
Elton John nuovamente on stage. Stavolta però non parliamo di musica: The Rocket Man sale su un nuovo palco ancora più frizzante, e lo fa con un calice in mano. Sir Elton si tuffa infatti nel mondo del beverage con un progetto che rispecchia perfettamente la sua storia personale e la sua idea di intrattenimento contemporaneo. Si chiama Elton John Zero Blanc de Blancs ed è uno spumante analcolico 0%, pensato come alternativa non-vino allo Champagne e lanciato nel Regno Unito al prezzo di 10 sterline. Un debutto che, come molte delle sue canzoni, punta a parlare a un pubblico ampio senza rinunciare allo stile.
Il riferimento al Blanc de Blancs – cuvée da chardonnay in purezza – chiarisce subito l’ambizione: non una semplice bevanda no-alcol, ma un prodotto che cerca di riprodurre armonia, ritualità e piacere del brindisi enoico, un po’ come una melodia ben costruita che funziona anche senza effetti speciali. Le uve arrivano dal nord Italia, selezionate da David Gleave MW, cofondatore di Liberty Wines, mentre la produzione avviene in Germania, oggi considerata uno dei centri di eccellenza per i vini no-alcol di qualità. A curare produzione e distribuzione è Benchmark Drinks, guidata da Paul Schaafsma, forte di una lunga esperienza con celebrity wine firmati da artisti come Kylie Minogue e Gary Barlow.
E se nel 1973 Elton chiedeva indulgenza con Don’t Shoot Me I’m Only the Piano Player, oggi la speranza è che questo vino incontri il gusto del pubblico senza costringerlo a dire, sorridendo, “Don’t shoot me, it’s only a wine”.
A differenza dei vini 0%, ottenuti rimuovendo l’alcol da un prodotto già fermentato, Elton John Zero nasce analcolico fin dall’inizio. Le uve chardonnay vengono fermentate con batteri selezionati che non producono alcol, simili a quelli usati nel kombucha - qualcosa di simile al progetto lanciato da Andrea Moser e Legend Kombucha nel 2025 - evitando i classici processi di dealcolazione come l’osmosi inversa. Una scelta che consente di preservare integrità aromatica e sensazione gustativa, evitando l’effetto “svuotato” tipico di molti vini dealcolati.
Il risultato è uno spumante elegante, completato da estratto di tè verde per una lieve struttura tannica e da una carbonazione fine, che regala bollicine delicate e persistenti. Come sottolinea David Furnish, marito e manager di Elton John, “Non si tratta di togliere qualcosa a un vino già buono, ma di costruire il gusto fin dall’inizio, per ottenere il miglior risultato possibile”. In altre parole, un brindisi senza alcol che non chiede di abbassare il volume: The show must go on, anche nel calice.

Furnish – Ceo di Rocket Entertainment, ex pubblicitario diventato regista e appassionato di Champagne – spiega in un’intervista esclusiva a Patrick Schmitt MW per The Drinks Business l’ispirazione dietro il progetto. “Ci siamo accorti – dice - che non esisteva un’alternativa all’altezza dello Champagne. Le bevande provate erano troppo dolci, metalliche o senza profondità; mancava equilibrio e raffinatezza”.
Elton e David, entrambi astemi, amano però intrattenere. Dai ricevimenti privati ai grandi eventi, sentivano la mancanza di un calice inclusivo per chi non beve. “Ci siamo stancati dell’acqua frizzante e dei succhi d’uva. Volevamo un prodotto che permettesse di brindare davvero” spiega Furnish.
La coppia ha partecipato attivamente alla definizione del blend finale, degustando campioni fino a trovare un prodotto che avrebbero servito senza esitazioni nella loro casa. Solo allora hanno deciso di mettere il nome di Elton John sul vino: un progetto personale, non un endorsement commerciale.
Furnish sottolinea che Elton è molto selettivo: “Riceve continuamente proposte per usare il suo nome, ed è estremamente attento a ciò che firma. Fuori da questo progetto, l’unica collaborazione recente è con il maestro profumiere Harry Slatkin per una linea di candele”.
Elton John Zero sarà servito nei grandi eventi della coppia, dai White Tie & Tiara Ball a Windsor agli Oscar Viewing Party a Los Angeles, pensato per chi non beve ma vuole sentirsi parte del brindisi. Un vino luxury che include, non divide.
Nonostante l’attenzione alla qualità, il prezzo rimane accessibile. "Se metto il mio nome su qualcosa, voglio che i fan possano permetterselo", spiega Elton John. Filosofia coerente con la sua carriera: perfezionismo senza esclusività. Come nella musica, anche nel vino non contano solo premi e riconoscimenti, ma quante persone possono godere dell’esperienza. E se un brindisi riesce a includere tutti, allora – alcol o meno – il risultato è lo stesso: si resta Still Standing, calice alla mano, con la sensazione che anche questo nuovo capitolo firmato Elton John sia destinato a durare.
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