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Confcooperative: in Canada i vini europei crescono del 5,1% annuo grazie al CETA. Export italiano oltre 120 milioni annui, quota al 10,7%.

Confcooperative: in Canada i vini europei crescono del 5,1% annuo grazie al CETA

di redazione | 20 Aprile 2026

A Vinitaly presentati numeri e prospettive a dieci anni dall’accordo tra Unione Europea e Ottawa. Export italiano oltre i 120 milioni medi annui, quota salita dall’8,2% al 10,7%. Eliminazione dei dazi e tutela delle denominazioni tra i fattori chiave della crescita.

Il Canada si conferma uno dei mercati più solidi e strategici per il vino italiano. A dieci anni dalla ratifica del CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada, i dati mostrano un rafforzamento strutturale della presenza europea, sostenuto da una domanda orientata alla qualità e da condizioni commerciali più favorevoli. È quanto emerge dallo studio del Centro Studi Fondosviluppo - Confcooperative presentato a Vinitaly, che mette a fuoco numeri e dinamiche di uno sbocco sempre più rilevante per l’export.
Dal 2017, anno di entrata in vigore dell’accordo, i vini europei hanno registrato in Canada una crescita media annua del +5,1%, contro il +1,4% dei competitor extra-UE. Un divario che fotografa con chiarezza il cambio di passo: l’Europa — e in particolare Italia e Francia — ha consolidato il proprio posizionamento in un mercato ad alto potere d’acquisto, mentre altri player internazionali hanno progressivamente perso terreno.

EXPORT IN CRESCITA E QUOTA DI MERCATO IN AUMENTO

Tra i benefici più evidenti del CETA c’è l’espansione dell’export italiano. L’eliminazione del dazio canadese del 6,9% ha contribuito a spingere le esportazioni di bevande — trainate dal vino — oltre i 120 milioni di euro medi annui nel periodo post-accordo.
Parallelamente, la quota di mercato dei vini italiani in Canada è passata dall’8,2% del 2013 al 10,7% stimato nel 2029. Un progresso significativo che testimonia la capacità del prodotto italiano di rafforzarsi in uno scenario competitivo sempre più selettivo.
“A dieci anni dalla ratifica del CETA, l’accordo si conferma uno strumento decisivo per la crescita e il rafforzamento competitivo del vino italiano - sottolinea Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagripesca - Ha consentito di consolidare la presenza del Made in Italy e ridurre il gap con i principali competitor”.

Il Canada si conferma uno dei mercati più solidi e strategici per il vino italiano. A dieci anni dalla ratifica del CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada, i dati mostrano un rafforzamento strutturale della presenza europea

DENOMINAZIONI E QUALITÀ: IL VANTAGGIO EUROPEO

Uno degli elementi chiave dell’accordo riguarda la tutela delle indicazioni geografiche, rafforzata in modo significativo rispetto al periodo pre-CETA. Oggi sono 171 le denominazioni agroalimentari europee protette in Canada, di cui 41 italiane, rappresentative di circa il 98% del valore dell’export Dop e Igp verso questo mercato.
Un fattore che ha contribuito a valorizzare le produzioni identitarie e a sostenere le categorie a maggior valore aggiunto, in linea con un consumatore sempre più attento a origine e qualità.
In un contesto internazionale segnato da nuove tensioni commerciali, il Canada emerge così come un partner stabile e affidabile. “Il CETA ha consentito alle imprese italiane di diversificare i mercati di sbocco, riducendo i rischi e rafforzando la resilienza dell’export - prosegue Drei - È la dimostrazione concreta di come gli accordi di libero scambio possano sostenere crescita, qualità e competitività”.

UN MERCATO STRATEGICO, MA SERVE DIVERSIFICARE

Nonostante i risultati positivi, resta centrale il tema della concentrazione geografica dell’export. Oggi circa il 60% delle vendite all’estero del sistema cooperativo vitivinicolo si concentra in soli dieci mercati, con quasi il 30% diretto in Nord America.
“Per le cantine cooperative il CETA rappresenta un caso concreto di crescita sui mercati internazionali - evidenzia Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative Fedagripesca - Ma è evidente la necessità di una maggiore diversificazione: gli accordi di libero scambio sono strumenti fondamentali, ma richiedono anche investimenti, crescita dimensionale e strategie condivise”.
Il mercato canadese, dunque, non è solo una storia di crescita già avvenuta, ma un banco di prova per il futuro: un modello di apertura commerciale che ha funzionato e che potrebbe indicare la strada per nuove traiettorie dell’export italiano.

 

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