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Crisi Terre d’Oltrepò, una cantina simbolo sospesa tra liquidazione e rilancio

di redazione | 19 Gennaio 2026

Debiti, soci in difficoltà e trattative aperte: il destino della più grande cooperativa vitivinicola lombarda si decide nelle prossime settimane, in bilico tra l’interesse della cooperativa veneta Collis e altre ipotesi sul tavolo.

La vicenda della cooperativa Terre d’Oltrepò rappresenta uno dei passaggi più delicati nella storia recente dell’Oltrepò Pavese. La cantina sociale più grande della Lombardia, con migliaia di ettari di vigneti, è da tempo in liquidazione coatta amministrativa dopo anni di difficoltà gestionali, calo dei conferimenti e tensioni finanziarie che ne hanno compromesso la solidità economica. E il futuro diventa un rebus sempre più intricato.

UNA CRISI CHE PESA SUI SOCI E SULLA FILIERA

La situazione ha avuto ripercussioni significative per i viticoltori conferenti, molti dei quali attendono il pagamento delle uve della vendemmia 2024 e guardano con preoccupazione alla 2025. La riduzione dei conferimenti, accompagnata da debiti consistenti e dalla perdita del capitale sociale, ha portato a incertezza tra le aziende agricole associate, che in alcuni casi hanno cercato alternative per il collocamento delle loro uve.
Prima del commissariamento, la cooperativa aveva tentato di ricostituire un consiglio di amministrazione stabile, senza successo, aumentando la pressione interna e la frustrazione dei soci. Inoltre, sindacati e rappresentanti dei lavoratori hanno sollecitato un intervento deciso e strutturato, sottolineando il rischio concreto per migliaia di occupati nella filiera vitivinicola locale.

TRA VERTICI ISTITUZIONALI E POSSIBILE VIA D’USCITA CON COLLIS

Nei primi giorni di gennaio si sono intensificati i confronti istituzionali sul futuro di Terre d’Oltrepò, con tavoli convocati dalla Regione Lombardia tra commissari, produttori e rappresentanti delle cooperative interessate. In questo contesto, la cooperativa veneta Collis Veneto Wine Group ha manifestato interesse per un possibile accordo di rilancio o acquisizione della cantina. Collis sembra concentrata principalmente su alcune strutture operative e stabilimenti strategici, senza includere necessariamente tutti gli asset storici della cooperativa - ad esempio potrebbe rimaner fuori la cantina di Santa Maria della Versa.
Durante un incontro a Casteggio, i vertici di Collis si sono interfacciati con alcuni dei principali produttori di uve della zona, definendo una condizione chiave per l’acquisizione: la quantità di uva che i soci si impegnano a conferire. L’obiettivo indicativo è stato fissato a 250mila quintali per la prossima vendemmia. Si tratta di un valore più basso rispetto alle medie storiche della cooperativa (oltre 400mila quintali), ma più ambizioso rispetto alle ultime due vendemmie, concluse con 170mila quintali nel 2024 (a causa di un’epidemia di peronospora) e 41mila quintali nel 2025 (per la fuoriuscita dei soci e il commissariamento). Entro la fine di gennaio, Collis dovrebbe incontrare nuovamente i soci di Terre per raccogliere adesioni al progetto.
Accanto a Collis, permangono altre manifestazioni d’interesse, che potrebbero dare origine a trattative parallele o a soluzioni “spezzatino”, con la vendita di singoli asset separatamente. Queste ipotesi alimentano dibattiti tra i soci sul futuro assetto organizzativo e produttivo della cooperativa e sulla tutela dell’identità del territorio vitivinicolo.

La cooperativa veneta Collis Veneto Wine Group ha manifestato interesse per un possibile accordo di rilancio o acquisizione di Terre d'Oltrepò
la sede di Collis Veneto Wine Group

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI IN UN FUTURO ANCORA DA SCRIVERE

Le istituzioni regionali e i rappresentanti delle cooperative stanno lavorando per favorire una soluzione condivisa che consenta, se possibile, il mantenimento del più ampio valore produttivo e sociale del marchio. Tuttavia, i soci rimangono cauti rispetto alle prospettive reali di ripresa, vista la complessità della situazione economica e l’incertezza sulle condizioni contrattuali delle trattative in corso.
La crisi di Terre d’Oltrepò non è solo economica: è la storia di un punto di riferimento culturale e produttivo per il Pavese che rischia di trasformarsi in un simbolo di perdita per un intero territorio. I prossimi sviluppi decisivi nelle trattative e negli incontri istituzionali potrebbero segnare una svolta fondamentale per i soci, i lavoratori e l’intera filiera vitivinicola della zona.

 

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