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Non solo USA e Mercosur: vino stringe i denti anche in Cina. Nel 2025 import -21% sul 2024, l’Italia arretra a 82 milioni toccando i minimi

Non solo USA e Mercosur: il vino stringe i denti anche in Cina

di redazione | 26 Gennaio 2026

Nel 2025 le importazioni scendono a 1,3 miliardi di euro (-21% sul 2024), l’Italia arretra a 82 milioni toccando il minimo degli ultimi dieci anni, mentre tra tensioni commerciali e consumi in trasformazione il quadro dell’export globale si fa sempre più complesso.

Se il dibattito pubblico delle ultime settimane è dominato dai timori legati a un inasprimento dei dazi annunciati dagli Stati Uniti e dalla delusione per il congelamento dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, il perimetro delle difficoltà che oggi interessano il vino è in realtà ben più ampio. C’è infatti un altro fronte, passato in secondo piano ma tutt’altro che marginale, che merita attenzione: quello della Cina, un mercato che fino a pochi anni fa veniva indicato come il grande Eldorado per i vini di importazione, italiani compresi.
Alla domanda su come se la passi oggi il vino su questo mercato, la risposta è tanto semplice quanto poco rassicurante: male.
Secondo i dati elaborati da Wine Monitor di Nomisma, nel 2025 le importazioni complessive di vino hanno raggiunto 1,3 miliardi di euro, ma il dato è accompagnato da una contrazione del 21% rispetto all’anno precedente. Un calo significativo, che ridimensiona fortemente le aspettative coltivate nel periodo pre-Covid e che appare ancora più evidente se si considera come la crescita del mercato cinese registrata nel 2024 fosse stata in larga parte il risultato di un fattore straordinario: il ritorno sul mercato dei vini australiani, dopo tre anni di esclusione dovuta all’imposizione di dazi superiori al 200% da parte del governo di Pechino.
Venuto meno questo effetto-rimbalzo, il mercato ha mostrato tutta la sua fragilità strutturale.
Anche per l’Italia il quadro è complesso. Le esportazioni di vino verso la Cina si sono fermate a 82 milioni di euro, segnando il livello più basso degli ultimi dieci anni. Un risultato che fotografa con chiarezza le difficoltà incontrate dai produttori italiani in un contesto sempre più competitivo, ma che allo stesso tempo non rappresenta un’eccezione nel panorama internazionale.

Secondo dati Wine Monitor di Nomisma, nel 2025 le importazioni complessive di vino in Cina hanno subito una contrazione del 21% rispetto all’anno precedente
Sono infatti pochissimi i paesi produttori che possono vantare un andamento positivo delle vendite negli ultimi anni. Tra questi emergono due casi che vanno decisamente controtendenza: la Nuova Zelanda, che tra il 2020 e il 2025 ha registrato un incremento del 140%, e la Germania, in crescita del 34% nello stesso periodo. Due performance che non appaiono casuali e che condividono un elemento comune: l’orientamento verso i vini bianchi. Da un lato il Sauvignon Blanc neozelandese, dall’altro i Riesling tedeschi, come dimostra il fatto che il 54% dell’export di vino fermo tedesco è rappresentato da vini Dop della Mosella e dell’Assia Renana.
Un segnale che apre una riflessione più ampia sull’evoluzione dei gusti dei consumatori, tradizionalmente associati a una netta preferenza per il vino rosso. Se i dati suggeriscono un progressivo spostamento verso i bianchi, si tratterebbe di “qualcosa di nuovo sul fronte orientale”, capace di mettere in discussione schemi consolidati e strategie di posizionamento date a lungo per scontate.
In un contesto già appesantito dalle tensioni commerciali globali, dall’incertezza legata ai rapporti con gli Stati Uniti e dallo stop all’accordo Ue-Mercosur, la frenata del mercato cinese contribuisce dunque a delineare uno scenario complesso. Le difficoltà per il vino non sono circoscritte a singole aree, ma diffuse, e impongono alle imprese una riflessione profonda sulle priorità, sui mercati di riferimento e sulla capacità di intercettare consumi in rapido cambiamento.

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