
Tenuta San Filippo, azienda vitivinicola di Montalcino fondata nel 1972 e acquisita da Roberto Giannelli nel 2003, annuncia una partnership paritetica con Maire Investments - il family office della famiglia Di Amato guidato da Fabrizio Di Amato, presidente e azionista di maggioranza del gruppo Maire. L'operazione ha l'obiettivo di rafforzare il capitale per sostenere l'espansione internazionale della cantina.
Negli ultimi anni i vini di San Filippo hanno ricevuto valutazioni positive dalla critica internazionale, ma Giannelli ha deciso di non affrontare da solo la fase di crescita. "Dopo un percorso di 20 anni – dice - costellato di sacrifici e impegni, ma anche di importanti riconoscimenti, sono orgoglioso e felice di dare ulteriore impulso a questa avventura con un amico come Fabrizio Di Amato al mio fianco, per sviluppare di più questo progetto unico e affrontare insieme l'avvincente sfida di un ulteriore ampliamento dei mercati internazionali".

Di Amato ha costruito in oltre quattro decenni il gruppo Maire (attivo in 45 paesi con 9.800 dipendenti e ricavi per 5,9 miliardi di euro nel 2024) e lo sbarco nel vino sembra quasi naturale. "Sono contento di entrare a far parte di questa realtà – dichiara - che rappresenta al meglio la tradizione vinicola del Made in Italy, capace di combinare l'autenticità del territorio con la passione e l'innovazione. Insieme all'amico Roberto Giannelli siamo pronti per cogliere le sfide future e valorizzare ulteriormente questo prezioso brand nei mercati internazionali".
La strategia delineata da Giannelli si discosta dalle logiche di crescita convenzionali. Non è previsto alcun incremento della produzione - che attualmente si attesta sulle 15mila bottiglie di Rosso di Montalcino e 25/27mila di Brunello all'anno.
"Non aumenteremo la produzione – precisa Giannelli - ma ci concentreremo di più su ogni microzona; quindi valorizzeremo sempre di più l'aspetto terroir. Abbiamo quattro diversi terroir e cercheremo di tirar fuori il massimo da ognuno di essi".
Gli investimenti si concentreranno sulla razionalizzazione degli spazi e sull'acquisto di nuovi macchinari. "Razionalizzeremo tutti gli spazi, costruendo strutture per le attrezzature, i trattori e tutto quello che riguarda l'aspetto agricolo. Gli investimenti andranno sull'aspetto tecnico, dell'aspetto di qualità del lavoro, comprando nuovi macchinari".
L'imprenditore definisce l'apporto di Maire Investments come un sostegno mirato. "È un grande aiuto finanziario, però non è un aiuto che stravolge; anzi, aiuta a migliorare il nostro già ottimo standard, cercando di mettere pezzettino per pezzettino quel qualcosa in più che serve nell'agricoltura di oggi e soprattutto in quella di domani".

Giannelli riconosce apertamente quello che considera un errore strategico condiviso da molti produttori di Brunello. "Ci concentreremo di più sull'Italia – chiosa - un mercato che fino ad oggi noi come tanti altri produttori di Brunello, forse sbagliando, non abbiamo valorizzato. Oggi è diventato un mercato fondamentale, importantissimo, è una cartina di tornasole internazionale fondamentale".
Parallelamente, l'azienda punta sui mercati emergenti. Attualmente l'export rappresenta circa l'80% delle vendite della tenuta, ma si intende giocare su "paesi come la Turchia, Abu Dhabi, Dubai e qualche mercato asiatico come le Filippine e Taiwan" L'obiettivo dichiarato è passare dagli attuali 25 paesi a 35, pur mantenendo l'identità del marchio. "La caratteristica di San Filippo di estrema qualità verrà ancora di più estremizzata con l'aiuto e il supporto di Fabrizio e dell'investimento della Maire."
La tenuta, certificata biologica dal 2013, intende implementare pratiche di agricoltura rigenerativa che vadano oltre l'assenza di input chimici. "Per la nostra azienda l'agricoltura rigenerativa rappresenta un naturale completamento dell'approccio biologico già in essere – spiega Giannelli - L'obiettivo non è solo evitare input chimici, ma rafforzare la vitalità del suolo, aumentare la resilienza del vigneto e migliorare la sua capacità di autoregolarsi".
Tra le tecnologie, in arrivo i droni per il monitoraggio dei vigneti. L'azienda sta inoltre valutando "la sperimentazione di sistemi automatizzati per alcune operazioni ripetitive e macchinari a guida assistita o robotica che possano operare con maggiore precisione e minore impatto sul terreno".
Le pratiche agronomiche si concentrano sul sovescio, per fissare naturalmente l'azoto, aumentare la sostanza organica e stimolare l'attività biologica del terreno, e oltre a migliorare la struttura del suolo sulla riduzione del compattamento. "Uno dei principi cardine dell'agricoltura rigenerativa è la minimizzazione del compattamento. A questo scopo, oltre a ridurre il numero di passaggi meccanici, stiamo puntando su soluzioni tecnologiche", con attrezzature più leggere ed efficienti. Infine ci sarà un uso selettivo del letame, "gestito in maniera selettiva, applicandolo solo nelle zone che mostrano carenze o che necessitano un supporto organico. Questo permette di arricchire il suolo senza eccessi, favorendo un equilibrio naturale dei nutrienti e sostenendo la biodiversità microbica".
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