
Il 58mo Vinitaly si conferma piattaforma di diplomazia e confronto oltre che di business. Nella seconda giornata del salone, il commissario europeo all'Agricoltura Christophe Hansen ha visitato Veronafiere portando il punto di vista di Bruxelles su un settore sotto pressione. “Siamo a un mese dall'adozione del Pacchetto vino, una proposta che rappresenta un segnale concreto di speranza e sollievo per il comparto – ha dichiarato - Il settore vitivinicolo si trova ad affrontare sfide rilevanti, legate sia al contesto geopolitico sia agli effetti del cambiamento climatico, e il Pacchetto offre strumenti adeguati ad accompagnarne l'adattamento”.
Hansen ha anche anticipato le prospettive commerciali che l'UE sta costruendo. “L'Unione Europea sta portando avanti un'agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori. Con il Pacchetto vino abbiamo introdotto nuovi incentivi mirati a sostenere questo obiettivo, con particolare attenzione a Paesi chiave come l'Italia, dove il settore riveste un ruolo centrale”.
La visita del commissario si è inserita in una giornata istituzionalmente densa: a Veronafiere sono arrivati anche Dragan Glamočić, ministro dell'Agricoltura della Serbia, David Songulashvili, ministro dell'Agricoltura della Georgia, e Arian Jaupllari, viceministro albanese all'Agricoltura. “La presenza del Commissario Hansen qui a Verona testimonia la volontà di un confronto diretto con tutte le associazioni di categoria - commenta il presidente di Veronafiere Federico Bricolo - Le sfide che il settore vitivinicolo deve affrontare richiedono un impegno concreto anche da parte delle istituzioni, chiamate a sostenere il comparto sia attraverso adeguati strumenti normativi sia con incentivi mirati”.

Sul fronte dei dati di mercato, i numeri presentati a Vinitaly da Federvini attraverso il proprio Osservatorio - realizzato in collaborazione con Nomisma e TradeLab - confermano le difficoltà del 2025. L'export italiano di vino ha chiuso l'anno a -3,6% a valore, con una flessione di circa 300 milioni di euro. Il mercato statunitense è il principale fattore di pressione: le importazioni di vino italiano negli USA hanno segnato -12% a valore nel 2025, con un peggioramento ulteriore nel primo bimestre 2026, quando il calo rispetto ai livelli pre-dazi del 2024 ha raggiunto il -34%. Nonostante questo, il confronto con i competitor internazionali restituisce un quadro relativamente favorevole per l'Italia: Francia -4,4%, Spagna -5,1%, Cile -10,2%, mentre gli stessi Stati Uniti hanno visto crollare il proprio export del 36%.
“Nonostante un panorama in chiaroscuro - dichiara il presidente di Federvini Giacomo Ponti - è fondamentale sottolineare la resilienza che le nostre imprese continuano a dimostrare. In questo percorso è cruciale trovare nelle istituzioni, a livello nazionale ed europeo, un interlocutore attento alle nostre istanze”.
Sul mercato interno, la GDO ha tenuto i valori stabili a 3 miliardi di euro con una lieve flessione nei volumi (-2,8%), trainata dagli spumanti in crescita sia in volume (+3,1%) che in valore (+2,7%). Nei consumi fuori casa, l'analisi TradeLab evidenzia un mercato complessivo da 102 miliardi di euro cresciuto dell'1,5% a valore, con il vino che cede il -6,6% nel complesso mentre le bollicine mostrano maggiore tenuta (-2,3%), apprezzate soprattutto nella ristorazione di fascia alta.
Le prospettive più concrete vengono dagli accordi di libero scambio UE, terreno su cui le indicazioni di Hansen trovano riscontro diretto nei dati di Federvini. Dall’1 maggio entrerà in vigore in via provvisoria l'intesa con il Mercosur, mercato da 260 milioni di abitanti e 3.000 miliardi di dollari di PIL, dove le importazioni di vino sono cresciute del 45% negli ultimi cinque anni e l'Italia detiene già una quota dell'8%.
Ancor più rilevante appare l'accordo con l'India: il Prosecco ha registrato qui un incremento del 165% nell'ultimo quinquennio, e la riduzione dei dazi federali — storicamente al 150% — verso livelli del 20-30% promette un cambiamento strutturale dei flussi commerciali.
Infine, l'intesa con l'Australia elimina completamente le tariffe doganali in un mercato che vale già oltre 540 milioni di euro in importazioni totali, anche se il capitolo sulla tutela delle indicazioni geografiche rimane, secondo Federvini, “non pienamente soddisfacente”.
ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.