
C'è un paradosso apparente nei numeri della vitivinicoltura emiliano-romagnola: meno ettari, meno imprese, meno export; eppure una filiera che non arretra, ma si riorganizza. Con 52.564 ettari vitati e 5,37 milioni di ettolitri prodotti nel 2025 da quasi 8 milioni di quintali di uva conferita, l'Emilia-Romagna si conferma quinta in Italia per estensione del vigneto, dopo Veneto, Sicilia, Puglia e Toscana. A guidare il sistema è il trebbiano romagnolo, coltivato sul 29% delle superfici regionali — circa 15.400 ettari, più del doppio del sangiovese (11%) — seguito da ancellotta (10%), lambrusco salamino (9%) e pignoletto (5%). Sul fronte geografico, Ravenna mantiene il primato provinciale con oltre 15mila ettari, davanti a Reggio Emilia (8.535), Modena (8.182) e Forlì (.5562). Numeri e progetti verranno presentati a Vinitaly 2026.
Il dato più significativo riguarda la transizione ecologica. Nonostante un calo complessivo di 671 ettari nel triennio, i vigneti biologici sono cresciuti da 4.653 ettari (fine 2018) a 5.800 ettari (fine 2025), segnando un +24,6% e portando la quota bio all'11% della superficie vitata regionale. Ancora più marcato il balzo della produzione integrata: da 6.194 ettari nel 2024 a 7.836 nel 2025, con una crescita del 27% in un solo anno e un raddoppio nelle province di Forlì e Rimini. Sul fronte dei consumi interni, prosegue la preferenza per i bianchi leggeri a scapito dei rossi strutturati, tendenza che orienta anche le scelte di reimpianto: nel 2025, il 40% dei nuovi vigneti piantati in regione era a trebbiano romagnolo, vitigno sempre più vocato anche alla produzione di basi spumante.
A sostenere la transizione arrivano oltre 26 milioni di euro di fondi regionali, articolati su quattro bandi: 12,5 milioni per il reimpianto, 6 per gli investimenti in cantina, oltre 6 per la promozione sui mercati extra-UE (previsto per maggio) e un quarto bando sulla sostenibilità dei vigneti atteso per fine giugno.

Le imprese vitivinicole attive in regione sono poco più di 14.000 — circa 1.200 in meno rispetto al 2024, quando erano 15.243 — di cui 10.800 ditte individuali e oltre 3.200 società. Un calo che non segnala crisi, ma consolidamento: aziende mediamente più grandi, più orientate agli investimenti, capaci di presidiare mercati sempre più competitivi. Significativo anche il dato di genere: il 21% delle ditte individuali è guidato da donne, percentuale che sale al 30% nelle altre forme societarie. Sul fronte export, il 2025 si chiude a 433 milioni di euro (-7,27% sul 2024), in linea con il trend nazionale, in un contesto internazionale segnato da volatilità diffusa.
In questo quadro di modernizzazione trovano posto anche i vigneti eroici e storici: 24 in provincia di Piacenza, 5 tra Parma e Bologna, più il caso emblematico di Modigliana, territorio appenninico che ha saputo trasformare altitudine, marne e arenarie in leva di qualità e identità. Anche dopo le alluvioni che hanno colpito la Romagna, Modigliana conferma il valore della viticoltura di collina come presidio di paesaggio, biodiversità e comunità rurali. Vigneti che non sono solo memoria agricola, ma — come scrive Giorgio Melandri in Modigliana. Storie di gente, Appennino, vini — una risorsa concreta per raccontare il futuro dei territori fragili.
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