viticole ed enologiche. Cembra Cantina di Montagna opera in questo ambiente da oltre settant’anni: fondata nel 1952 da 15 viticoltori, nasce con l’obiettivo di dare sostenibilità economica a una viticoltura frammentata e complessa. Il territorio è caratterizzato da suoli porfirici, pendenze elevate – superiori al 40% – e una rete di oltre 700 chilometri di muri a secco. Le lavorazioni si svolgono prevalentemente a mano e richiedono un impegno che supera le 900 ore per ettaro.
Oggi, la forza della cantina sta nella rete di circa 300 soci che custodiscono altrettanti ettari, frammentati in piccole parcelle spesso inferiori al mezzo ettaro, un patrimonio, spesso familiare, che si tramanda e sopravvive grazie allo spirito di reciproco supporto. La vendemmia mantiene una dimensione collettiva: si utilizzano ancora strumenti tradizionali come lorel e congiàl, si lavora a piedi sui terrazzamenti e si mantiene un tessuto sociale che permette a questi vigneti estremi di non essere inghiottiti dal bosco.

Il coordinamento delle raccolte richiede un equilibrio tra esigenze tecniche e organizzative. Stefano Rossi, enologo cembrano, cresciuto letteralmente nei vigneti della Valle, gestisce questo processo insieme al team agronomico, mantenendo un confronto costante con i conferitori. In questo contesto, la cooperazione resta un elemento essenziale per la sopravvivenza della viticoltura locale.
Dopo quindici anni dal suo ingresso in cantina, Rossi porta avanti un approccio che che parte dall’osservazione diretta in vigneto e prosegue con interventi mirati in cantina. Le sue scelte enologiche sono figlie dell’esperienza sensoriale maturata camminando, osservando, assaggiando, annotando tutto ed ascoltando l’evoluzione delle stagioni, che proseguono in cantina con azioni sempre misurate e orientate alla precisione. Un “sesto senso” montano che guida le selezioni delle parcelle, la valutazione della maturazione, l’equilibrio finale dei vini. Il Blanc de Noirs porta chiaramente la sua firma: riflessi ramati lasciati al naturale, pressatura soffice, uso calibrato dei vini di riserva, lungo affinamento sui lieviti e assenza di interventi correttivi non necessari. Un metodo classico che traduce con rigore l’essenza della montagna.

Nonostante le differenze varietali, i vini di Cembra condividono una base comune: il territorio. I suoli porfirici, le altitudini elevate e le forti escursioni termiche determinano un profilo caratterizzato da freschezza, sapidità e precisione aromatica. Il porfido, roccia vulcanica effusiva che affiora in tonalità che variano dall’arancione tenue al rosso vivo, costituisce l’ossatura dei terrazzamenti e contribuisce alla dotazione minerale dei suoli. Ne derivano vini con marcata tensione e una chiara impronta sapida. Anche il cambiamento climatico viene affrontato con un approccio adattivo: spostamento delle coltivazioni verso quote più alte, gestione delle esposizioni e revisione delle pratiche agronomiche.
L’annata 2019 si è rivelata favorevole, con una maturazione regolare delle uve. Il pinot nero ha raggiunto livelli di acidità elevati e pH contenuti, condizioni adatte alla produzione di un metodo classico di lunga evoluzione. La pressatura è stata particolarmente delicata, con una resa del 50% in mosto fiore e una leggera tonalità ramata naturale, non corretta in fase di vinificazione. Il vino base ha affinato sulle fecce nobili in acciaio per circa 18 mesi. Al tiraggio è stata aggiunta una quota del 15% di vini di riserva, affinati in barrique esauste, con funzione strutturale e non aromatica. Il vino ha sostato sui lieviti per almeno 54 mesi ed è stato dosato extra brut (4,5 grammi/litro di zuccheri) per bilanciare l’acidità. Il risultato è un metodo classico che non ricerca modelli esterni, ma interpreta il vitigno allevato in un contesto montano tra i 600 e i 700 metri di altitudine. Al naso emergono piccoli frutti rossi, mela rossa, note floreali essiccate e richiami di panificazione. Con l’ossigenazione compaiono sfumature più scure. Il sorso è teso, con acidità marcata sostenuta da un tannino fine. La chiusura è lunga, asciutta e guidata dalla componente sapida.

Accanto al Blanc de Noirs, la Riserva Dosaggio Zero 2020 conferma il ruolo centrale dello chardonnay in Val di Cembra. I vigneti tra 600 e 750 metri garantiscono maturazioni equilibrate, mantenendo un profilo acido definito. L’annata 2020 è stata più regolare rispetto alla precedente. La vinificazione segue un’impostazione analoga: pressatura soffice, acciaio, affinamento sulle fecce nobili per sei mesi e utilizzo di vini di riserva. Dopo 54 mesi sui lieviti, il vino viene sboccato senza dosaggio. Il profilo aromatico si sviluppa su frutta gialla matura, cereali tostati e leggere note evolutive. In bocca è lineare, con acidità precisa e una tessitura cremosa che bilancia l’assenza di dosaggio. Il finale è pulito, con una chiusura salina.

L’evoluzione della produzione di Cembra negli ultimi anni è legata anche al percorso di Stefano Rossi. Le scelte attuali – maggiore precisione nelle maturazioni, uso mirato dei vini di riserva, gestione non invasiva della malolattica e contenimento della solforosa – derivano da un cammino tecnico e sensoriale maturato nel tempo. L’approccio resta centrato sulla vigna e sulla continuità tra osservazione e intervento. Il Blanc de Noirs 2019 non sostituisce il Dosaggio Zero 2020, ma ne amplia la lettura: due interpretazioni complementari, entrambe legate al contesto montano, al sistema cooperativo e alla matrice porfirica dei suoli.
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