
Unione Europea e India hanno concluso oggi un accordo di libero scambio (ALS) storico, aprendo anche al vino europeo e italiano un mercato finora pressoché inesplorato. L’intesa offre alle imprese europee dell'agroalimentare un accesso privilegiato a un mercato di 1,45 miliardi di persone, include strumenti di protezione per le indicazioni geografiche e favorisce l’ingresso delle Pmi.
Un’occasione concreta di diversificazione per le aziende italiane del settore vitivinicolo, vista la riduzione significativa degli attuali dazi federali all’importazione (oggi fissati al 150%), che saranno immediatamente dimezzati e scenderanno progressivamente, entro sette anni, al 30%, con una soglia ridotta al 20% per i vini con prezzo superiore ai 10 euro a bottiglia. Per i superalcolici il dazio viene invece ridotto al 40%.
UE e India avevano avviato i negoziati per un accordo di libero scambio nel 2007. I colloqui sono stati sospesi nel 2013 e poi rilanciati nel 2022. Il quattordicesimo e ultimo ciclo negoziale formale si è svolto nell'ottobre 2025, seguito da discussioni intersessionali a livello tecnico e politico.
L'accordo di libero scambio concluso è il più grande mai concluso da entrambe le parti. Rafforzerà i legami economici e politici tra la seconda e la quarta economia mondiale, in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche globali, sottolineando il loro impegno congiunto per l'apertura economica e il commercio basato su regole. "UE e India fanno la storia oggi - è il commenti di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea - approfondendo il partenariato tra le più grandi democrazie del mondo. Abbiamo creato una zona di libero scambio di 2 miliardi di persone, con entrambe le parti destinate a guadagnare economicamente. Abbiamo inviato un segnale al mondo che la cooperazione basata su regole produce ancora grandi risultati. E, soprattutto, questo è solo l'inizio: costruiremo su questo successo e svilupperemo le nostre relazioni per essere ancora più forti".
L'UE e l'India commerciano già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di EUR all'anno, sostenendo quasi 800 000 posti di lavoro nell'UE. Si prevede che l'accordo raddoppierà le esportazioni di beni dell'UE verso l'India entro il 2032 eliminando o riducendo le tariffe in valore del 96,6% delle esportazioni di beni dell'UE verso l'India. Complessivamente, le riduzioni tariffarie consentiranno di risparmiare circa 4 miliardi di euro all'anno in dazi sui prodotti europei.
Questa è l'apertura commerciale più ambiziosa che l'India abbia mai concesso a un partner commerciale. Conferirà un significativo vantaggio competitivo ai principali settori industriali e agroalimentari dell'UE, garantendo alle imprese un accesso privilegiato al paese più popoloso del mondo, con 1,45 miliardi di persone, e alla grande economia in più rapida crescita, con un PIL annuo di 3 400 miliardi di euro.
L'accordo elimina o riduce le tariffe spesso proibitive (oltre il 36% in media) sulle esportazioni di prodotti agroalimentari dell'UE, aprendo un enorme mercato agli agricoltori europei. Ad esempio, le tariffe indiane sui vini saranno ridotte dal 150% al 75% all'entrata in vigore e, infine, a livelli fino al 20%, le tariffe sull'olio d'oliva scenderanno dal 45% allo 0% in cinque anni, mentre i prodotti agricoli trasformati come pane e dolciumi vedranno eliminati dazi fino al 50%.
I settori agricoli europei sensibili saranno pienamente protetti, in quanto prodotti come la carne bovina, la carne di pollo, il riso e lo zucchero sono esclusi dalla liberalizzazione nell'accordo. Tutte le importazioni indiane continueranno a rispettare le rigorose norme dell'UE in materia di salute e sicurezza alimentare.
Parallelamente, l'UE e l'India stanno attualmente negoziando un accordo separato sulle indicazioni geografiche (IG), che aiuterà i prodotti agricoli tradizionali iconici dell'UE a vendere di più in India, eliminando la concorrenza sleale sotto forma di imitazioni.
Alla soddisfazione delle istituzioni europee e dei partner commerciali per le prospettive di crescita economica e di mercato che l’accordo apre, si unisce quella delle associazioni del vino.
Unione Italiana Vini (UIV) sottolinea come i benefici commerciali siano concreti e rappresentino una reale occasione di sviluppo in un mercato finora marginale per il settore vitivinicolo. Secondo UIV, a fronte di esportazioni enologiche italiane complessive pari a circa 8 miliardi di euro, l’export verso l’India si è fermato nel 2025 a soli 2,6 milioni di euro (7,7 milioni di euro per l’intera area UE), principalmente a causa del dazio del 150% che ha fortemente limitato l’accesso al mercato. Ma ora la situazione potrebbe cambiare in modo deciso.
L’accordo tra le due aree, che insieme rappresentano quasi un quarto del Pil mondiale, proseguirà il proprio iter con la validazione e la ratifica da parte delle istituzioni europee.
“Questa partnership offre una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa – commenta il presidente UIV, Lamberto Frescobaldi – ma soprattutto rappresenta una reazione chiara e positiva dell’UE alle tensioni geoeconomiche sofferte dal Vecchio Continente. Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello con il Mercosur – per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria – è perciò importante e dimostra il ruolo di peso della diplomazia del business”.
Cogliere tempestivamente queste possibilità può consolidare la presenza italiana in un mercato emergente, ancora in fase di sviluppo ma con grande potenziale di crescita.

Anche Federvini esprime il proprio apprezzamento per la conclusione dei negoziati. "La firma dell'accordo di libero scambio con l'India rappresenta un traguardo di straordinario valore per i nostri comparti e per l’economia europea nel complesso - dichiara il presidente Giacomo Ponti - Esprimiamo soddisfazione per l’impegno profuso dalla Commissione Europea nel rimuovere barriere che, per decenni, hanno reso le nostre produzioni marginali in un mercato dalle ampie prospettive di sviluppo. La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell'arco di sette anni, restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera".

L’India rappresenta un mercato di particolare interesse strategico anche per il comparto delle bevande spiritose, in un periodo di grande incertezza per i produttori. Grazie alla riduzione dei dazi sugli spirits dal 150% al 40%, nell’ambito dell’accordo UE-India, saranno favorite le importazioni di distillati e liquori, dato che il paese vede elevati consumi di spirits (oltre 23 miliardi di dollari) e in particolare di Whisky, Brandy e Rum, che rappresentano l’80% delle vendite.
In questo contesto, AssoDistil accoglie positivamente la conclusione dell’Accordo tra Unione Europea e India, "che apre nuove e concrete opportunità per il settore dei distillati e delle bevande spiritose italiane in uno dei mercati più interessanti e dinamici a livello globale".
"Se aggiungiamo che l’India vanta una classe media giovane e orientata ai prodotti di qualità premium e super-premium - chiosa ancora l'associazione dei distillatori italiani - è evidente che questa situazione apre opportunità per i prodotti di eccellenza del made in Italy, come Grappa IG e Brandy Italiano IG, che si distinguono per qualità, forte identità e legame col territorio, tutte caratteristiche particolarmente apprezzate dai consumatori indiani. Siamo perfettamente consapevoli che commercialmente ci troviamo a competere con multinazionali già presenti con diversi marchi sul territorio indiano, tuttavia, riteniamo che la qualità e l’unicità dei distillati e liquori nazionali possano essere elementi distintivi particolarmente apprezzati dai consumatori indiani".
D’altra parte, AssoDistil ricorda come l’India resti caratterizzata da una regolamentazione complessa e fortemente regionalizzata, "per cui serviranno strategie commerciali necessariamente accompagnate dalla costituzione di partnership locali e da una narrazione convincente che sottolinei la qualità e la territorialità delle nostre eccellenze".

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