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Piemonte del vino: allarme giacenze e crollo dei prezzi delle uve

Piemonte del vino: allarme giacenze e crollo dei prezzi delle uve

di redazione | 21 Febbraio 2026

Allarme lanciato in Regione dai Consorzi di Asti, Barbera e Brachetto. In Langa voci contrastanti, eppure è uscito l’allarme “bolla”. Chieste misure di salvaguardia.

Allarme giacenze di vino nelle cantine del Piemonte. E in Langa è già partito l’allarme “bolla”, con voci contrastanti che interpretano l’attuale situazione con approcci differenti.
“Il comparto vitivinicolo piemontese sta attraversando una fase di profonda crisi strutturale e di mercato, paragonabile per gravità solo alla crisi finanziaria del 2008 o all'emergenza Covid-19 del 2020. I dati presentati dai principali consorzi di tutela delineano uno scenario allarmante, caratterizzato da un calo generalizzato degli scambi sia in quantità che in valore”. Lo hanno affermato i rappresentanti delle organizzazioni di produttori vitivinicoli del Piemonte, sentiti in audizione dalla terza Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte.
“La situazione in Piemonte appare particolarmente critica se confrontata con il dato nazionale – prosegue la relazione presentata in Commissione - Mentre l'Italia ha registrato una produzione 2025 in linea con l'anno precedente, il Piemonte ha subito una riduzione del 4% sia rispetto al 2024 sia rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Nonostante la minore produzione, le giacenze in cantina sono aumentate, superando i 61 milioni di ettolitri a livello nazionale (+6% rispetto all'anno precedente)”.

a Vinbitraly Verrà poi celebrato l’Alta Langa Docg - primo metodo classico a essere prodotto in Italia - eletto vino Piemontese dell’anno 2025.
vigneti nelle Langhe in Piemonte

Il dato più drammatico riguarda il crollo dei prezzi delle uve, con flessioni che variano tra il -15% e il -30%. Le denominazioni più colpite includono: Barbaresco: -27% sul prezzo al kg rispetto al 2024; Nebbiolo d'Alba e Langhe Nebbiolo: rispettivamente -22% e -28%; Barbera d'Asti: cali fino al -30% per le uve diradate e selezionate; Arneis e Dolcetto: riduzioni tra il -14% e il -21%.

DAZI E CRISI INTERNAZIONALE

Tra le cause della crisi – specifica la relazione – “la contrazione dei consumi, con un calo progressivo dei volumi consumati negli ultimi 5 anni; difficoltà nell'export, con una riduzione stimata del 7% verso i Paesi extra-UE a fine 2025, aggravata dalla sola minaccia di dazi negli USA, nemmeno entrati in vigore; eventi climatici, con fenomeni straordinari che stanno diventando ordinari, mettendo a dura prova i vigneti; campagna dell’Ocse che ha tacciato il vino di essere cancerogeno e non, per esempio, il gin o il whisky e nemmeno la birra, con un evidente scarso peso politico di Francia e Italia”.

“La situazione in Piemonte è critica — ammette Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti, al Corriere di Torino — Nonostante la minore produzione, le giacenze in cantina sono aumentate. C’è un dato che è incontrovertibile: il consumo medio di vino è in discesa e si attesa a 20 litri l’anno procapite, se non supportiamo i viticoltori il settore va incontro al disastro, anche nei cosiddetti vini premium”.
I dati del Ministero dell’agricoltura – riportati dal Corriere - indicano che rispetto al 2019 lo stock di Barolo si è gonfiato da 65 a 74,9 milioni di bottiglie (+15%) e quello di Barbaresco da 19 a 21,8 milioni (+14,7%).

Il presidente del Consorzio di tutela Ricagno: “Nel 2025 verso consumi a bassa gradazione”.
il presidente del Consorzio di tutela Asti Docg Stefano Ricagno

CORRERE AI RIPARI

Per salvaguardare il reddito delle famiglie coinvolte, i Consorzi chiedono interventi immediati volti a "decongestionare" il mercato. Le proposte includono azioni di breve periodo per ridurre l'offerta eccedentaria e attività di promozione territoriale per sostenere la domanda, diversificando i canali commerciali per i vini più in difficoltà come Barbera, Dolcetto, Cortese e Moscato.
“Ci sono varie misure da adottare – prosegue Ricagno al Corriere - dalla distillazione del prodotto in eccedenza per produrre alcol fino ad agevolazioni per chi vuole uscire dal settore. L’alternativa è rendere la filiera non più sostenibile”.
Se però i Consorzi del Monferrato hanno messo le carte in tavola e chiesto interventi urgenti, dalle Langhe già si getta acqua sul fuoco e le voci contrastanti tendono a suggerire letture più moderate. In ogni caso il Piemonte deve fronteggiare un momento difficile.

 

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