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Il futuro è rosé: l’Asti Docg apre a una nuova tipologia tra identità e innovazione. Il Consorzio presenta a Vinitaly l’Asti Rosé.

Il futuro è rosé: l’Asti Docg apre a una nuova tipologia tra identità e innovazione

di redazione | 17 Aprile 2026

Il Consorzio presenta a Vinitaly l’Asti Rosé, nuovo ingresso nel disciplinare pensato per ampliare occasioni di consumo e intercettare pubblici contemporanei. Il blend tra Moscato e Brachetto segna un’evoluzione stilistica che punta su mercati internazionali e consumo trasversale.

A Vinitaly 2026 prende forma una delle novità più attese del panorama spumantistico italiano: il debutto dell’Asti Rosé, nuova tipologia ufficialmente inserita nel disciplinare del Consorzio Asti Docg. Il primo brindisi simbolico è andato in scena nel corso della rassegna veronese, segnando l’avvio di un percorso che punta a ridefinire modalità e contesti di consumo delle bollicine aromatiche piemontesi.

Ecco l'intervista con il direttore dl Consorzio dell'Asti Docg Giacomo Pondini per il podcast di VinoNews24

UN PASSO IN AVANTI PER LA DENOMINAZIONE

Il progetto arriva al termine di un iter avviato nel 2023 e concluso lo scorso 23 marzo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La nuova tipologia potrà essere prodotta in diverse declinazioni, dal dolce all’extra brut, lasciando alle aziende ampia libertà stilistica in funzione dei mercati di destinazione.
Il vino nasce da un assemblaggio tra uve Moscato destinate all’Asti Docg (70–90%) e uve Brachetto destinate al Brachetto d’Acqui Docg (10–30%), con imbottigliamento possibile a partire da trenta giorni dalla pubblicazione del decreto.
Ad oggi sono una decina le aziende già attive tra preproduzione e sperimentazione, ma il numero è destinato a crescere. Le prime stime parlano di un potenziale iniziale compreso tra 5 e 10 milioni di bottiglie, con Europa, Nord America e mercati emergenti tra i principali sbocchi commerciali, insieme al mercato interno.

TRA NUOVI CONSUMATORI E OCCASIONI DI CONSUMO

“L’ingresso dell’Asti Rosé nel disciplinare rappresenta un passaggio rilevante, che valorizza la storia e l’identità enologica del nostro territorio – dichiara il presidente del Consorzio Asti Docg, Stefano Ricagno – Con questa nuova tipologia vogliamo intercettare nuovi consumatori e nuove occasioni di consumo, superando una lettura tradizionale legata a momenti specifici e aprendo la denominazione a modalità di fruizione più versatili e attuali”.
Secondo le prime analisi del Consorzio, il target principale è rappresentato da un pubblico prevalentemente femminile tra i 35 e i 50 anni, consumatrici con buona familiarità con il vino, attente alla qualità e inclini alla sperimentazione.

 

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