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Amarone Opera Prima, reggono nel 2025 i mercati internazionali e si cercano nuovi posizionamenti

Amarone Opera Prima, reggono nel 2025 (alcuni) mercati internazionali e si cercano nuovi posizionamenti

di Gian Omar Bison | 2 Febbraio 2026

Report dall’evento Amarone Opera Prima 2026, con un focus su mercati e prospettive del vino-icona della Valpolicella. Cresce la percentuale di vigneto certificato (più SQNPI, meno bio). Annata 2021 nel segno dell’equilibrio.

C’è un pragmatismo quasi contadino, ma terribilmente lucido, nei numeri che emergono da Amarone Opera Prima 2026. Se l’annata 2021 nel bicchiere convince per un'eleganza che mira a contenere la muscolarità del passato, è guardando ai mercati che si comprende quanto la sfida sia diventata complessa.

La Valpolicella ha smesso di correre alla cieca: oggi si muove su un terreno dove la contrazione dei volumi è un dato di fatto, ma la tenuta del valore racconta una storia di resistenza che passa per una massa critica imponente: 8.600 ettari vitati e una produzione di 60 milioni di bottiglie complessive di tutte le declinazioni della denominazione, capaci di generare un giro d'affari che sfiora i 600 milioni di euro.

un momento dell'evento Amarone Opera Prima
un momento dell'evento Amarone Opera Prima

FLESSIONE “FISIOLOGICA” NEL 2025, L’EXPORT REGGE

L’Amarone chiude il 2025 con una flessione contenuta al 2,4% (102 mila ettolitri). Un assestamento fisiologico in un panorama frammentato: se gli USA flettono del 5,8% sotto il peso dei dazi e la Svizzera segna un -9,8%, mercati come il Regno Unito (+8,9%) e i Paesi Bassi (+12%) tengono alta la bandiera dell'export, che assorbe ormai il 60% della produzione.

Rispetto all’edizione precedente, dove il focus era sulla tenuta post-pandemica della 2020, oggi la narrazione è virata sulla "Reinvention". Christian Marchesini, presidente del Consorzio, non usa giri di parole: “l’Amarone 2021 è un vino di carattere, solido ed equilibrato grazie a un andamento climatico e alla bravura dei produttori che hanno dimostrato una grande capacità di affinamento. Questo sarà l'Amarone dei prossimi anni”.
Marchesini va però oltre la tecnica e affronta la geopolitica: “non ci si può nascondere dietro le difficoltà dei mercati internazionali. I maggiori Paesi importatori sono in recessione e subiamo tensioni globali. Dobbiamo fare promozione e cercare opportunità nel Mercosur: negli anni '60 e '70 il Brasile era il nostro secondo mercato. Lo stesso vale per i nuovi accordi con l'India”. E bisogna, puntare di più sulla formazione e sulla consapevolezza dei produttori per renderli ancora più in grado di esercitare nella conduzione dell’azienda quella avvedutezza e flessibilità necessarie a capire per tempo e a reagire adeguatamente agli andamenti dei mercati.
Ora si attende la stagione delle fiere: da Wine Paris a Vinitaly, passando per Prowein, il confronto con il mood di questo 2026 è vicino.

Amarone nel segno della bevibilità, anche in estate
Amarone nel segno della bevibilità, anche in estate

PROMOZIONE OLTRE I CLICHÉ

È una sfida che pesa sulle casse del Consorzio: il 75% del bilancio è destinato alla promozione, uno sforzo immane che richiede - come sottolineato dal presidente - un impegno altrettanto forte dalle istituzioni. Ma è qui che il dibattito si fa serrato. Se l'anno scorso ci si interrogava sulla capacità dell'Amarone di restare il baluardo del lusso accessibile, quest'anno la sfida è stilistica. Il rischio, in questo rincorrere lo "snellimento" per compiacere i nuovi consumatori, è quello di preservarne, non svilirne, l’identità. L'Amarone è, per definizione, un vino di eccessi virtuosi e opulenza ragionata. E un ambasciatore del Made in Italy non può diventare un "rosso qualsiasi" per paura di risultare troppo imponente ma deve rivendicare la propria unicità come antidoto all'omologazione.

Su questo fronte, anche il Consorzio della Valpolicella sta giocando alcune carte coraggiose. Una su tutte: quella della temperatura di servizio. “Da anni proponiamo di servire Valpolicella e Superiore a temperature più basse”, spiega Marchesini, ricordando l'esperimento di Venezia 2023 con i rossi "raffrescati" abbinati al pesce. “Lo facciamo per non perdere mesi di consumo potenziale a causa di temperature non più adeguate”. Un'innovazione di servizio, dunque, che non intacca la struttura del vino ma ne allarga l'orizzonte.

il presidente del Consorzio Valpolicella Christian Marchesini
il presidente del Consorzio Valpolicella Christian Marchesini

AMARONE OPERA PRIMA, FOCUS SULLA SOSTENIBILITÀ

La crescita delle certificazioni SQNPI del 110% nell'ultimo triennio ha portato il 53% del vigneto in Valpolicella sotto certificazione. “Non è un’opzione, ma il pilastro verso la Valpolicella 2030”, ribadisce Marchesini.

“In uno scenario sempre più competitivo, la Valpolicella sta puntando forte sulla sostenibilità – rimarca il presidente – asset in chiave green del proprio territorio ma anche leva di mercato per diverse aree della domanda, dal nord-Europa al nord America, dove è considerata un valore aggiunto. La certificazione volontaria SQNPI ha trovato terreno fertile tra i nostri produttori”. Secondo l’analisi del Consorzio, la tutela agro-ambientale certificata insiste oggi su quasi 4666 ettari rispetto a un totale della denominazione di circa 8600 ettari. Di questi, 1100 ettari sono biologici (in contrazione del 9%) e quasi 3500 certificati con il logo ministeriale della sostenibilità.

assaggi dell'annata 2021 tra i produttori
assaggi dell'annata 2021 tra i produttori

AMARONE 2021, ANNATA DI EQUILIBRIO

In definitiva, l'annata 2021 presentata ad Amarone Opera Prima è un’ottima annata perché la natura ha regalato equilibrio, non perché l'uomo ha cercato di farne un vino "alla moda". Il futuro sta nel restare fedeli a sé stessi, con la pulizia di un pensiero produttivo che conta su 3.250 ettari destinati alla selezione delle uve per l'appassimento. Un metodo, un rituale, da proteggere e grazie al quale la Valpolicella vincerà la sua scommessa olimpica nel 2026.

Il profilo sensoriale dell’annata 2021 degustata tra i diversi produttori, stili e sensibilità, mostra un equilibrio riuscito tra maturità e freschezza. Il frutto è nitido, con note ricorrenti di ciliegia e marasca, spezie misurate e leggere sfumature balsamiche. In bocca la struttura resta solida, ma il tannino è più levigato e l’alcol meglio integrato, sostenuto da una freschezza che dà slancio al sorso. Nel complesso è un’annata meno muscolare e più leggibile, che punta sulla precisione senza rinunciare alla profondità.

 

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