
In un contesto di mercato globale attraversato da profondi cambiamenti, il Lugana Doc conferma la propria solidità strutturale, chiudendo l’ultima annata con risultati che evidenziano continuità produttiva, tenuta dei prezzi e capacità di generare valore lungo tutta la filiera.
La produzione della denominazione si attesta oltre i 206.336 ettolitri, pari a 27.511.466 bottiglie, un livello che riporta il Lugana su una traiettoria di normalità produttiva, in linea con le annate precedenti agli eventi grandinigeni che avevano colpito il territorio nel 2023.
Anche sul fronte economico emergono segnali di consolidamento. Il prezzo medio a scaffale si posiziona a 9,10 euro a bottiglia (fonte Nielsen), mentre il prezzo delle uve si mantiene su una media di 2,08 euro al chilogrammo (fonte Camera di Commercio di Verona). Indicatori che confermano il posizionamento del Lugana Doc nella fascia mid-to-premium dei bianchi internazionali, frutto di una strategia orientata alla qualità e alla tutela del valore.
Il percorso di consolidamento interno procede in parallelo a un programma di apertura verso i mercati internazionali, considerati centrali per sostenere la crescita futura della denominazione e rafforzarne la riconoscibilità sui mercati esteri.
"Al di là dei numeri – commenta Fabio Zenato, presidente del Consorzio Tutela Lugana Doc – ciò che emerge è la straordinaria tenuta del 'sistema Lugana'. Dopo le sfide climatiche degli scorsi anni, non era scontato tornare a correre con questa autorevolezza. La stabilità che registriamo oggi è il frutto di una scelta di campo precisa: non abbiamo rincorso i volumi a ogni costo, ma abbiamo protetto il valore del lavoro dei nostri viticoltori. Oggi il Lugana non è solo un vino che si vende bene, è un asset territoriale che garantisce sicurezza a tutta la filiera".
In questo contesto si inserisce la presenza del Lugana Doc a Wine Paris e, successivamente, a ProWein 2026 a Düsseldorf, appuntamenti strategici per consolidare i rapporti con i buyer internazionali, in particolare nell’area DACH, con la Germania che si conferma primo mercato di riferimento e sempre più connesso anche ai flussi di enoturismo verso il Lago di Garda.
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