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La filosofia Slow? Un traino per le aziende. Slow Wine Fair e SANA Food 2026 fanno 16mila presenze

La filosofia Slow? Un traino per le aziende. Slow Wine Fair e SANA Food 2026 fanno 16mila presenze

di redazione | 6 Marzo 2026

Numeri in crescita per l’edizione congiunta delle due kermesse organizzate a BolognaFiere, con oltre 1400 aziende e più di 2000 incontri B2B. Segnale forte dal cardinale Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini: il futuro di cibo e vino sostenibili passa da comunità e responsabilità.

Si è chiusa con soddisfazione per gli organizzatori la seconda edizione congiunta di Slow Wine Fair e SANA Food a BolognaFiere, confermando la capacità delle due manifestazioni di unire business, cultura e valori etici nel settore agroalimentare italiano. Con 16mila visitatori (+6% rispetto al 2025), 350 buyer internazionali da 30 paesi e oltre 2mila incontri B2B, le kermesse hanno consolidato il loro ruolo come piattaforma per cibo e vino biologico e sostenibile, in cui numeri e business convivono con una riflessione sul senso sociale e morale del cibo e del vino, come sottolineato dagli interventi dell’arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, cardinale Matteo Maria Zuppi, e di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che hanno rilanciato il principio ispiratore della manifestazione, quello del vino buono, pulito e giusto e del cibo biologico di qualità.
"L’esito di questa seconda edizione congiunta di SANA Food e Slow Wine Fair è estremamente positivo, soprattutto per la qualità del pubblico professionale coinvolto - commenta Rossano Bozzi di BolognaFiere - Per tre giorni, BolognaFiere ha dato voce alle migliori espressioni dell’alimentazione biologica, rispettosa della biodiversità e consapevole, costruendo un percorso altamente selezionato, oggi unico in Italia, dedicato al food&wine sostenibile e di qualità. Grazie al contributo dei partner organizzativi e delle istituzioni, abbiamo messo in connessione in modo strutturato cibo e vino, produzione e mercato, Italia ed estero, generando valore economico, cultura e tutela dei territori".

L’appuntamento è già fissato: BolognaFiere, 21–23 febbraio 2027, per continuare a promuovere un modello di sviluppo agroalimentare che unisce qualità, etica e relazioni.

Si chiude con successo la seconda edizione congiunta di Slow Wine Fair e SANA Food a BolognaFiere, confermando la capacità delle due manifestazioni di unire business, cultura e valori etici nel settore agroalimentare italiano.
visitatori a Slow Wine Fair (foto Michele Purin)

LA FILOSOFIA SLOW PAGA, PAROLA DI VIGNAIOLO

Giancarlo Gariglio, coordinatore della Slow Wine Coalition sottolinea che "la qualità organolettica non basterà più a dar valore a un vino. La partita, oltre che sulla sostenibilità, si giocherà su una visione virtuosa di partecipazione della cantina alla crescita della comunità in cui si trova a operare".

Ecco che alla Slow Wine Fair una domanda sorge spontanea tra i banchi, a tratti non assediati di curiosi e operatori: in un mercato difficile, la filosofia Slow è ancora una scelta vincente? La risposta, raccolta tra i produttori presenti, è pressoché unanime — anche se le sfumature raccontano mondi diversi.
"I consumi si stanno trasformando da quantitativi a qualitativi: si beve meno, ma meglio - osserva Wolfgang Klotz, direttore commerciale di Cantina Tramin - In quest'ottica la filosofia slow è alquanto contemporanea e lungimirante". Crescono, secondo Klotz, l'attenzione alla provenienza, l'interesse per i territori e per le persone che ci lavorano, insieme a una sensibilità sempre più diffusa verso il rispetto del vigneto. Coglie lo stesso fil rouge Angela Maculan: "L'approccio slow, con attenzione all'identità territoriale e alla sostenibilità, è sempre più importante e attuale. Slow Wine ha una community specifica, curiosa, attenta al dettaglio, consapevole e ogni anno si allarga sempre di più".
Giuliano Pisoni di Pisoni 1852 avverte però che la filosofia slow non è però una scorciatoia. "È un investimento a lungo termine. In un mercato saturo di prodotti standardizzati, il principio del buono, pulito e giusto non è solo un'etica, è un posizionamento distintivo". Il consumatore, spiega, non cerca più soltanto un calice, ma una storia di rispetto del suolo e resistenza climatica. "Essere slow paga perché costruisce una reputazione solida, l'unica moneta che non svaluta durante le crisi di mercato". La dimensione comunitaria, per Pisoni, è altrettanto decisiva: far parte di questa rete significa "parlare un linguaggio comune che scavalca le logiche del prezzo più basso per atterrare su quelle del valore condiviso".
Sul fronte della produzione artigianale, Jacopo Brucalossi di Cantina Colle Uncinano traduce il concetto in pratica quotidiana. "La fretta è cattiva consigliera quando si parla di vino, soprattutto di un vino artigianale dove il lavoro parte dal naturale ciclo della vigna". Ecco che Slow, per lui, significa anche avere il tempo di raccontare il proprio lavoro. "In una fiera molto orientata al mercato come quella di Bologna è proprio l'interlocuzione con questo tipo di potenziali acquirenti, sia italiani che esteri, a fare la differenza".
Segnali incoraggianti arrivano anche sul fronte generazionale. Dall'altoatesina Girlan notano come la filosofia slow faccia breccia soprattutto tra i giovani, "che sembrano bere meno, ma meglio". Consonante l'osservazione di Tenute Gregu, che alla fiera registra una presenza giovanile in controtendenza rispetto al racconto corrente, "insieme a una grande voglia di ripartire". Slow può essere allora un lasciapassare verso certi target di mercato, ma "prima di tutto è un credo che si trasmette con il proprio lavoro".
Sul piano aziendale, Elena Continelli di Costa a Modigliana sottolinea come la coerenza interna faccia la differenza: "essere riusciti a costruire un team che condivide davvero la visione slow per noi ha dato slancio concreto al progetto". Il direttore commerciale di Erste+Neue, Christoph Fischer, inquadra infine la questione nel rapporto con il consumatore finale: "mettere sempre davanti la sostenibilità permette di confrontarsi e fa breccia. La qualità resta il parametro essenziale, ma se si riesce ad aggiungere qualcosa in più per il consumatore, tanto meglio".
Il coro dei produttori è dunque unanime: la filosofia slow non è nostalgia né solo marketing, è un modo di stare nel mercato con una prospettiva lunga.

Degustazioni slow a BolognaFiere (foto YumeVision - Michele Purin)
Degustazioni slow a BolognaFiere (foto YumeVision - Michele Purin)

ETICA E RESPONSABILITÀ NEL DIALOGO TRA IL CARDINALE ZUPPI E CARLO PETRINI

Tra i momenti più significativi delle kermesse, il dialogo tra il cardinale, e arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi e il fondatore di Slow Food Carlo Petrini con i giovani viticoltori presenti. L’incontro ha posto al centro il ruolo sociale del vino e del cibo, andando oltre la sola qualità organolettica.
"È fondamentale parlare ai giovani che oggi producono vino - sottolinea Petrini - Questa nuova generazione deve assumersi responsabilità che un tempo non erano condivise. Il vino non è più solo una bevanda: è diventato elemento identitario, punta di diamante del sistema alimentare, portatore di una dimensione culturale nuova. Se non cambiamo abitudini e pensiero, il rischio è concreto. Il sistema alimentare è tra i primi responsabili dello sconquasso ambientale: il 30% del cibo viene sprecato mentre milioni di persone soffrono la fame. La crescita senza limiti e la concentrazione esclusiva sul profitto conducono a un punto di non ritorno. Occorre fondare la produzione su beni comuni e beni di relazione. Non è possibile concentrare la qualità del vino solo sull’aspetto organolettico. Senza una componente di responsabilità sociale, questo sistema è destinato a scomparire".
Il cardinale Zuppi rilancia il concetto di buono, pulito e giusto come chiave di sopravvivenza e futuro. "Spesso - dice - è il mercato a dettare le scelte. Ma dobbiamo dimostrare che il buono, pulito e giusto non è un’utopia: è l’unico modo per sopravvivere e garantire un futuro per tutte e tutti. Quando pensi di possedere, entri in una logica distruttiva. L’espressione 'Meno è di più' ribadita nella Laudato Si’ di Papa Francesco significa liberarsi dal consumismo e dallo spreco. Nelle piccole realtà c’è un’attenzione alla persona che nelle grandi dimensioni rischia di perdersi nei numeri. Per ritrovare il senso dei nostri giorni dobbiamo capire che siamo una comunità di destino".
Il confronto ha evidenziato la necessità di passare da competizione a cooperazione. Petrini conclude sottolineando che "Passare da una logica di competizione alla condivisione e alla cooperazione è una forma di libertà. La fraternità è condizione indispensabile per la giustizia e l’uguaglianza. Senza fraternità non c’è futuro. Ai giovani dico: portate avanti ciò che fate con orgoglio. E noi, come co-produttori, ci impegniamo a valorizzarlo".

Tra i momenti più significativi delle kermesse, il dialogo tra il cardinale, e arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi e il fondatore di Slow Food Carlo Petrini con i giovani viticoltori presenti
Carlo Petrini e il cardinale Matteo Maria Zuppi (foto Michele Purin)

VALORIZZARE I TERRITORI: BIODIVERSITÀ E INNOVAZIONE AL SERVIZIO DEL FOOD&WINE

Oltre agli aspetti filosoficio, morali e sociali, Slow Wine Fair e SANA Food hanno confermato la centralità delle piccole e medie aziende biologiche e biodinamiche e il ruolo strategico del biologico per il sistema agroalimentare italiano, che sfiora i 7 miliardi di euro di vendite.
Come ha spiegato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio "Il cibo biologico, espressione delle diversità territoriali, insieme al vino buono, pulito e giusto, rappresenta oggi un asse strategico per il futuro dell’agroalimentare italiano. Investire nella transizione agroecologica non è solo una scelta etica, ma una leva fondamentale per garantire sostenibilità economica, sociale e ambientale".

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