
Nel panorama del Chianti Classico, la Tenuta di Bibbiano a Castellina in Chianti rappresenta un caso esemplare di continuità e dedizione. Proprietà della famiglia Marrocchesi Marzi sin dal 1865, l’azienda è oggi guidata da Tommaso Marrocchesi Marzi, quinta generazione di una stirpe che ha saputo preservare un patrimonio culturale secolare.

Affacciata sulla Val d’Elsa, in una zona di antichissime origini etrusche, la Tenuta coniuga una storia nobile — che l’ha vista passare per le mani dei signori Squarcialupi e dell'Ospedale di Santa Maria Nuova — con una visione agronomica avanzata.
La proprietà si estende su una superficie complessiva di 220 ettari, condotti integralmente in regime biologico. Qui la viticoltura non è una monocoltura isolata, ma parte di un ecosistema complesso: 120 ettari sono infatti dedicati a seminativi, 15 all'oliveto e 30 sono occupati dal bosco. Questo equilibrio naturale è alla base della filosofia aziendale, che punta al traguardo ambizioso delle emissioni zero attraverso l'uso di tecnologie 4.0 e una gestione consapevole delle risorse.

I 40 ettari di vigneto poggiano su suoli caratterizzati da sedimenti argillosi di formazione pliocenica e ricchi di roccia alberese. Il cuore della produzione è il sangiovese grosso, declinato in un biotipo unico: un clone “monopolio” portato a Bibbiano a metà degli anni Cinquanta da Giulio Gambelli, oggi patrimonio esclusivo dell’azienda.
La peculiarità di Bibbiano risiede nella sua divisione geografica in due versanti opposti, che ne marcano l'identità organolettica: quello a nord-est, più fresco e minerale, e quello a sud-ovest, più solare e potente.
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