
Argiano è una delle aziende che hanno contribuito in modo diretto alla definizione dell’identità di Montalcino, prima ancora che il Brunello diventasse un riferimento internazionale. Una tenuta che attraversa oltre quattro secoli di storia senza mai perdere centralità nel racconto del territorio.
Fondata nel 1580, Argiano si sviluppa sul versante sud-occidentale della collina ilcinese, lungo l’asse che da Montalcino scende verso Tavernelle, in una delle aree geologicamente più antiche e da sempre considerate tra i poli qualitativi più solidi della denominazione. Non si tratta soltanto di una lunga continuità produttiva: Argiano è parte attiva della storia istituzionale del territorio, essendo tra i soci fondatori del Consorzio del Brunello di Montalcino nel 1967, in una fase in cui le regole produttive e l’immagine del vino erano ancora in piena definizione. La posizione geografica della tenuta rappresenta uno degli elementi chiave del suo profilo. I vigneti si collocano tra i 280 e i 350 metri sul livello del mare, in un’area caratterizzata da un clima ventilato e da marcate escursioni termiche, condizioni che favoriscono una maturazione lenta e regolare delle uve. La collina guarda verso la Maremma e il Monte Amiata, beneficiando di correnti d’aria costanti che contribuiscono alla sanità delle piante e alla precisione aromatica dei vini.
Uno degli aspetti più distintivi di Argiano è la natura dei suoi suoli. Gran parte dei vigneti poggia su marne calcaree di origine marina, risalenti a circa 25 milioni di anni fa, residuo del ritiro dell’oceano che un tempo ricopriva quest’area della Toscana. Terreni ricchi di carbonato di calcio, dotati di buona capacità drenante e di una struttura che favorisce l’approfondimento radicale.
Negli ultimi anni la cantina ha investito in uno studio approfondito dei suoli, affidandosi al lavoro del geologo Pedro Parra e dell’agronomo Francesco Monari. Un percorso che ha portato a una mappatura puntuale delle parcelle, consentendo di distinguere le diverse espressioni del sangiovese all’interno della proprietà e di adattare pratiche agronomiche e scelte di vinificazione alle specificità di ciascun vigneto. La Vigna del Suolo rappresenta l’esempio più emblematico di questo approccio: una parcella storica, piantata nel 1965, collocata nella parte nord della proprietà, dove la marna calcarea affiora in modo particolarmente evidente.

La storia recente di Argiano è segnata da scelte di apertura e da una visione laterale che, in più occasioni, ha anticipato tendenze poi divenute centrali nel panorama toscano. Nel 1995 nasce il Solengo, un vino fuori dalla denominazione Brunello, ottenuto da un assemblaggio di cabernet sauvignon, merlot, petit verdot, syrah e, all’occorrenza, una minima parte di sangiovese. Firmato da Giacomo Tachis insieme a Noemi Marone Cinzano, a quei tempi proprietaria della tenuta, il Solengo rappresenta uno dei primi e più identitari supertuscan prodotti a Montalcino. Un progetto volutamente autonomo rispetto al Brunello, capace di affermarsi senza entrare in competizione diretta con esso, ma profondamente radicato nei suoli e nel clima di Argiano.
Un passaggio decisivo avviene nel 2013, con l’acquisizione della proprietà da parte di André Santos Esteves. Da quel momento prende forma una rilettura complessiva del progetto Argiano, guidata dall’amministratore delegato Bernardino Sani. L’obiettivo è chiaro: valorizzare il patrimonio storico e agricolo della tenuta attraverso un approccio contemporaneo, fondato su rigore tecnico, conoscenza del territorio e rispetto dell’identità aziendale. Nel 2015 arriva un ulteriore momento chiave: la prima vendemmia del Brunello di Montalcino Vigna del Suolo. Nasce così il primo cru aziendale – fino ad allora il sangiovese di questa parcella confluiva nel Brunello Docg “classico” – destinato a diventare il riferimento più alto dell’interpretazione di Argiano del sangiovese di Montalcino.

Oggi Argiano si estende su circa 125 ettari complessivi, 60 sono vitati e di cui 42 dedicati al sangiovese. Il resto della superficie è suddiviso tra boschi, oliveti e vigneti di varietà internazionali – cabernet sauvignon e franc, merlot e petit verdot – ormai parte integrante della storia aziendale.
La conduzione agricola segue i principi dell’organico-rigenerativo, con particolare attenzione alla vitalità del suolo e alla biodiversità. Le lavorazioni sono ridotte al minimo indispensabile, si utilizzano sovesci e compost naturali e si evita l’uso di diserbanti chimici. L’obiettivo non è solo la sostenibilità ambientale, ma la costruzione di un equilibrio vegetativo capace di garantire continuità espressiva anche nelle annate più estreme. In cantina l’approccio è improntato alla misura. Le fermentazioni avvengono in vasche di cemento e acciaio; le macerazioni, mai eccessive, sono calibrate in funzione dell’annata e della parcella di origine. L’affinamento privilegia le botti grandi di rovere, mentre l’uso del legno piccolo è limitato e riservato ad alcune etichette specifiche.
Parallelamente al lavoro agricolo ed enologico, Argiano ha investito nel recupero del proprio patrimonio architettonico. Il restauro di Villa Bellaria, affidato all’architetto Filippo Gastone Scheggi, ha restituito centralità a uno dei complessi rurali più significativi del territorio senese. La villa non è soltanto un elemento estetico, ma parte integrante della vita aziendale, luogo di accoglienza e di racconto della storia della tenuta.
In questo contesto si inserisce la nuova collaborazione con Sarzi Amadè, storica azienda di distribuzione fondata nel 1966 e oggi punto di riferimento per il mercato nazionale e internazionale dei vini di alta gamma. Una partnership che nasce da una visione condivisa: da un lato Argiano, alla ricerca di un interlocutore capace di comprendere e valorizzare un progetto complesso; dall’altro Sarzi Amadè, da sempre orientata a costruire un catalogo fondato su identità chiare e produttori solidi.
“Per noi era fondamentale affidarci a un distributore che condividesse la nostra visione: dare centralità al territorio e raccontare il nostro lavoro con autenticità”, spiega Bernardino Sani. Un approccio che trova piena sintonia nelle parole di Alessandro Sarzi Amadè, che riconosce in Argiano una delle interpretazioni più credibili e continue di Montalcino.

La degustazione dei vini di Argiano restituisce un quadro coerente con il progetto aziendale: un equilibrio tra le diverse interpretazioni del sangiovese e le letture complementari affidate alle varietà internazionali di un supertuscan che parla il linguaggio ilcinese.
Il Rosso di Montalcino 2024 si muove su un registro immediato e fresco, centrato su frutto rosso e bevibilità. I Brunello 2020 e 2021 raccontano due stagioni differenti: il primo più disteso ed equilibrato, il secondo più compatto e nervoso, entrambi caratterizzati da una trama tannica fine e da una chiara impronta salina. Il Vigna del Suolo, nelle annate 2016, 2020 e 2021, entra in una dimensione più profonda e territoriale, dove il frutto lascia spazio a note agrumate, speziate e balsamiche, con una progressione scandita più dall’equilibrio che dalla potenza. Il Solengo, infine, conferma la propria autonomia stilistica: il 2021 è strutturato e profondo, il 2022 più caldo e generoso, mentre il 2023 privilegia una lettura più slanciata, con tannini cesellati e una marcata componente balsamica.

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