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Vino Toscana 2025, Ismea: produzione -19%. Frena export extra-UE (-8,6%). Enoturismo strategico

Vino Toscana 2025, Ismea: produzione -19%. Frena export extra-UE (-8,6%). Enoturismo strategico

di redazione | 13 Febbraio 2026

Preoccupano i dati del report annuale Ismea presentati a Firenze in occasione di PrimAnteprima, l’evento di apertura delle Anteprime del vino toscano. Germania -28,5% e Giappone -27,6%. Si guarda a nuovi mercati e all’enoturismo.

Il “carrarmato” del vino di Toscana si incaglia nelle criticità di un mercato che perde smalto e nel 2025 paga le prolungate tensioni internazionali. Se il mercato italiano tutto sommato tiene, soprattutto considerando la congiuntura difficile – perde il 2,1% in volume e in valore l'1,4% - è l’export a soffrire un pesante -8% a valore nonostante un lieve aumento in volume (+0,7%). La frenata netta è sul fronte delle esportazioni extra-UE, mentre il mercato domestico sembra tenere.
È questo lo scenario tratteggiato dal report annuale Ismea presentato all’evento PrimAnteprima che apre le Anteprime toscane.

La reazione sembra orientata su tre linee: riduzione della produzione - già attuata dalla vendemmia 2025, programmata al ribasso con un -19% complessivo – e spinta su nuovi mercati come Mercosur e India, ma soprattutto investendo energie e pensiero sull’enoturismo, la vera leva per l’Italia.

la presentazione del Report Ismea a PrimAnteprima
la presentazione del Report Ismea a PrimAnteprima

EXPORT SOTTO PRESSIONE

Le esportazioni di vini fermi Dop toscani, per il 96% rappresentate dai rossi, hanno mostrato nei primi dieci mesi del 2025 una dinamica contrastante: lieve aumento in volume (+0,7%), ma netta diminuzione in valore (-8,0%) rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il dato più preoccupante riguarda i mercati extra-UE, che rappresentano circa due terzi dei volumi e oltre il 70% del valore delle esportazioni toscane: qui la contrazione in valore raggiunge l'8,6%. Al contrario, i volumi verso l'Unione Europea crescono del 3,5%, anche se il valore subisce comunque una flessione del 6,2%.
Gli Stati Uniti si confermano il mercato cardine, con un peso in valore superiore a quello dell'intera Unione Europea. Nei primi dieci mesi del 2025, i volumi verso gli USA sono cresciuti del 2,9%, ma i valori sono calati del 4,1%. Un contesto influenzato dalle tensioni commerciali: dopo l'accordo del 27 luglio 2025, gli USA hanno applicato dazi del 15% sulla maggior parte delle merci UE, con un impatto stimato dell'11,8% sugli spumanti e del 14% sui vini fermi.
Interessante la dinamica di medio periodo: tra le medie triennali 2017-19 e 2022-24, gli Stati Uniti hanno ridotto le quantità importate dell'11,2%, ma hanno aumentato il valore del 31,7%, segnale di un rafforzamento del posizionamento premium. Situazione opposta per Germania e Giappone, che combinano forti cali di volume (rispettivamente -28,5% e -27,6%) senza recupero sui valori. La Francia spicca come unico grande mercato in crescita sia in volume (+7,8%) sia in valore (+99,8%).

DOMANDA INTERNA IN AFFANNO

Anche il mercato domestico mostra segnali di debolezza. Nel 2025, limitatamente agli acquisti nei format della grande distribuzione, le vendite dei vini toscani Doc/Docg hanno registrato una riduzione del 2,1% in volume, accompagnata da una flessione del valore dell'1,4%. Un dato comunque migliore rispetto alla media nazionale dei Doc/Docg (-3,1% in volume).
Nel complesso del comparto vini e spumanti, che rappresenta il 3% della spesa alimentare degli italiani, si registra una spesa sostanzialmente stabile a fronte di una riduzione dei volumi del 2,9%. I vini fermi hanno segnato una flessione del 3,9%, mentre gli spumanti continuano a crescere (+3,2%), confermandosi un segmento consolidato legato anche al consumo fuori pasto.
L'indice di penetrazione dei vini toscani Doc/Docg è del 20% (era il 23% nel 2021): una famiglia su cinque acquista almeno una volta l'anno vino toscano Doc/Docg. Nella fascia di consumatori con reddito medio-alto, la penetrazione sale al 27%.

PREZZI SOTTO PRESSIONE

Il 2025 ha chiuso con una contenuta riduzione dei listini. Secondo l'Indice Ismea dei prezzi, la riduzione complessiva del 2% è maturata essenzialmente nei vini da tavola (-2,6%) e, in misura minore, nelle IGP e nelle DOP. E questo si è ripercosso sulle dinamiche di mercato a valore.
Al vertice della piramide qualitativa si è registrato un andamento opposto tra bianchi e rossi: al leggero incremento dei listini dei primi si è contrapposta la riduzione delle quotazioni dei secondi, a conferma del difficile momento del segmento dei rossi premium, diffuso peraltro in tutti i Paesi produttori.

ENOTURISMO RISORSA STRATEGICA

In un contesto di difficoltà per le forme tradizionali di distribuzione, l'enoturismo si conferma una leva strategica fondamentale. La Toscana ha raggiunto nel 2024 i 15 milioni di arrivi (+2,6% sul 2023) e 46,2 milioni di presenze (+0,4% sul 2023), rappresentando circa il 10% dell'affluenza turistica nazionale.
Gli stranieri, con più di 8,6 milioni di arrivi, costituiscono il 58% del mercato turistico regionale. Rispetto al 2019, la domanda internazionale è cresciuta del 10,3% negli arrivi e del 3,3% nelle presenze, mentre quella domestica resta ancora sotto i livelli pre-pandemici (-2% arrivi, -12,2% presenze).

VENDEMMIA PROGRAMMATA AL RIBASSO

La vendemmia toscana 2025 ha prodotto 2,2 milioni di ettolitri di vino, segnando una riduzione del 19% rispetto all'anno precedente. Un dato che potrebbe allarmare, ma che in realtà si colloca esattamente in linea con la media delle produzioni degli ultimi 15 anni. La flessione, infatti, è in larga parte frutto di scelte strategiche: i Consorzi hanno optato per una politica di contenimento dell'offerta per gestire le consistenti giacenze e il trend in diminuzione della domanda interna.
L'Italia nel suo complesso mostra invece un andamento opposto: le stime Ismea-Assoenologi-UIV indicano una produzione nazionale in crescita rispetto al 2024, stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri (+8%), che consente al Paese di mantenere saldamente la leadership mondiale nella produzione vinicola.

IL 97% DEI VIGNETI A DENOMINAZIONE, 38% BIO

“La Toscana conferma la sua vocazione verso l'eccellenza”, si legge nel report Ismea. Perché quasi tutta la superficie vitata regionale è destinata a produzioni di qualità, con il 97% dei vigneti iscritti a denominazioni Dop, contro una media nazionale che si ferma al 65%. Questa scelta si riflette nel vino che arriva sul mercato: circa il 90% della produzione toscana rientra nelle Indicazioni Geografiche, a fronte di poco più della metà del totale nazionale.
Il settore conta oltre 12mila aziende vitivinicole che operano su una superficie di circa 61mila ettari, coltivati in prevalenza a vitigni a bacca rossa. Fortunatamente il sangiovese domina incontrastato, coprendo quasi il 60% della superficie vitata, seguito a distanza da merlot (9%) e cabernet sauvignon (6%). I vitigni a bacca bianca hanno un ruolo più marginale, con trebbiano toscano e vermentino che insieme rappresentano meno del 7% del totale.
La Toscana si distingue anche per l'attenzione alla sostenibilità. Nel 2024, la superficie coltivata a vite biologica ha superato i 23.000 ettari, pari al 38% del vigneto regionale e al 17% dell'intera superficie vitata biologica italiana. Un risultato che colloca la regione tra le più avanzate nel percorso tracciato dal Green Deal europeo.

PROSPETTIVA MONDO, IN & OUT

Il settore vitivinicolo toscano – si evidenzia nel report Ismea - si trova ad affrontare una fase di profonde trasformazioni, determinate da cambiamenti nei gusti dei consumatori, crescente attenzione alla sostenibilità e instabilità geopolitica. Il vino resta un prodotto identitario che racchiude tradizione e territorio, ma necessita di una comunicazione rinnovata, soprattutto verso le generazioni più giovani.
In questo quadro, diventano opportunità strategiche i nuovi accordi commerciali con mercati emergenti come Mercosur e India. L'accordo UE-Mercosur, siglato il 17 gennaio 2026, prevede l'eliminazione graduale dei dazi attualmente molto elevati (intorno al 21% in media) sui vini imbottigliati. Per l'India, i negoziati conclusi il 27 gennaio 2026 prevedono che i dazi sul vino passino dal 150% al 75% all'entrata in vigore dell'accordo, per poi scendere fino al 30% per la fascia premium e al 20% negli altri casi.
“In questo contesto – chiude l’impronta prospettica nel report - assumono molta rilevanza l’enoturismo e tutte le esperienze che avvicinano al mondo del vino e ai suoi luoghi e questo sia per il turista nazionale che straniero considerato che la domanda di vini rossi premium e di qualità è stimata rimanere in crescita in termini di valore, alimentata da nuovi modelli di distribuzione e da consumatori più esperti o focalizzati sull’esperienza”.

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