
Qualche anno fa, poco prima di Natale... Mi arriva l’omaggio di un’azienda del vino che, causa mia prolungata assenza, devo ritirare direttamente in deposito, poco fuori Bologna (dove vivo). Arrivo e, in attesa del recupero da parte del personale, l’occhio cade su un lotto di bottiglie alto come l’Everest, con un foglio appiccicato che indica il destinatario: Osteria del Sole. Sono casse di champagne, Louis Roederer per la precisione. Mai visto tanto ben di Dio!
È la spedizione destinata alla celebrazione di un rito ben noto sotto le Due Torri: la vigilia di Natale, che all’Osteria del Sole - la più antica di Bologna, in attività dal 1465 - prevede esclusivamente la bollicina francese. I quantitativi serviti in quelle poche ore di apertura, dalle 11 del mattino alle 16.00-16.30, rappresentano fino a prova contraria il record assoluto del consumo di champagne in Italia in un locale pubblico. Sì, ma in cifre questo cosa significa? La curiosità mi ha portato, con successo, a chiederlo al proprietario dell’Osteria, Nicola Spolaore.

Partiamo subito dai numeri: quanto champagne si stappa in quelle cinque ore ‘di fuoco’? “Siamo sulle 180 bottiglie di formato standard, 120 magnum, due/tre grandi formati tra jeroboam e mathusalem, più un numero cospicuo di mezzine, quelle che io chiamo ‘il collirio’. Dal 2004, sostanzialmente solo Louis Roederer e Cristal”, racconta Spolaore.
La tradizione della vigilia-champagne inizia negli anni Settanta quando Luciano, il padre di Nicola, decide di riservare quel giorno tanto importante ai propri amici appassionati di champagne, che sotto le torri erano davvero tanti (e affezionati al locale). E allora Luciano fissa la regola: il 24 dicembre all’Osteria si beve esclusivamente champagne. All’inizio era solo Krug, poi però le etichette cambiano perché, ricorda Nicola. “Papà aveva un bel caratteraccio e a volte bastava una bottiglia non a posto, o una risposta sbagliata del distributore dell’epoca, per fargli perdere le staffe. Io sono un po’ più morbido e tendo a mantenere i rapporti. Quello con Sagna, l’importatore di Louis Roederer, lo ha avviato papà, cinque anni prima di lasciare questo mondo, e io lo porto avanti in piena sintonia. Siamo sicuramente degli ottimi clienti per loro”.

Com’è il 24 dicembre all’Osteria del Sole? Chi, come me, ha vissuto anche di passaggio questa giornata così incredibilmente festosa, fatica un po’ a descriverla, perché la memoria - dopo un numero imprecisato di calici - tende a dissolversi. E poi perché le emozioni non vanno descritte, bensì vissute. Il prezzo fa la selezione: chi arriva quel giorno al Sole non lo fa per “stonarsi” il cervello, ma per bere bene e circondato da persone che sono, o almeno cercano, di essere felici, in un luogo che continua a rappresentare un punto di riferimento per la città e i suoi abitanti.
Mentre parlo con Nicola arriva un avventore, tale Dario, attratto forse dai miei appunti presi al computer. “Scrivilo! - mi esorta - Nicola è l’ultimo oste rimasto Bologna, l’ultimo ad accogliere tutti alla stessa maniera e a servire vini buoni al giusto prezzo”. E io, caro Dario, l’ho scritto.
Tornando al rito della vigilia, rimbalzo la domanda a Nicola, il quale risponde così. “Ogni anno mi emoziono perché non c’è niente di organizzato, tutto avviene in maniera spontanea. Io non chiamo nessuno, ma la gente sa che l’Osteria è aperta e serve solo champagne. Alla fine della giornata, quando straccio la pagina dell’agenda delle prenotazioni, i nomi sono sempre gli stessi: persone che da anni bloccano il loro tavolo per stare con gli amici”.
Per la cronaca, ai tavoli dell’Osteria si beve quel che la casa propone, e si mangia quel che si vuole, a patto che ognuno se lo porti da fuori. L’Osteria del Sole infatti applica la regola che si può consumare quel che si vuole, acquistandolo però dai negozi o dalle salumerie del circondario (siamo nel Quadrilatero di Bologna, un concentrato di salsamentari e di insegne food-oriented) o portandolo direttamente da casa. All’interno non c’è la cucina, tutti gli spazi sono destinati ad accogliere la clientela.
Il vino non manca mai, anche se alla Vigilia si dà fondo alle scorte di bollicina francese. “Un anno – ricorda Nicola – vendo tutto e mi resta soltanto una bottiglia: era una magnum di Cristal Rosé, credo fosse in vendita a 900 euro. Ed erano tutti assetati… Mica potevo scegliere io a chi darla. Così decido di metterla all’asta”. Com’è finita? “Aggiudicata e assegnata al miglior offerente, per duemila euro”.

Sono storie da Osteria del Sole, un luogo unico nel suo genere, al cui interno vige una curiosa toponomastica tra le sale dedicate a personaggi viventi - come l’ex rettore dell'Università Fabio Roversi Monaco, a cui Nicola deve molto. “Il professore - ricorda - è stato il salvatore dell’Osteria. Quando mio padre mancò, fummo a un passo dalla chiusura, tra problemi di bilancio e di autorizzazioni. Fu allora che la Fondazione Carisbo, presieduta dal professore, comprò l’immobile e avviò gli interventi necessari, per poi affittarlo a un buon canone, a patto che fossi io a gestirlo. Il professore è anche un ottimo giocatore di tressette”. Poi c’è la piazzetta interna, quella nella piccola corte, dedicata a Fabio Testoni alias Dandy Bestia “musicista bevente” e chitarrista degli Skiantos, al quale sarà dedicato certamente un brindisi in questa vigilia - la prima senza di lui, che se ne è andato a metà marzo.
C’è il tavolo del Commissario Tonino, altri cliente storico (e mancato tanti anni fa) con cui ho personalmente parlato ore ed ore tra un calice e l’altro, facendomi raccontare un sacco di storie noir della Bologna degli anni Ottanta. E soprattutto c’è l’impronta lasciata da Luciano, che ha gestito l’Osteria di famiglia fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 2009.

Ci ha lasciato, il grande Luciano, delle storie ormai diventate leggendarie, come la volta in cui arrivò il barone Krug in persona per capire che diavolo di posto fosse quello in cui si vendeva così tanto champagne a Bologna… “Papà era il più grosso rivenditore al dettaglio di Krug. Il barone chiamò il suo rappresentante in Italia, il quale tergiversò, per capire quale fosse il locale che fatturava così tanto. Allora decise di venire a constatare di persona. Si presentò con la limousine qui davanti, non so neanche come riuscì a passare perché le vie del centro, all’epoca non pedonali, sono piuttosto strette. Entrò, si mise a parlare con papà, poi lo chiamò fuori e aprì il bagagliaio, che conteneva una piccola cantina refrigerata. Dentro c’erano le bottiglie di Krug a giusta temperatura, e il barone offrì da bere a tutti, dal pescivendolo al macellaio”.
O come la volta in cui a Bologna arrivò, erano gli anni Sessanta, la delegazione ufficiale del Partito Comunista bulgaro, il cui primo delegato aveva espresso il desiderio di provare quell’Osteria dove si beveva champagne. “Arrivò il capo del cerimoniale del Comune di Bologna, ovviamente a maggioranza comunista, e disse a mio padre: ‘Non possiamo dirgli di no, ma ti prego non metterti a parlare di politica con lui’, ben sapendo che papà la pensava diversamente. E disse: non preoccupatevi, qui si beve e basta”. Come andò a finire? “Arriva la delegazione in pompa magna ma, invece di ordinare champagne, i boiardi di partito chiedono l’albana frizzante. Mio padre glielo serve, perplesso... Quando poi arrivano due spazzini per il solito bicchiere di fine servizio, che per loro era da sempre l’albana frizzante, a papà salta in mente di aprire una bottiglia di Dòm Perignon. E gli spazzini, che scemi non erano, lo bevono e dicono: ‘buono questo vino’, ce ne dai un altro bicchiere?’ A quel punto la delegazione, stupita del fatto che a Bologna anche gli spazzini potessero bere champagne, se ne andò via con la coda tra le gambe…”.

Questa è oggi l’Osteria del Sole, un luogo magico che recentemente ha fatto parlar di sé perché Nicola ha messo il cartello dove si sconsiglia l’ingresso ai bambini. Apriti cielo, in un Paese dove non c’è mai di meglio da fare che perdere la vita a discutere di cazzate e a commentare sui social. Vi stupireste se un cartello analogo fosse posto al di fuori dell’asilo, sconsigliando agli adulti di aprire bottiglie di vino davanti ai bimbi che giocano? “L’Osteria – dice Nicola – è un posto democratico. Qui ti spogli dei tuoi titoli e ti siedi dove c’è posto: così i benestanti stanno a fianco degli operai e degli impiegati, del professor Roversi Monaco, di Romano Prodi e di Luca di Montezemolo”.
All’Osteria si beve champagne a torrenti, ma i best seller sono il pignoletto e la mezzina di lambrusco, per la precisione il Concerto di Medici Ermete. Non manca il metodo classico italiano, Trentodoc di Endrizzi. C’è pure chi beve birra (Menabrea), perché far differenze? I prezzi partono da 3 euro al bicchiere, e se ti pigli un etto di mortadella alla Polleria Ranocchi che sta di fronte, l’aperitivo te lo assicuri con la spesa di cinque euro.
Le comitive di turisti ci sono, ma l’occhio di riguardo di Nicola è sempre per i bolognesi. “Ho regolamentato l’ingresso turistico, limitando l’orario e fissando un prezzo d’ingresso di cinque euro a testa, che bevano o non bevano. E l’ho fatto perché voglio che i bolognesi, tra un cantiere e l’altro, tra un divieto e l’altro, continuino a venire in centro”.

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