
A Breganze, sulle pendici dell'Altopiano di Asiago, il vino dolce non è mai stato un semplice comprimario del fine pasto. Per la famiglia Maculan è da sempre un atto di identità. Una storia che parte da lontano — dall'osteria di bisnonno Gaetano negli anni Venti, passando per la fondazione della cantina nel 1947 ad opera di nonno Giovanni — e che trova la sua svolta qualitativa con Fausto Maculan, enologo diplomato a Conegliano, che nel 1973 prende le redini dell'azienda e ne ribalta la filosofia: dalla quantità alla qualità, dalla distribuzione in damigiana alla ricerca enologica.
Oggi Maria Vittoria e Angela Maculan, terza generazione, affiancano il padre nella conduzione di un'azienda che sui propri vigneti nella Doc Breganze — colline vulcaniche e tufacee, clima mitigato dalla vicinanza dell'altopiano — ha costruito una reputazione internazionale. Se i rossi come il Fratta hanno contribuito a ridefinire il profilo enologico del territorio, è nei vini dolci che Maculan ha trovato la sua voce più autentica e riconoscibile: dal Torcolato al prezioso Acininobili, figli della vespaiola, dal Dindarello al passito Madoro, unico nel suo genere.

È proprio su questa gamma che si innesta il Premio Maculan 2026, dedicato al miglior abbinamento tra un vino dolce e una portata salata. Un concorso che non è esercizio di stile, ma dichiarazione di intenti: scardinare la consuetudine che relega il vino dolce al dessert, aprendogli la strada verso il cuore del pasto.
La partecipazione è aperta a chef professionisti e appassionati di enogastronomia: basta inviare la propria candidatura con una ricetta originale entro l’1 marzo 2026. Un comitato tecnico selezionerà le quattro migliori proposte, che accederanno alla serata finale del 23 marzo 2026 nella sede dell'azienda a Breganze. I finalisti prepareranno la loro creazione davanti a una giuria qualificata, e il vincitore avrà l'opportunità di replicare il piatto e illustrare l'abbinamento durante un evento dedicato a Vinitaly 2026, nello stand Maculan. Il regolamento è sul sito dell'azienda.

La degustazione dei quattro vini dolci di Maculan racconta altrettante letture della dolcezza, diverse per uva, metodo e temperamento.
Il Dindarello è il più immediato e luminoso della gamma: moscato appassito un mese e vinificato in acciaio, con 110 g/l di residuo zuccherino gioca su freschezza e fragranza aromatica.
Il Torcolato porta in scena la vespaiola nella sua espressione più classica, con quattro mesi di appassimento in fruttaio e un anno in barrique; i suoi 150 g/l di zucchero residuo sono bilanciati da un'acidità esemplare, nella cifra stilistica "dolce-non-dolce" che è firma della casa.
Il Madoro, blend paritario di marzemina e cabernet sauvignon, sposta la prospettiva sul rosso con un passito di rara personalità e 100 g/l di residuo.
Infine Acininobili, vertice della produzione: vespaiola botritizzata selezionata acino per acino, due anni in barriques nuove e circa 200 g/l di zucchero residuo, per un nettare sontuoso dove la complessità aromatica e la persistenza sono di livello assoluto.
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