
Il Consorzio dell'Asti Docg ha un nuovo spumante da stappare: il rosé. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la tipologia rosata è entrata ufficialmente nel disciplinare di produzione della denominazione, concludendo un iter avviato a fine 2023.
Il nuovo vino sarà un blend obbligatorio di due vitigni aromatici piemontesi: uve moscato destinate all'Asti Docg in quota compresa tra il 70 e il 90%, e uve brachetto destinate al Brachetto d'Acqui Docg tra il 10 e il 30%. L'imbottigliamento potrà iniziare trenta giorni dopo la pubblicazione, quindi a partire dalla fine di aprile. Le aziende potranno scegliere liberamente il residuo zuccherino, coprendo tutta la gamma dal dolce all'extra brut.
"L'inserimento dell'Asti Rosé nel disciplinare rappresenta un importante riconoscimento della storicità e della vocazione enologica di questo territorio – dichiara Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg - Questa nuova tipologia costituisce un unicum nel panorama italiano: è infatti un prodotto che unisce due vitigni diversi, entrambi aromatici".

La produzione iniziale è stimata tra i cinque e i dieci milioni di bottiglie, una cifra destinata a essere rivista in base alla risposta del mercato. Primo assaggio pubblico ad aprile al Vinitaly. "A Verona brinderemo simbolicamente per la prima volta a questo risultato - aggiunge Ricagno - Nei mesi successivi, le aziende che credono nel progetto e hanno investito nella sperimentazione ne svilupperanno la produzione".
Insieme alla nuova tipologia, il disciplinare recepisce anche alcune modifiche tecniche. Viene eliminato il peso minimo delle bottiglie, scelta che consente alle cantine di optare per contenitori più leggeri riducendo l'impatto ambientale del packaging. Cade inoltre l'obbligo di riportare la dicitura "Asti" sui tappi.
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