
Podere Casanova, guidata da Susanna Ponzini e Isidoro Rebatto, interpreta il Nobile di Montepulciano come somma di territorio e tempo, facendo parlare le annate e la loro evoluzione fino al progetto “Pieve”.
La cantina si definisce attraverso un’impostazione netta: biologico ed ecosostenibilità come responsabilità concreta verso vigna e produzione, più che come etichetta “da comunicare”. È una premessa che torna coerente nel racconto tecnico, perché l’attenzione all’ambiente non viene trattata come tema separato, ma come conseguenza di un metodo di lavoro fatto di scelte agricole, selezione e disponibilità ad accettare decisioni penalizzanti nel breve periodo.
Secondo quanto riferito dalla cantina, la conversione biologica inizia nel 2021 e dal 2023 viene affiancata dalla certificazione Equalitas. “Il punto – sottolineano - non è esibire un marchio, ma adottare un approccio di responsabilità verso vigna e produzione”. Su questa linea c’è anche l’obiettivo di ridurre il più possibile l’impiego di rame nei trattamenti, con tagli dichiarati fino all’80% in alcune annate.

Il filo conduttore è la volontà di mettere i vini sul mercato quando sono davvero leggibili. Nel ragionamento ricorre la distinzione fra tannino “giovane” (che può armonizzarsi) e tannino “verde” (che tende a rimanere tale): da qui la scelta di far evolvere i vini prima dell’uscita, perché una bottiglia importante deve risultare godibile, non “rimandata” a un futuro indefinito.
Se c’è un tratto che resta impresso, è l’idea di lavoro che Isidoro mette dietro ai vini: attenzione all’ambiente e rigore tecnico, con un perfezionismo dichiarato sulla maturità dei campioni e sui tempi di uscita. In questo senso colpisce una scelta rara: nel 2023, dopo gravi danni da peronospora, la cantina decide di saltare la vendemmia. È un gesto che vale più di molte dichiarazioni: accettare l’assenza del vino pur di non scendere a compromessi.
Dentro questo equilibrio, Susanna mitiga e rende “portabile” anche commercialmente una visione così rigorosa, senza snaturarla: il risultato è un racconto in cui la verticale del Nobile non è solo degustazione, ma una dichiarazione di stile, dove territorio, annata e scelte tecniche diventano la stessa cosa.
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