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Import vino USA, Nomisma: nel 2025 -12% a valore. Volumi tengono meglio (-3,3% i vini fermi, spumanti +3,6%). Italia riduce prezzi medi

Import vino USA, Nomisma: nel 2025 -12% a valore

di redazione | 24 Febbraio 2026

I dati confermano il rallentamento del mercato americano, condizionato da dollaro debole, dazi e consumi in calo. I volumi tengono meglio (-3,3% i vini fermi, spumanti a +3,6%). L’Italia riduce i prezzi medi per difendere le quantità, Francia e Nuova Zelanda resilienti.

Il consuntivo 2025 delle importazioni di vino negli Stati Uniti conferma un trend negativo che si era delineato con chiarezza già dalla primavera: il mercato chiude con una flessione di quasi il 12% a valore. È quanto emerge dai dati elaborati dal Wine Monitor di Nomisma, che evidenziano il peso combinato dell’indebolimento del dollaro e dell’effetto dei dazi.
Secondo l’analisi, sono venuti al pettine fattori strutturali già presenti da anni — in particolare il rallentamento dei consumi — che la fase espansiva post-Covid aveva temporaneamente attenuato.
La tenuta dei volumi è stata possibile anche grazie all’assorbimento di una quota dei dazi da parte di produttori e importatori, con un impatto diretto sulle marginalità. Nel complesso, i vini fermi d’importazione hanno limitato la contrazione al -3,3%, mentre gli spumanti sono rimasti in territorio positivo con un +3,6%.

Il consuntivo 2025 delle importazioni di vino negli Stati Uniti conferma un trend negativo che si era delineato con chiarezza già dalla primavera: il mercato chiude con una flessione di quasi il 12% a valore
Sul fronte italiano emerge una strategia di difesa delle quantità a scapito del valore. I vini fermi hanno registrato un calo del 15% in valore a fronte di una riduzione dei volumi contenuta al -2%. Ancora più evidente il fenomeno negli spumanti: -10% a valore ma volumi in crescita del 4%. In sostanza, un abbassamento del prezzo medio volto a contenere l’impatto inflazionistico in un mercato finale in contrazione.
Il rallentamento non risparmia i competitor, anche se con intensità diverse. Francia e Nuova Zelanda — nel segmento dei vini fermi, e la Francia anche negli sparkling — sono riuscite a incrementare i volumi esportati, limitando la flessione a valore sotto la media del mercato, segnale di una maggiore tenuta competitiva in un contesto che resta complesso per l’intero comparto.

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