
La Germania non smette di bere vino. Nonostante un'economia in affanno, nel 2025 il paese si è confermato il quarto mercato mondiale per consumi, con 16,3 milioni di ettolitri complessivi. I volumi segnano una leggera flessione, ma il valore totale delle importazioni è tornato a crescere del 4,7% dopo anni di cali: un segnale che il consumatore tedesco beve meno, ma spende di più.
A beneficiarne è soprattutto l'Italia. Secondo il report del Wine Monitor di Nomisma, il Belpaese si conferma saldamente al primo posto tra i fornitori della Germania, con una quota di mercato che supera il 40% e un controvalore complessivo oltre 1 miliardo di euro. Le esportazioni di vini italiani Dop verso il mercato tedesco registrano un +5,4% nei volumi e un +4,2% a valore rispetto all'anno precedente.
A trainare la performance sono i bianchi del Veneto, i rossi piemontesi e gli spumanti Dop diversi da Prosecco e Asti, tutti in crescita sia nelle quantità che nei valori. Il Prosecco si conferma il vino italiano più esportato in assoluto nel mercato tedesco, pur accusando una lieve flessione nei valori nel corso del 2025. Nota dolente: l'Asti, che registra una contrazione superiore al 40% sia nei volumi che nel valore.
Sul fronte delle categorie di prodotto, crescono i vini fermi e frizzanti e i grandi formati come il bag in box. In calo invece i vini sfusi, ma vale la pena soffermarsi su questo segmento. Per la gran parte si tratta di basi destinate alla spumantizzazione: materia prima, non vino finito. Eppure il comparto resta talmente rilevante da collocarsi ancora al secondo posto per valore tra tutte le categorie di importazione, a testimonianza di quanto il mercato tedesco sia strategico anche per la filiera a monte del vino italiano.
Un quadro che, nel complesso, racconta di un'Italia del vino capace di reggere — e in alcuni segmenti di accelerare — anche quando il mercato di riferimento tira il freno.
Un segnale positivo viene da ProWein, almeno stando a quanto riferisce Edoardo Freddi International. Sembra infatti che il 30% dei meeting con nuovi lead e prospect si sia tradotto in accordi chiusi o in trattative in fase avanzata, spesso avviate con interlocutori incontrati per la prima volta. Nel complesso, il 60% degli appuntamenti ha coinvolto nuovi contatti, mentre il 40% ha riguardato il consolidamento di rapporti esistenti, soprattutto in Germania, Belgio e Paesi Bassi.

"L’elemento più significativo di questa edizione è stato il livello qualitativo degli incontri, nonostante le minori presenze complessive – dichiara Edoardo Freddi, fondatore e CEO di Edoardo Freddi International – Accanto al rafforzamento di relazioni già attive, abbiamo registrato nuove opportunità commerciali concrete, in particolare nei mercati europei, confermando ProWein come appuntamento di riferimento per il business internazionale del vino”. E i mercati più dinamici si sono confermati quelli europei, con particolare vivacità proprio da parte della Germania. Più contenuta, invece, la presenza di operatori provenienti da USA e Asia, in un contesto internazionale ancora influenzato da fattori di instabilità geopolitica.
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