
L’enoturismo si conferma una componente strutturale dell’industria vitivinicola mondiale, con un contributo medio pari al 25% dei ricavi complessivi delle cantine, quota che sale al 32% nelle aziende extraeuropee. Il dato emerge dal Global Wine Tourism Report 2025, coordinato dalla Hochschule Geisenheim University in collaborazione con UN Tourism, Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (OIV), Great Wine Capitals Global Network e WineTourism.com. Basato sulle risposte di 1.310 cantine in 47 paesi, il report rappresenta la più ampia analisi internazionale mai condotta sul settore e offre un quadro dettagliato delle dinamiche economiche, operative e strategiche dell’enoturismo, evidenziandone il ruolo nella diversificazione delle economie rurali, nella creazione di occupazione e nel sostegno alle comunità locali.
L’indagine mostra che l’88% delle cantine intervistate propone almeno un’attività di enoturismo, con un’offerta ancora fortemente ancorata alle esperienze core: degustazioni di vino (79%), visite in cantina (68%) e tour nei vigneti (61%). Il numero mediano di visitatori si attesta a 1.500 persone all’anno per cantina, con una netta prevalenza di turisti domestici, che rappresentano il 65% dei flussi complessivi. Le dinamiche della domanda risultano tuttavia differenziate a livello geografico: in Europa, il 43% delle cantine registra un aumento dei visitatori e solo il 17% segnala un calo, mentre nelle regioni extraeuropee il 41% delle aziende riporta una diminuzione dei flussi, a fronte di un 28% che registra una crescita, evidenziando uno sviluppo disomogeneo del settore su scala globale.

Il profilo dell’enoturista resta prevalentemente maturo: la fascia 45–65 anni è indicata come dominante dall’82% delle cantine, seguita dai visitatori 25–44 anni (59%), in progressiva crescita, mentre la presenza di ospiti sotto i 25 anni rimane marginale (2%). Parallelamente, il report segnala un rafforzamento dell’interesse verso educazione al vino, sostenibilità, gastronomia ed esperienze autentiche e locali. L’innovazione è ampiamente riconosciuta come fattore competitivo (3,9 su 5), anche se gli investimenti effettivi risultano più contenuti (3,5). Le strategie più diffuse comprendono storytelling territoriale (65%), uso dei social media (59%), abbinamenti cibo-vino (58%), eventi culturali, workshop educativi e attività nei vigneti, spesso sviluppate attraverso collaborazioni con partner esterni, adottate dal 78% delle cantine.
Dal punto di vista economico, due cantine su tre dichiarano che l’enoturismo è redditizio o molto redditizio, confermandone il ruolo di driver economico locale. Guardando al futuro, il 51% delle aziende prevede nuovi investimenti, mentre il 73% si aspetta una crescita delle proprie attività enoturistiche. Anche tra le cantine non ancora attive, una su quattro ha già deciso di entrare nel settore e la metà sta valutando di farlo nel breve periodo, nonostante persistano criticità legate a pressioni economiche, calo dei consumi di vino (51%), cambiamenti nelle preferenze dei visitatori (40%), vincoli normativi e carenza di personale. In questo contesto, la sostenibilità assume un ruolo sempre più centrale: il 67% delle aziende la considera strategica e il 61% prevede che la sua importanza aumenterà ulteriormente nei prossimi cinque anni. Complessivamente, il 68% delle cantine ritiene che l’enoturismo crescerà nella propria regione e oltre il 60% lo considera uno strumento efficace per rafforzare la resilienza economica in periodi di crisi.

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