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Consorzi Italia, promozione - tra strategia e fantasia - per illuminare l'orizzonte del vino

Consorzi Italia, promozione - fra strategia e fantasia - per illuminare l'orizzonte del vino

di redazione | 19 Dicembre 2025

Le voci dei Consorzi italiani alla vigilia del 2026 sono coerenti nel segno di una "incertezza pro-positiva", perché dal nuovo anno si attendono risposte alle molte domande lasciate sul terreno dal 2025. La promozione - tra fantasia e pianificazione - sembra essere il nodo cruciale per affrontare un anno che non sarà facile. E il vino deve affrontare sfide sempre nuove.

Una filiera articolata qual è quella del vino, con numerose differenze al suo interno, guarda al futuro con fiducia. Al termine di un 2025 per tutti difficile, tra i Consorzi d'Italia si percepisce una "incertezza pro-positiva" nel rivolgere lo sguardo al 2026, orientandosi sulla promozione - tra strategia e fantasia - per dare prospettiva al vino.

Tante le soluzioni offerte dal mondo consortile, in termini di strategie generali che il sistema Italia dovrebbe adottare e di piccole o grandi iniziative utili a migliorare la comunicazione delle denominazioni tutelate.

Se dunque il 2025 dei Consorzi si chiude all'insegna della speranza, lo sguardo si allunga sul 2026 confidando che la risoluzioni delle crisi geopolitiche ricomponga nuovamente quella stabilità dei mercati e fiducia degli investitori necessarie per la crescita futura. Uno spazio temporale al quale gli enti di tutela si preparano tramite modifiche ai disciplinari, utili a declinare la territorialità dei vini, ma soprattutto accelerando sulla promozione per ribattere a una contrazione dei consumi forse sistemica. D'altra parte, l'offerta di bevande alternative al vino erode posizioni fin qui considerate solide.

Le strategie e le proposte che i vertici dei Consorzi italiani hanno rivelato a VinoNews24 tracciano i contorni del sentiment odierno del vino italiano rispetto a un futuro incerto e sfidante, rispetto al quale però non cedono al pessimismo.

LE ATTESE DEI CONSORZI PER IL 2026, TRA SPERANZE E STRATEGIE

ALESSANDRO NICODEMI - Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Servono meno improvvisazione e più visione strategica. Riduzione dell’offerta indistinta, maggiore identità territoriale, sostenibilità reale e comunicazione più chiara al consumatore finale. L’Italia, rispetto ad altre grandi aree vitivinicole, parte avvantaggiata grazie alla diversità dei vitigni e dei territori, ma bisogna evitare di competere solo sul prezzo".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Sì. Il 2026 può essere l’anno del consolidamento: meno corsa ai volumi, più attenzione al valore. Vediamo segnali incoraggianti su enoturismo, per continuare a rafforzare la connessione tra vino e territorio, sul Progetto Cerasuolo d’Abruzzo che intercetta perfettamente le nuove tendenze di consumo, e su mercati come Nord Europa e Regno Unito. Il 2026, inoltre, sarà l'anno della raccolta dei primi feedback sul 'Modello Abruzzo'".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione chiave sarà il rafforzamento dell’identità territoriale, portando avanti il percorso del 'Modello Abruzzo' che ha già introdotto la menzione Superiore obbligatoriamente accompagnata dalle sottozone provinciali (Colline Pescaresi, Terre de L’Aquila, Terre di Chieti, Colline Teramane) per la Riserva e il Superiore. In questo quadro si inserisce l’ambizione di intervenire sui disciplinari, in particolare sul Cerasuolo d’Abruzzo, con l’introduzione di un range cromatico misurabile per 'blindarne' l’identità. È una scelta cruciale: meno ambiguità, più riconoscibilità rispetto alle interpretazioni rosate presenti sul mercato globale".

Alessandro Nicodemi, presidente Consorzio Vini d'Abruzzo

EDUARD BERNHART - Consorzio Tutela Vini Alto Adige

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"L’Italia ha un vantaggio competitivo enorme in termini di diversità, e deve saperlo comunicare al meglio. Il rischio è perdere posizionamento se non si investe in identità".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Il 2026 sarà l’anno della piena affermazione delle UGA sul mercato. È una novità importante che rafforza il legame tra vino e luogo d’origine. Vediamo segnali positivi da parte di operatori e consumatori più evoluti. Le luci all’orizzonte sono legate alla credibilità di questo importante progetto".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione chiave sarà il consolidamento e la comunicazione del sistema UGA. Con il nuovo Disciplinare di produzione, approvato dal Ministero dell’Agricoltura nell’ottobre del 2024, il sistematico adattamento dei vitigni ai diversi terreni è diventato ufficiale: nello specifico si tratta di 86 unità geografiche aggiuntive definite chiaramente e documentate nel dettaglio. Per ognuna di queste sono state stabilite fino a cinque varietà di vitigni che meglio si adattano alle diverse caratteristiche del suolo. Inoltre, in materia di qualità vigono regole molto severe. I vini UGA sono un’espressione dell’ambizione costante di raggiungere la massima qualità".

direttore Consorzio Vini Alto Adige Eduard Bernhart
Eduard Bernhart direttore Consorzio Vini Alto Adige

MICHELE NOAL - Consorzio Asolo Montello

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Sarà sempre più strategico accompagnare il prodotto vino al racconto di un territorio che lo produce facendo trasparire a chi lo consuma quell'emozione unica che potrà essere reale quando lo stesso potrà essere ospitato nella nostra area".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"La puntuale verifica del potenziale delle nostre denominazioni, che avrà contezza solo dopo la chiusura della campagna delle denunce uve che si chiuderà il 15 gennaio, ci darà modo di affrontare con cognizione di causa le nuove sfide che i mercati ci affronteranno".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Un elemento sul quale punteremo è l’enoturismo, in forte crescita, che permette al consumatore di vedere cosa sta dietro il calice e diventare il nostro primo ambasciatore. Abbiamo un territorio che concentra bellezze che tutto il mondo di invidia, come la Gypsoteca Antonio Canova, la Villa di Maser, progettata da Andrea Palladio, il borgo di Asolo e l’Abbazia di Sant’Eustachio, solo per citarne alcune. Abbiamo molte attrattive per il turismo sportivo, come la possibilità di fare parapendio, bike, escursionismo e il turismo culturale, grazie ai Percorsi della Grande Guerra. Un patrimonio che ci consente di avere una grande propensione turistica, elemento sul quale vorremmo puntare anche in futuro; per questo motivo, per noi investire nella formazione significa fornire un vero valore differenziale. Abbiamo presentato un progetto di enoteca diffusa, del quale stiamo attendendo approvazione, il primo del suo genere in Italia. Codificando le modalità di presentazione del vino e del territorio, e formando gli operatori affinché possano offrire uno standard di accoglienza sempre più elevato, ogni cantina diventa un punto di accesso a un messaggio unitario, a uno stile comune e riconoscibile, a una presentazione del vino curata e attenta. In questo modo si valorizza non solo il prodotto, ma l’intero ecosistema fisico, sociale, storico e antropologico di cui il vino è l’espressione ultima".

Michele Noal, presidente Consorzio Tutela Vini Asolo Montello

GIACOMO PONDINI - Consorzio Tutela Asti e Moscato d'Asti Docg

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Innanzitutto, l’identità del vino deve esser preservata rispetto alle bevande aromatizzate che, con ridotto contenuto di vino generico ma molta acqua, approfittano di packaging analoghi al vino per attrarre il consumatore; la questione ovviamente è generalizzata e non può riguardare esclusivamente l’Italia".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Asti e Moscato d’Asti hanno da sempre posseggono i requisiti che, in questa fase storica, stanno incontrando maggiormente il gusto dei consumatori: bassa alcolicità, estrema piacevolezza, capacità di abbinamento a numerosissime cucine di tutto mondo, non solo nel proverbiale pairing con il dessert, così come elementi distintivi in numerosi cocktail".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"È ormai in fase di valutazione finale da parte del Ministero l’ultima modifica del disciplinare dell’Asti che prevede l’inserimento della tipologia Asti spumante rosato. Riteniamo che l’abbinamento delle uve Moscato con le uve Brachetto previste per questa versione, valorizzi ulteriormente il patrimonio qualitativo del nostro territorio, dove da sempre affianco al moscato i viticoltori hanno allevato il brachetto, potendo così rimarcare l’unicità aromatica delle nostre produzioni".

Giacomo Pondini, direttore Consorzio Tutela Asti e Moscato d'Asti Docg

VITALIANO MACCARIO - Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Servono scelte chiare e coraggiose: maggiore attenzione al valore, comunicazione più efficace, promozione mirata e una lettura realistica dei nuovi consumi. L'Italia, rispetto ad altre grandi aree vitivinicole, parte da un vantaggio competitivo importante: diversità, qualità media elevata e forza delle denominazioni. Tuttavia, non possiamo permetterci immobilismo".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Il 2026 può essere un anno di riassestamento positivo, non di rimbalzo automatico ma di costruzione. Le luci arrivano dalla crescente attenzione verso vini autentici, territoriali e versatili nel consumo. La Barbera d'Asti ha tutte le caratteristiche per intercettare queste nuove sensibilità".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"La priorità per il 2026 sarà rafforzare il posizionamento della Barbera d'Asti, lavorando su identità, comunicazione e percezione del valore, sia in Italia che all'estero. Non sono previste modifiche sostanziali ai disciplinari, ma un lavoro continuo su qualità, sostenibilità e coerenza produttiva".

Vitaliano Maccario, presidente Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato

GIACOMO BARTOLOMMEI - Consorzio Vino Brunello di Montalcino

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Nelle fasi delicate conta sempre la credibilità del sistema collettivo e noi cerchiamo di lavorare su questo aspetto. È necessario privilegiare la valorizzazione del territorio e l’Italia ha un vantaggio enorme da questo punto di vista – il made in Italy è già un valore aggiunto tra gli altri asset, non ultimo il riconoscimento Unesco della cucina italiana. Abbiamo una forza enorme da sfruttare e dobbiamo valorizzare e proteggere i nostri marchi e i nostri prodotti".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"L’outlook potrebbe esser positivo se guardo all’annata 2021 che portiamo sul mercato, certo meno positivo per quel che ci circonda. Certamente dobbiamo rimboccarci le maniche".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Siamo pronti a investire in promozione, a metter giù le risorse che servono per andare di nuovo sui mercati e fare un lavoro importante di valorizzazione del nostro prodotto. Sicuramente vogliamo rafforzare la comunicazione, perché ci siamo resi conto che forse abbiamo messaggi un po’ datati e dobbiamo liberarci dai preconcetti per dialogare con i giovani. Semplificare è la chiave. E i nuovi progetti dedicati all’enoturismo spingono nella direzione di un’apertura nuova".

Giacomo Bartolommei, presidente Consorzio Vino Brunello di Montalcino

BARTOLOMEO MERLO - Consorzio Tutela Vini Caluso, Carema e Canavese

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"La crisi sta mettendo a dura prova tutti quelli del comparto, indipendentemente dalla Nazione. Fortunatamente, grazie al marchio made in Italy, al settore vitivinicolo italiano viene ancora riconosciuta la qualità che possiede".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Per il 2026 dovrebbero entrare in vigore le modifiche dei nuovi di disciplinari con l’aggiunta della menzione di tre nuove sottozone: Belmonte, Mombarone e Serra".

Bartolomeo Merlo, presidente Consorzio Tutela Vini Caluso, Carema e Canavese

GIOVANNI BUSI - Consorzio Vino Chianti

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"La difficoltà è globale. Basta guardare cosa sta accadendo in Francia, dove stanno espiantando migliaia di ettari. E proprio perché è un fenomeno generale, le risposte devono puntare a ridare stabilità ai mercati. Senza un quadro politico ed economico più stabile e solido non può esserci sviluppo. L’Italia sta vivendo le stesse difficoltà degli altri grandi Paesi produttori: non c’è un’area che oggi possa dirsi veramente al riparo dagli effetti delle tensioni geopolitiche".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Sinceramente siamo ancora dentro un momento complicato, e tutto dipende da quanto durerà questa instabilità. Le prospettive positive per il 2026 ci sono solo se si riesce a rimettere ordine sul fronte internazionale. Se invece resta questo clima, sarà difficile vedere una vera ripresa".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"La novità più importante è senza dubbio il Chianti Rosé. La modifica al disciplinare è stata approvata nel 2025 e, se tutti gli iter burocratici si chiudono nei tempi, nel 2026 potremo portarlo sui mercati. Parliamo di un prodotto sempre legato al nostro Sangiovese, ma pensato per essere più fresco e particolarmente adatto ai consumi primaverili ed estivi. È una grande opportunità per allargare l’offerta della Denominazione".

Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti

CARLOTTA GORI - Consorzio Vino Chianti Classico

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Siamo convinti che l'Italia del vino di qualità abbia alcuni vantaggi rispetto ad altre aeree vitivinicole del mondo: una notorietà consolidata legata alla qualità dei suoi prodotti, la varietà e stratificazione di una produzione enologica in grado di incontrare il gusto di consumatori e pubblici diversi, zone viticole che sono - da sempre - mete ambite da tanti enoturisti e appassionati di vino.
Per quanto riguarda noi, nell'anno che volge al termine abbiamo fatto del nostro approccio sostenibile il nostro messaggio al mondo: il Chianti Classico è un vino che rappresenta appieno il trait d'union tra uomo e natura, che convivono in un equilibrio, mai quanto oggi, fragile ma proprio per questo, da preservare come il bene più prezioso. Quello che prospettiamo per il 2026 è continuità in questo approccio: solo rimanendo autentici di fronte a noi stessi e rispettando la natura, possiamo essere credibili anche sui mercati, che oggi si presentano sempre più competitivi".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Non è una luce all'orizzonte, ma piuttosto una realtà che vorremmo comunicare anche all'esterno della nostra comunità chiantigiana: il Chianti Classico è un vino caratterizzato dalla contemporaneità. La sua versatilità nelle tre tipologie lo rende infatti adatto ai consumi più vari, da quello più 'impegnato' e ricercato degli appassionati e dei collezionisti, fino a quello più immediato e di facile lettura, tipico delle nuove generazioni".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Come abbiamo già annunciato, il Consorzio sta lavorando ad un suo protocollo di sostenibilità, un progetto molto articolato che ci auguriamo possa vedere la sua applicazione nel corso del prossimo anno. Per il momento non sono previste significative proposte di modifica al disciplinare di produzione del Chianti Classico, anche se è sempre aperta ed apprezzata la discussione all'interno del Consorzio e dei suoi organi decisionali, nell'ottica del continuo miglioramento della qualità del prodotto e della sempre maggiore valorizzazione del binomio vino/territorio".

Carlotta Gori, direttrice Consorzio Chianti Classico

GERARDO GONDI - Consorzio Chianti Rufina

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Piani di supporto da parte del governo e dell'Europa verso la semplificazione delle burocrazie e verso l'internazionalizzazione dei mercati esteri. L'Italia, e tutte le area a vocazione storica, sono strutturate ormi da secoli per poter ripartire, forti di prodotti già conosciuti, di varietali noti, di enoturismi che attraggono persone e valore".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Enoturismo e DTC rappresentano piccole luci che possono aiutare la ripartenza".

Gerardo Gondi, presidente Consorzio Chianti Rufina

GIOVANNI PONCHIA - Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"L’Italia al momento sta meglio di altre aree, ma le riflessioni riguardano lo scenario globale e in generale i trend di consumo. Bisogna trovare il modo di avvicinare maggiormente al vino le generazioni di consumatori più giovani. I social media, le tv, non riescono a comunicare in modo coinvolgente un mondo fatto di profumi, paesaggi, silenzi. Anche la tradizionale vendemmia di famiglia sta diventando un tipo di esperienza astratta e rara. Questo tipo di ritualità hanno una grande importanza nel formare una cultura".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Il 2026 potrebbe essere un anno in cui alcune variabili politico-economiche allenteranno il loro impatto sul settore, ed è quello che molti auspicano. Quello che è evidente è che viviamo un’epoca storica caratterizzata da una grande variabilità di eventi e situazioni, e che occorre dare la possibilità al settore di muoversi in maniera più agile".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Dal punto di vista strutturale, per il Consorzio, il 2026 potrebbe essere un anno di transizione, di trasformazione dal punto di vista gestionale e amministrativo. Il disciplinare della Doc Colli Berici è in fase di modifica, l’iter è già stato avviato da tempo. Tra le modifiche più significative richieste, maggior libertà nella base ampelografica per le tipologie Colli Berici bianco e rosso e la possibilità di utilizzo della pergola come forma di allevamento per tutte le varietà previste dal disciplinare".

Giovanni Ponchia, dg Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza

LUCA RACCARO - Consorzio Tutela Vini Collio

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il futuro nella fase attuale sembra non essere dei migliori ma con le giuste soluzioni potremo sicuramente ovviare a quello che sembra un costante declino. Riavvicinare i giovani con un approccio più semplice ed educarli ad un bere responsabile saranno le sfide del futuro e le soluzioni che prima di tutte vanno intraprese. Dobbiamo riavvicinarci ai nostri clienti mostrando quello che il vino è sempre stato e cioè non solo una bevanda ma uno stile di vita che si lega indissolubilmente alla nostra cultura e al nostro modo di vivere la vita.
Quando si parla di fare un raffronto tra zone si pensa subito alla partita che giochiamo con i nostri cugini francesi, in questo caso credo che entrambi abbiamo sentito il contraccolpo di un calo generalizzato dei consumi ma penso che la nostra bravura stia anche nella capacità di trovare le giuste soluzioni ai problemi e spero che il futuro possa confermare questo mio pensiero".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Nel 2025 abbiamo impostato un lavoro che ovviamente vogliamo continuare nel 2026, mi riferisco in particolare a Collio Evolution che il prossimo anno, a fine ottobre, vedrà la sua seconda edizione. Le luci all'orizzonte sembrano purtroppo ancora lontane ma passo dopo passo sono certo che finiremo tutti i lavori che abbiamo iniziato, purtroppo alcuni hanno richiesto e richiederanno molto più tempo del previsto per essere realizzati ma siamo fiduciosi".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Il prossimo anno completeremo il lavoro per presentare in assemblea una proposta per includere un nuovo vino dedicato completamente alla denominazione e che vogliamo diventi il portavoce di un territorio intero senza se e senza ma e con il quale tutti potremo mostrare l'unicità di un territorio incredibile come il Collio".

Luca Raccaro, presidente Consorzio Tutela Vini Collio

DIEGO TOMASI - Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"È evidente che il consumatore, soprattutto quello più giovane, desidera conoscere nel dettaglio l’origine dei vini e il loro territorio. Il settore vitivinicolo italiano gode di un primato mondiale per storia, varietà di vitigni e aree coltivate: sono questi i valori che devono accompagnare il racconto di ogni bottiglia. Creare curiosità e interesse significa generare consapevolezza e, di conseguenza, domanda".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Si dovrà puntare sempre più alla valorizzazione del nostro prodotto attraverso una comunicazione ancora più sartoriale, focalizzata sui nostri valori distintivi".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione più incisiva prevista per il 2026 sarà quella di rafforzare ulteriormente il legame tra prodotto e territorio, portando sul posto tutti coloro che, a diverso titolo — influencer, giornalisti, ambassador e opinion leader del mondo vitivinicolo — possono farsi portavoce dell’unicità delle nostre colline. L’esperienza diretta del territorio, del paesaggio e del lavoro in vigna rappresenta infatti lo strumento più efficace per trasmettere il valore autentico del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Attraverso un racconto vissuto e credibile, vogliamo consolidare la percezione di eccellenza e rafforzare il posizionamento della Denominazione sui mercati, senza prevedere al momento modifiche significative ai disciplinari".

Diego Tomasi, Direttore Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg

MAURIZIO LUNETTA - Consorzio Tutela Etna Doc

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Probabilmente i quantitativi commercializzati a livello generale scenderanno ancora e poi si stabilizzeranno. Noi dobbiamo puntare ad aumentare il valore per mantenere una viticoltura competitiva e di qualità. È questa la scommessa di una denominazione come quella dell'Etna. Siamo tutti in un mercato che sta premiando alcune tipologie anzichè altre. Ma sono cicli che prima o poi finiscono e dobbiamo farci trovare pronti per le nuove tendenze ancorandoci sempre alle specificità che hanno reso famosi alcuni territori".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Fare un grande passo verso una sostenibilità di denominazione certificata. Penso sia l'arma vincente per il nostro territorio e per il mercato. Il passaggio a Docg e la nascita di nuove contrade servirà a differenziarci ancor di più e far crescere l'intera area della denominazione".

Maurizio_Lunetta_direttore_Etna_Doc
Maurizio Lunetta, direttore Consorzio Etna Doc

PAOLO FIORINI - Consorzio Garda Doc

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il mercato sta cambiando profondamente e la risposta non può che essere l’innovazione della proposta, soprattutto per intercettare i nuovi consumatori. In questo senso, il Garda Doc ha un vantaggio competitivo: è una Denominazione giovane, flessibile e fuori dagli schemi, capace di parlare un linguaggio contemporaneo. L’Italia, nel complesso, ha grandi potenzialità, ma deve accelerare su questi temi per restare competitiva rispetto ad altre aree vitivinicole internazionali".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Il 2026 si apre con un atteggiamento di prudente fiducia. Molto dipenderà da come il mercato reagirà dopo la pausa natalizia".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Al momento non sono previste nuove modifiche ai disciplinari: nel 2025 è stata appena raggiunta un’importante revisione. Il 2026 sarà quindi un anno di consolidamento, osservazione e valutazione, prima di eventuali ulteriori interventi futuri".

Paolo Fiorini, presidente Consorzio Garda Doc

MAURIZIO MONTOBBIO - Consorzio Tutela Gavi

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Se c'è una fase complessa nel mondo del vino, crediamo anche che i vini con tipicità, identità riconoscibile e forte legame al vitigno siano quelli che mantengono una relazione più stabile con il consumatore. La nostra risposta è continuare a lavorare per rendere il Gavi sempre più leggibile e coerente: dare al consumatore ciò che si aspetta da questa denominazione, e farlo con continuità. È difficile invece die se l’Italia stia meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti. Anche le grandi aree vitivinicole, al loro interno, vivono situazioni differenti (basta pensare a quanto siano diverse, per esempio, le dinamiche tra regioni e denominazioni in Francia). Più che una questione 'Italia sì/Italia no', ci sembra un momento di riflessione globale per il settore che può rivelarsi anche positiva se saprà portare a scelte più consapevoli".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Il 2026 si apre con segnali di continuità e con un obiettivo chiaro: rafforzare ulteriormente il racconto tecnico e identitario della denominazione, anche nel dialogo con mercati e stampa specializzata".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Non ci sono modifiche ai disciplinari in corso; resta però aperto, come è naturale, il confronto interno al Consorzio per valutare nel tempo soluzioni e opportunità utili a produttori e consumatori. L'azione più incisiva che mettiamo in campo nel 2026 sarà un grande momento di approfondimento tecnico dedicato al Gavi, con la presenza di giornalisti italiani e internazionali: una novità per la denominazione, pensata per consolidare conoscenza, autorevolezza e precisione del racconto".

Maurizio Montobbio, presidente Consorzio Tutela Gavi

MICHELE BERNETTI - Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT)

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Noi stiamo cercando di seguire un percorso di premiumizzazione che già il mercato recepisce. In prospettiva, credo sia difficile confermare i volumi, perché la viticoltura basata sui volumi forse va ripensata e soprattutto gestita. In questo i Consorzi possono intervenire con la gestione delle produzioni, cercando di spingere perché non si ecceda nei surplus e ci si concentri sulla qualità. Serve una grande maturità nei Consorzi per il controllo della produzione - senza espianti, ma con una riduzione delle rese. Noi abbiamo cercato di dare la possibilità alle Doc di segmentare la proposta, giocando su prodotti a maggior valore aggiunto – con le modifiche ai disciplinari della Docg Matelica, col metodo classico rosato nel Conero, con l’ampliamento della Docg dei castelli di Jesi, con il focus sul ribona nei Colli Maceratesi. In generale, l’Italia la vedo meglio di altri territori del vino. Spero di non sbagliarmi, ma credo che essendo più eterogenea nell’offerta possa essere più dinamica sui mercati. È meno monolitica (e mono-tona) della Francia, per cui il frazionamento per alcuni aspetti è un freno ma per altri è un’opportunità".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Per il 2026 ci aspettiamo un chiarimento rispetto ai tanti dubbi emersi quest’anno. Tutti dicono che la seconda parte dell’anno dovrebbe svoltare e sui dazi USA credo che si vada verso una normalizzazione, con l’assorbimento nel prezzo della bottiglia".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Credo che sia l’attività promozionale. Stiamo lavorando sulla base dei fondi disponibili per aiutare le aziende con un piano promozionale aggressivo; la competizione è forte e serve investire. In questo il collegamento con il turismo è fondamentale, per cui stiamo cercando di spingere su scala regionale per la promozione del vino nel contesto del territorio".

IMT proroga stoccaggio Verdicchio Castelli Jesi al 30 giugno 2026. Il presidente Bernetti: “Misura di contenimento dell’offerta necessaria".
Michele Bernetti, presidente Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT)

GIACOMO SAVORINI - Consorzio Tutela Lambrusco

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Dal nostro punto di vista la ricetta consiste in tre principali elementi: un nuovo linguaggio del vino per intercettare le nuove generazioni, uno snellimento della burocrazia per dare respiro alle aziende, la capacità di fare squadra a livello di territori senza alimentare divisioni ma comprendendo che tutti, con diversi livelli di posizionamento, possono trovare spazio sul mercato se si lavora in sinergia".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Nell’attuale scenario il Lambrusco ha diverse carte da giocare: innanzitutto il fatto di essere un vino frizzante e spumante, in un momento in cui le bollicine soffrono meno rispetto ad altri segmenti; non meno importante la bassa gradazione alcolica, che gli consente di essere più in linea con le attuali tendenze di consumo restando fedele alla propria natura; infine il fatto di essere un vino immediato e che non si prende troppo sul serio, dalle tante sfumature di gusto e di colore e quindi dalla grande versatilità".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Abbiamo già introdotto di recente importanti modifiche ai disciplinari e per questo motivo non ne prevediamo per il 2026. Per il prossimo anno la nostra parola d’ordine è 'unione'. Punteremo infatti a superare qualsiasi divisione al nostro interno in modo da poterci presentare ai mercati in modo sempre più compatto ed efficace".

Giacomo Savorini, direttore Consorzio Tutela Lambrusco

FABIO ZENATO - Consorzio Tutela Lugana

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il 2025 conferma un contesto complesso, con consumi più selettivi e costi ancora sostenuti. Nonostante ciò, la denominazione ha mostrato una buona capacità di tenuta: dopo il rallentamento del 2024, dovuto alla scarsità di prodotto, nel 2024-2025 si è verificata una crescita del 3% nelle certificazioni e un aumento del 2% sul valore sui principali mercati esteri, soprattutto Germania e Nord Europa, segno di un legame tra i consumatori fidelizzati e il territorio stesso. Per affrontare il futuro, per il Consorzio è fondamentale insistere nel rafforzare l’identità del Lugana, legata anche al suo potenziale di affinamento, e continuare a lavorare sul posizionamento qualitativo. Decisivo resta anche il ruolo del turismo sul Lago di Garda, che porta oltre il 40% dei visitatori a cercare poi il Lugana nei loro Paesi d’origine. Nel confronto globale, riteniamo che l’Italia, nel suo complesso, stia mostrando una buona resilienza grazie a una maggiore diversificazione delle denominazioni e al forte traino del turismo esperienziale. In questo scenario, la capacità dei produttori e dei viticoltori di diversificare le esperienze proposte – dall’accoglienza in cantina ai percorsi di degustazione, fino alle attività legate al territorio – diventa un fattore strategico. È proprio questa ricchezza di proposte, sempre più orientate a un turismo consapevole ed esperienziale, a rafforzare il legame con il consumatore e a sostenere nel tempo il valore del Lugana".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"In prospettiva 2026 si delineano segnali incoraggianti, in particolare per il segmento dei vini bianchi. La denominazione Lugana si conferma solida e fortemente apprezzata dal consumatore, sempre più interessato sia alle espressioni d’annata sia a quelle più strutturate, capaci di evolvere nel tempo. Parallelamente, sono in fase di sviluppo progetti orientati alla sostenibilità e alla valorizzazione del territorio, che contribuiranno a rafforzare ulteriormente il posizionamento e l’immagine della denominazione. L’area del Garda continua a registrare un marcato dinamismo turistico, con ricadute positive attese anche sui consumi. In un contesto globale che rimane improntato alla cautela, il 2026 si configura pertanto come un possibile anno di consolidamento per il Lugana Doc".

Qual è l'azione più incisiva ìche avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Per il 2026 sono in cantiere tre direttrici di intervento distinte ma complementari. La prima riguarda l’avvio di un nuovo percorso strategico di comunicazione, pensato per rafforzare il dialogo diretto con i consumatori e rendere ancora più chiari i valori identitari del Lugana. La seconda è focalizzata sul presidio dei mercati tradizionali e sullo sviluppo di mercati potenziali, con l’obiettivo di ampliare in modo selettivo e coerente la presenza della denominazione. La terza azione è legata ad un importante progetto di innovazione del territorio, coinvolgendo alcuni tra i principali centri di ricerca vitivinicola, con l’obiettivo di analizzare e valorizzare al meglio le peculiarità del territorio e del prodotto, che si riflettono sulle competenze della filiera".

Fabio Zenato, presidente Consorzio Tutela Lugana Doc

FRANCESCO MAZZEI - Consorzio Vini Maremma Toscana

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Servono strategie chiare di promozione, valorizzazione dell’identità territoriale e investimenti sull’esperienzialità. L’Italia non è messa peggio di altri grandi Paesi produttori, ma il contesto è complicato per tutti. La vera sfida sarà intercettare nuovi consumatori e rafforzare il valore delle Denominazioni. Maggiore reattività da parte delle Istituzioni e minore burocrazia sarebbero d’aiuto".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Sì, guardiamo al 2026 con fiducia grazie a una strategia fortemente orientata, in generale, ad una maggiore visibilità sia sul mercato nazionale sia internazionale. Restiamo una Doc giovane e “nuova” che ha molto da raccontare. I mercati chiave all’estero saranno i Paesi DACH, Scandinavia, Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Continueremo inoltre a investire su eventi e promozione anche in Italia".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione più incisiva sarà il rafforzamento della presenza internazionale attraverso attività mirate nei mercati target e progetti di incoming. Non sono previste modifiche al disciplinare di produzione, mentre resta centrale il percorso sulla qualità e sulla tracciabilità, anche grazie all’introduzione della fascetta di Stato all'inizio del 2025. Insisteremo anche sulla sinergia tra Consorzi attivi sul nostro territorio in un’ottica di ampliamento delle potenzialità e del raggio d’azione".

Francesco Mazzei, presidente Consorzio Vini Maremma Toscana

GIOVAN BATTISTA BASILE - Consorzio Tutela Vini Montecucco

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"In questa fase di mercato complessa, la risposta più efficace passa dal rafforzare l’unione e una vera comunità di intenti tra aziende, consorzi e tutti gli attori della filiera. Le difficoltà che il comparto sta vivendo non possono essere affrontate in modo frammentato: serve una strategia condivisa, capace di mettere a sistema risorse, competenze e visione, anche per dare maggiore solidità al settore nel medio periodo. In particolare, è cruciale unire le forze nella comunicazione, costruendo messaggi coerenti e valori comuni che aiutino a riavvicinare le persone al vino come prodotto culturale, legato al territorio, alla convivialità e alla qualità, promuovendo sempre con chiarezza il principio del consumo responsabile.
L’Italia condivide le stesse criticità globali: calo dei consumi nei mercati tradizionali e pressione sui margini in un contesto di offerta spesso superiore alla domanda. Tuttavia, grazie a reputazione, diversità territoriale ed export, può reggere meglio di alcune aree; la sfida resta adattarsi ai nuovi consumi, soprattutto tra le fasce più giovani di consumatori
".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Le “luci all’orizzonte” stanno proprio qui: più alleanze, più continuità progettuale e un racconto condiviso capace di dare forza al territorio, intercettare nuovi pubblici e aumentare l’efficacia delle azioni di promozione.
Il 2026 per noi sarà l’anno del consolidamento e del salto di qualità nel lavoro di comunicazione “di sistema” insieme agli altri consorzi toscani, perché oggi più che mai la competitività passa dalla capacità di fare squadra e parlare con una voce più riconoscibile e coerente. In questa direzione, dobbiamo rafforzare ulteriormente sinergie come L’Altra Toscana, la realtà associativa che riunisce diversi consorzi di tutela con l’obiettivo di valorizzare e promuovere in Italia e all’estero le denominazioni toscane meno “mainstream”, ma strategiche per identità, qualità e racconto territoriale. Allo stesso tempo, continueremo a investire su progettualità territoriali ormai solide come mareMMMa di Alberese (con i consorzi Maremma e Morellino, le “3 M”), che si è dimostrata un asset importante della nostra attività promozionale verso gli operatori: dopo una prima edizione fiorentina positiva, torneremo anche nel 2026 a Firenze, con l’obiettivo di rafforzare la presenza della Maremma e dei suoi vini in un contesto chiave per relazioni, visibilità e posizionamento
".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione più incisiva su cui stiamo lavorando in vista del 2026 è l’iter di proposta di modifica del disciplinare, finalizzato all’ampliamento dell’areale di produzione verso le quote più alte, in particolare nelle zone montane del Monte Amiata. Si tratta di un passaggio strategico, che nasce dalla necessità di adattare la denominazione ai cambiamenti climatici in atto, valorizzando aree naturalmente più fresche e vocate, capaci di garantire equilibrio, acidità e finezza ai vini anche in prospettiva futura.
L’ampliamento verso le altitudini più elevate non è pensato come un allargamento indiscriminato, ma come un’evoluzione coerente con l’identità della DOC, fondata su criteri pedoclimatici, storici e qualitativi ben definiti. L’obiettivo è rafforzare la sostenibilità produttiva e la competitività della denominazione, offrendo nuove opportunità alle aziende e allo stesso tempo preservando il legame profondo tra vino, territorio e paesaggio".

Giovan Battista Basile, presidente del Consorzio di tutela Montecucco
Giovan Battista Basile, presidente del Consorzio di tutela Montecucco

PAOLO BARTOLONI - Consorzio Tutela Vini Montefalco

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"L’Italia si sta muovendo, forse non con la tempestività di altri paesi, ma senza aver subìto interventi drastici. In Francia, ad esempio, solo nell’area di Bordeaux sono stati estirpati circa 27mila ettari di vigneto in tre anni, mentre in Napa Valley si è arrivati a ipotizzare di raccogliere e distruggere l’uva. In Italia questo non è avvenuto, e questo ci permette di guardare alla situazione con una certa soddisfazione. Sui mercati asiatici siamo ancora indietro, ma presenti. Per il futuro saranno fondamentali progetti strutturati e il supporto di strumenti comunitari, come PSR e OCM, per rafforzare la presenza sui mercati e accompagnare il settore in una fase di trasformazione".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Siamo fiduciosi che il 2026 possa rappresentare un anno di svolta e riteniamo che i segnali positivi possano emergere nell’arco dei prossimi 6–8 mesi. L’obiettivo principale è quello di alzare ulteriormente il livello qualitativo, anche attraverso la creazione di commissioni interne capaci di esercitare un’analisi critica e costruttiva sul lavoro svolto. La nostra forza resta quella di essere una realtà di nicchia, elemento che ci consente maggiore identità e resilienza".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione più incisiva per il 2026 è la valorizzazione della Spoleto Doc attraverso l’aggiornamento del disciplinare, un percorso avviato nel 2021 e concluso ufficialmente negli ultimi mesi con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le modifiche puntano a rafforzare identità e qualità della denominazione: viene introdotta la Trebbiano Spoletino Riserva, vengono eliminate le precedenti tipologie meno caratterizzanti e si apre alla macerazione sulle bucce per il Trebbiano Spoletino, valorizzandone struttura, capacità di affinamento e profondità aromatica. Contestualmente è stato eliminato il limite altimetrico dei vigneti e aggiornata la descrizione cromatica del vino. Un ulteriore elemento strategico è la possibilità di indicare in etichetta la menzione Umbria, che rafforza il posizionamento territoriale sui mercati. Parallelamente, il Consorzio ha già avviato l’iter per l’ampliamento dell’areale della Spoleto Doc, includendo anche i territori oggi idonei a Montefalco Doc e Montefalco Sagrantino Docg, creando nuove opportunità per i produttori e maggiore coerenza tra le denominazioni".

Paolo Bartoloni, presidente Consorzio Tutela Vini Montefalco

ANDREA ROSSI - Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il mercato del vino attraversa una fase complessa, che richiede risposte concrete: innovazione in vigna e in cantina, valorizzazione del territorio e formazione continua degli operatori. Rispetto ad altre aree vitivinicole, l’Italia, e in particolare la Toscana, mostrano una resilienza superiore grazie alla forte identità dei propri prodotti e all’impegno nella sostenibilità ambientale. Anche come A.VI.TO. stiamo chiedendo da un lato una maggiore flessibilità ai progetti di promozione, quali l’OCM. D’altro canto pensiamo che aprire a nuove opportunità, come il Mercosur ad esempio, possa essere una strada importante da percorrere per il futuro".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Per il 2026 intravediamo segnali incoraggianti: nuove iniziative di promozione internazionale. Il Consorzio sta lavorando per rafforzare la presenza anche sui mercati emergenti e per promuovere il Vino Nobile come simbolo di eccellenza e autenticità. L’enoturismo inoltre è una grande opportunità di pubblicità 'in casa', oltre che di consumo diretto".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Abbiamo messo nel mercato per la prima volta nel 2025 la nostra nuova tipologia, Pieve, quindi un disciplinare che guarda al consumo di domani, pur rivalutando la storia e la tradizione del vino di Montepulciano".

Andrea Rossi entra nel board di OriGIn: porterà vino italiano nel mondo. Sarà l'unico rappresentante tricolore del settore enologico.
Andrea Rossi, presidente Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

RICCARDO BINDA - Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Anzitutto sarebbe opportuno che le istituzioni, quelle europee si intende, smettano di avere un approccio ambiguo al vino, per cui da un lato sarebbe un prodotto da limitare e da trattare come nocivo per via della sua componente alcolica e dall'altro un prodotto da proteggere e promuovere in quanto parte del sistema delle denominazioni di origine e delle strategie di promozione sui mercati. Il vino è una componente fondamentale della cultura italiana mediterranea ed europea e come tale va trattato. L'Italia rispetto ad altri paesi produttori, sia per il percepito del Made in Italy che per l'immagine della cucina e cultura alimentare italiana ha una grosso bagaglio di valori immateriali che pochi altri territorio hanno e questo è un grosso vantaggio. Ciò detto, è un problema atavico, ll mondo del vino italiano dovrebbe lavorare più a livello di sistema e meno a livello di individualità".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"L'Oltrepò Pavese sta vivendo un momento di crisi, nel senso originale greco del termine, che non è necessariamente negativo. Oggi i viticoltori e l'intero sistema del vino oltrepadano sono in sofferenza , provati da anni di strategie e scelte poco lungimiranti. Tutto questo succede in un contesto generale complicato. Le luci per il futuro risiedono nel fatto che questa condizione ha portato il territorio in generale a essere pienamente consapevole di una necessità al cambiamento, che in effetti è già iniziato ed è testimoniato dalle scelte dei produttori nell'ultimo anno. Il futuro sta proprio in questo, nella volontà dei produttori di cambiare. Il territorio ha una vocazionalità indiscussa da sempre, nel momento in cui i produttori si muovono uniti e compatti non c'è dubbio che i risultati arriveranno".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Il disciplinare lo abbiamo aggiornato recentemente, il 2026 sarà importante perché il progetto Classese entrerà nel vivo, visto che a partire da Vinitaly le bottiglie con il nuovo marchio di territorio saranno immesse sul mercato".

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Riccardo Binda, direttore Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese

GIANCARLO GUIDOLIN - Consorzio Tutela Prosecco Doc

Il mercato del vino attraversa una fase difficile, secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Le difficoltà sono trasversali per tutto il settore vitivinicolo, tant'è che in Italia come in altre aree del nuovo e del vecchio mondo si parla di estirpi e di distillazioni di crisi. Per quanto riguarda le denominazioni, quindi, servono strumenti che riescano a governare eventuali contrazioni di mercato, senza incidere sul valore del prodotto. Fondamentali per uno sviluppo sostenibile della denominazione sono ricerca e innovazione, per introdurre elementi che possano assicurare la fedeltà del consumatore al Prosecco, anche le nuove generazioni. Tale strategia non può prescindere dalla promozione e della tutela delle nostre produzioni".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Per il 2026, le principali aspettative del Consorzio sono relative al consolidamento degli attuali volumi e valori della denominazione- Infatti, il programma di gestione del potenziale viticolo della denominazione avviato quest'anno, prevede un adeguamento graduale in funzione all'andamento dei consumi e al valore delle produzioni sfuse e imbottigliate. Il Consorzio, inoltre, sta sviluppando delle azioni affinché queste attese possano verificarsi, in particolare nell'ambito della sostenibilità perseguendo le norme ISO 37101 per la Comunità Sostenibile, e nell'ambito del miglioramento qualitativo del prodotto, anche attraverso la segmentazione".

Qual è l’azione più incisiva (una sola, ma cruciale) che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Il Consorzio continuerà nel suo lavoro di studio delle nuove tendenze e di tutela del patrimonio vinicolo siciliano. I tavoli di lavoro sono sempre aperti al confronto interno per valutare le indicazioni che ci arrivano dai produttori e dai mercati. Tale visione porta a un approccio propositivo verso le richieste dei consumatori che si traducono in azioni concrete a tutela e valorizzazione della denominazione".

Prosecco Doc, +7% imbottigliamenti nel 2024. Cresce il Rosè (+20%). 660 milioni di bottiglie prodotte lo scorso anno dalla denominazione.
Giancarlo Guidolin, presidente Consorzio Tutela Prosecco Doc

CAMILLO PUGLIESI - Consorzio Tutela Vini Doc Sicilia

Il mercato del vino attraversa una fase difficile, secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il mercato del vino sta attraversando una fase complessa, caratterizzata da dinamiche che non riguardano solo l’Italia ma l’intero scenario internazionale. In questa congiuntura, la risposta per il futuro deve essere duplice: da un lato continuare a lavorare sulla qualità, sulla distintività dei territori e sull’identità dei vini e dall’altro investire in attività di promozione, cultura del consumo e formazione, parlando a pubblici nuovi con linguaggi contemporanei".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Con l'arrivo del 2026, il Consorzio darà avvio a nuove azioni di comunicazione e promozione della Doc Sicilia, che avranno uno dei momenti clou al Vinitaly. Oltre alla partecipazione alle principali fiere del settore, in Italia e nel mondo, verranno organizzati anche una serie di appuntamenti dedicati non solo al trade ma anche ai consumatori, pensati per far conoscere le mille sfaccettature della Sicilia come autentico continente vitivinicolo, attraverso esperienze che uniscono territorio, cultura e stile enologico".

Qual è l’azione più incisiva (una sola, ma cruciale) che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Il Consorzio continuerà nel suo lavoro di studio delle nuove tendenze e di tutela del patrimonio vinicolo siciliano. I tavoli di lavoro sono sempre aperti al confronto interno per valutare le indicazioni che ci arrivano dai produttori e dai mercati. Tale visione porta a un approccio propositivo verso le richieste dei consumatori che si traducono in azioni concrete a tutela e valorizzazione della denominazione".

Camillo Pugliesi, presidente Consorzio Tutela Vini Doc Sicilia

DANIELE PETRICCI - Consorzio Suvereto e Val di Cornia

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?

"Dal canto nostro stiamo lavorando su una risistemazione della nostra offerta enologica, di modo da renderla più comprensibile e legarla sempre più al nostro territorio. In tal senso si colloca sia la recente revisione del disciplinare Suvereto, con l'inserimento di nuove tipologie e la possibilità di inserire in etichetta il termine 'Toscana', sia un continuo lavoro di dialogo con la rete associazionistica ed economica locale, così da favorire lo sviluppo di flussi turistici in entrata. La vocazione turistica di Suvereto e della Val di Cornia del territorio rende, infatti, attrattivo il fenomeno, che riteniamo sia una delle più chiare risposte alle crisi internazionali e all'attuale mutevolezza mostrata dai mercati. In termini generali la situazione è complessa, esistendo un surplus produttivo su scala globale che non risparmia nessun paese produttore, Italia inclusa. Dal canto nostro siamo però fiduciosi, in virtù di una produzione comunque limitata e di alto profilo che riteniamo soffrirà meno quel calo dei consumi che dovrebbe affliggere maggiormente i vini entry level. In definitiva, Suvereto e la Val di Cornia possono rappresentare quel 'piccolo ma bello' capace di restituire la giusta remunerazione a un territorio sulla quale stiamo lavorando in termini complessivi sul mercato interno e comunitario".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte? 

"Partendo da un quadro di sostanziale stabilità della denominazione, grazie a una base di appassionati nazionali e di sostanziali flussi enoturistici che hanno consentito di bypassare il periodo difficile, ci auguriamo che il 2026 veda la risoluzione di alcuni dei nodi che vincolano il mercato del vino, primi tra tutti i conflitti che tuttora segnano il panorama. Questo, associato a una concreta attività di valorizzazione del vino e della cultura italiana - rimarchevole in tal senso il recente riconoscimento della Cucina Italiana a Patrimonio Unesco - potrebbe dare alla nostra produzione nazionale un'ulteriore arma con la quale affrontare dei mercati sempre più competitivi".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?

"L’iniziativa senza dubbio di maggior rilievo è Suber, il wine festival che ormai da due anni Suvereto dedica al suo figlio prediletto e che, per la prima volta, vede il Consorzio nel ruolo di soggetto organizzatore. Si tratta di una festa dedicata al vino e al suo rapporto con il contesto circostante, nella convinzione che tra i due termini esista un legame così forte da rendere il vino stesso un tratto identitario della società italiana. Continuerà inoltre la consueta attività, fatta di partecipazione alle Anteprime Toscane e al Vinitaly, due appuntamenti ormai consolidati nell'agenda consortile".

Daniele Petricci, presidente Consorzio vini Suvereto e Val di Cornia

PAOLO CACIORGNA - Consorzio Terre di Casole

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l’Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Come detto in precedenza, nel nostro territorio, in cui coesistono di fatto tre denominazioni, Chianti Docg, Terre di Casole Doc e Igt Toscana, alcuni produttori, già da un paio di vendemmie, stanno puntando sulla Doc Terre di Casole, che ha il disciplinare più rigido di tutti con la resa per ettaro più bassa. E tra le più basse delle altre Denominazioni toscane. Ritengo sia questa una risposta responsabile ad un cambiamento della domanda in termini quantitativi, ma anche qualitativi. Oltre ad essere una concreta risposta alla diminuzione delle emissioni, per una viticoltura più sostenibile e meglio integrata alla natura circostante. E credo che sia stata una buona scelta commerciale anche per i pochi scambi di uva, che ha visto il prezzo aggirarsi oltre i 100 euro per quintale. Il 2026 sembrerebbe seguire la falsariga del 2025. Credo che il 2027 potrebbe essere un anno che da indicazioni più chiare sul futuro. In generale, per il vino italiano, potrebbe esserci qualche vantaggio dovuto alla ricchezza dell’offerta nel senso della grande quantità di denominazioni, vitigni, territori. Legati a grandi tradizioni ma anche molto contemporanei. Come sempre, la diffusione nel mondo della nostra cucina e la presenza di comunità italiane, ci ha sempre aiutato molto".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Di sicuro dovremmo lavorare per far conoscere meglio i nostri prodotti a partire dal territorio. Inoltre, già a partire da febbraio 2026 ci sarà Wine Paris, dove alcuni produttori saranno presenti, a seguire la partecipazione del Consorzio alle Anteprime della Toscana con Altra Toscana, per poi arrivare a Vinitaly. Alcuni produttori puntano anche sull’enoturismo, vista la massiccia e costante presenza di turismo di qualità nel nostro territorio".

Qual è l’azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"La nostra denominazione avrebbe bisogno di qualche ritocco nel disciplinare al fine di permettere ad ogni produttore di esprimere al meglio il potenziale del proprio terroir. Inoltre, semplificare alcune procedure, ad esempio l’eliminazione della fascetta, ma anche la possibilità di poter scrivere 'Toscana' in etichetta. Un indiscutibile valore aggiunto in particolare per le denominazioni meno note come la nostra".

Paolo Caciorgna, presidente Consorzio Terre di Casole Doc

GRAZIANO MOLON – Consorzio Tutela Vini Trentino

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Ci sono molti aspetti da considerare e sviluppare: una politica UE a supporto della produzione vitivinicola con priorità per il settore e incentivi importanti per la promozione; la necessità di contenimento e ottimizzazione dei costi; la razionalizzazione delle reti commerciali; la tenuta dei mercati tradizionali e la spinta su nuovi mercati per l’export come Asia e Sudamerica; ancora, focus su sostenibilità e salubrità delle produzioni e promozione delle denominazioni autoctone; il recupero del consumo nella fascia più giovane (generazione Z) e la spinta verso un consumo responsabile; l’implementazione del settore enoturistico a regia consortile. Invece di considerare chi sta meglio o chi sta peggio credo abbia più senso focalizzarci sulla ricerca di un sentire comune dei produttori UE per affrontare le sfide globali, che saranno molto difficili. L'Italia per tradizione, qualità e prodotti non è seconda a nessuno, ma le grandi sfide si vincono assieme, sempre".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Come detto, l'outlook economico al momento non è positivo. Passate le feste di fine anno e di inizio 2026, si dovrà valutare come si evolve il mercato, soprattutto rispetto al perdurare dei conflitti bellici, che deprimono l'economia, e al trend dei consumi".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Si lavora alla presentazione del terzo bilancio di sostenibilità, che rappresenta una cartina tornasole non solo del comparto vino, ma di tutto il territorio vitato del Trentino, che fornisce prodotto, ma anche immagine e promozione per il turismo enologico. Sui disciplinari si sta lavorando per l'introduzione dei vitigni resistenti nell'Igt Dolomiti".

Graziano Molon, dg Consorzio Vini Trentino (foto Daniele Mosna)

CHRISTIAN MARCHESINI - Consorzio Tutela Vini Valpolicella

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Promozione, promozione e promozione. Tutte le risorse che abbiamo vanno concentrate e bisogna anche tornare a far comprendere che il vino ha un effetto benefico, nel suo uso moderato, sia dal punto di vista alimentare che per il benessere e la socialità. In questo scenario, comunque, l’Italia forse sta meglio – soprattutto se ci confrontiamo con i francesi - per il fatto che la nostra viticoltura costa mediamente meno".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Difficile da dire. Ripeto che dovremo affrontare il 2026 puntando sulla promozione se vorremo ripartire".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Portare a termine il percorso per la candidatura del processo di messa a riposo delle uve a patrimonio immateriale Unesco".

Consorzio Valpolicella, contro la crisi, calo “strategico” imbottigliato (-3%). Marchesini: “Politiche consortili per mantenere equilibrio"
Christian Marchesini, presidente Consorzio Valpolicella

NICOLAS BOVARD – Consorzio Vini Valle d’Aosta

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Da una parte è vero che sta attraversando una fase difficile, ma d’altro canto, se allunghiamo lo sguardo su cinque anni, siamo di fatto tornati ai livelli pre-covid. Purtroppo e per fortuna abbiamo vissuto l’euforia del post-pandemia, quando la gente usciva e consumava e abbiamo visto impennarsi le vendite. Oggi la resa dei conti vede un ridimensionamento. Il grosso problema in questo momento è il prezzo, perché il vino non è un bene di prima necessità e le famiglie ragionano prima di andare al ristorante. Certo poi c’è da chiedersi perché un gin tonic a 20 euro e non un vino a 12 euro, forse è questione di moda, ma di sicuro c’è un aspetto culturale che va analizzato. È chiaro che il vino richiede più approfondimento, ma dovremmo tornare anche ad un discorso che sostenga il consumo quotidiano. Invece non ci risulta che i giovani non bevano vino: il nostro evento estivo ha coinvolto circa 700 persone e l’80 per cento era under 30. In generale, notiamo peraltro un incremento delle vendite dirette rispetto all’horeca, da un lato perché il costo della bottiglia è inferiore rispetto al ristorante e dall’altro perché cresce l’enoturismo".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Secondo me sarà l’anno della risposta ai tanti punti interrogativi emersi nel 2025. Credo che la competizione per noi si alzerà un poco rispetto agli ultimi anni, quando i vini della Valle d’Aosta vendevano grazie soprattutto all’afflusso turistico. Siamo chiamati a rafforzare il nostro posizionamento".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Sicuramente stiamo cercando di fare chiarezza su cosa sia il vino Valle d’Aosta Doc, perché siamo una piccola denominazione all’interno della quale ci sono tante tipologie di vino – oggi si conta un’ottantina di sotto-denominazioni tra zone e vitigni. Eppure, proprio perché siamo una denominazione da 2 milioni di bottiglie e siamo poco conosciuti, l’obiettivo del Consorzio è identificare alcune tipologie che qualifichino il territorio. Poi la chicca della varietà rara recuperata ci sarà sempre, ma non possiamo basare su quella la nostra promozione".

Nicolas Bovard, presidente Consorzio Vini Valle d’Aosta

ANDREA GANDOSSINI – Consorzio Tutela Vini Valtellina

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il focus principale, l’elemento di cui ormai tutti si riempiono la bocca, è l’enoturismo e noi qui abbiamo la Strada del vino che supporta la connessione con la gastronomia e la ristorazione. Mai come adesso deve esserci condivisione e assodato l’aumento di qualità del vino, ora ci deve esser un rapporto forte con la ristorazione capace di portare gente a vedere la bellezza del territorio. Ci sono i terrazzamenti, le montagne e poi le aziende devono essere in grado di proporre un momento ludico piacevole a tavola, con bicchiere di vino".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"È chiaro che attraversiamo un periodo incertezza, per cui è difficile sbilanciarsi. Cercheremo di mantenerci sui numeri che abbiamo cercato di portare a casa nel 2025. Non mi aspetto comunque rose e fiori".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Dal 2025, coinvolgendo la ristorazione, abbiamo organizzato Viva Valtellina e l’obiettivo è che questa manifestazione diventi la fotografia anno per anno dei vini e del territorio. Stiamo concentrando i nostri sforzi per far crescere quel momento annuale, a settembre".

Andrea Gandossini, direttore Consorzio Vini Valtellina

PAOLO PASINI - Consorzio Vini Valtènesi

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"La fase che il mercato del vino sta attraversando richiede risposte chiare e di lungo periodo. Servono scelte coraggiose orientate alla qualità, alla riduzione delle rese e a una maggiore valorizzazione del lavoro in vigna, accompagnate da una comunicazione più efficace verso i consumatori, capace di raccontare identità, territorio e sostenibilità reale. In questo scenario, l’Italia nel complesso è messa meglio di molte altre grandi aree vitivinicole, grazie alla forza delle denominazioni, alla biodiversità dei territori e a una reputazione costruita sul valore più che sul volume. Tuttavia, proprio questa posizione di vantaggio richiede oggi un’evoluzione del modello produttivo, per rimanere competitivi in un contesto globale sempre più instabile".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Le luci all’orizzonte passano da un legame sempre più stretto tra prodotto e territorio. La valorizzazione delle Doc e delle Igt rappresenta oggi una delle risposte più concrete alla crisi, perché consente di differenziare, dare senso al prezzo e costruire fiducia nel consumatore.
Turismo, ambiente, formazione e agricoltura devono diventare elementi indissolubili di un unico progetto di sviluppo: solo così è possibile creare una forte identità territoriale e generare valore duraturo, andando oltre la semplice logica dei volumi anche nel 2026".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"L’azione più incisiva per il 2026 sarà il rafforzamento della collaborazione con il territorio e con gli operatori del turismo e dell’accoglienza. Le nostre denominazioni devono diventare protagoniste della Rivera Bresciana del Garda anche negli hotel, nei ristoranti e nelle esperienze offerte ai visitatori. Parallelamente, saranno centrali le azioni dedicate all’enoturismo e alla valorizzazione delle esperienze, come strumento di racconto autentico del territorio. Un altro passaggio cruciale sarà la profonda revisione dei disciplinari delle tre denominazioni tutelate – Valtènesi Riviera del Garda Classico, San Martino della Battaglia e Igt Benaco Bresciano. Stiamo lavorando affinché la tradizione produttiva dei nostri territori diventi sempre più protagonista, aggiornando le regole in modo coerente con le nuove esigenze del mercato, senza perdere autenticità. L’obiettivo è rendere le denominazioni più forti, più chiare e sempre più aderenti all’identità storica e contemporanea del territori".

Paolo Pasini, presidente Consorzio Vini Valtènesi

STEFANO QUAGGIO - Consorzio Vini Venezia

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il mercato del vino sta attraversando una fase complessa, e per affrontare queste sfide sono necessarie risposte strategiche chiare e tempestive. In particolare, abbiamo bisogno di maggior certezza sui principali attori del mercato e sugli andamenti dei mercati più importanti. L'Italia, pur avendo una forte tradizione vitivinicola, deve affrontare pressioni simili a quelle di altre aree importanti, ma speriamo di non trovarci in una situazione di incertezza prolungata. È fondamentale che eventuali misure come dazi o crisi vengano annunciate in modo chiaro, permettendo così alle aziende di adattarsi e pianificare efficacemente. In questo modo, possiamo lavorare verso una stabilità di mercato, riducendo le oscillazioni impreviste e promuovendo un ambiente commerciale più sereno e prevedibile per il vino italiano. Inoltre nell'areale, osserviamo un buon equilibrio tra qualità, prezzo e quantità, che ci offre un input positivo per pianificare il nostro futuro".

Prospettiva 2026: what’s new? Ci sono luci all’orizzonte?
"Ci sono sicuramente luci all'orizzonte. Il nostro impegno nel promuovere e valorizzare le nostre denominazioni e il nostro territorio è costante e si intensifica di anno in anno. Siamo fiduciosi che le nuove iniziative e strategie possano portare a un rafforzamento della nostra presenza nei mercati globali. Inoltre, ci sono segni di ripresa e stabilità che possono favorire il settore, creando opportunità di crescita. L'innovazione e la sostenibilità sono al centro delle nostre azioni, e puntiamo a trasformare queste sfide in occasioni per un futuro più promettente. Confidiamo che nel 2026 potremo vedere i frutti di questo impegno e una crescente valorizzazione della qualità dei nostri vini".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Nel 2026, l'azione più incisiva che abbiamo in cantiere sarà un intensivo lavoro a stretto contatto con buyer e importatori, adottando un approccio "tailor-made" per favorire e potenziare la distribuzione dei nostri vini. Riteniamo che personalizzare le nostre strategie commerciali in base alle esigenze specifiche di ciascun mercato sia fondamentale per massimizzare il nostro impatto. Le fiere di settore rappresentano un'opportunità preziosa per incontrare potenziali acquirenti, ma ci impegneremo anche ad organizzare incontri B2B mirati, creando occasioni di networking che valorizzino il nostro prodotto a livello internazionale. In questo modo, non solo aumenteremo la nostra visibilità, ma costruiremo anche relazioni solide e durature che possono tradursi in opportunità commerciali concrete. Queste iniziative, unite a eventuali modifiche ai disciplinari che potrebbero rendere i nostri vini ancora più attrattivi, saranno centrali per la nostra strategia nel 2026".

Stefano Quaggio, direttore Consorzio Vini Venezia

MARCO PIRO - Consorzio Tutela Vermentino di Gallura Docg

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Il recente riconoscimento da parte dell'UNESCO della Cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell'Umanità sarà un volano per i nostri prodotti a Denominazione. Dobbiamo però stare attenti alle esigenze del mercato, come riduzione del grado alcolico dei vini e valutare e sfruttare al meglio il successo strepitoso delle bollicine italiane. Il Vermentino è un vitigno 'camaleontico' che bene si presta a vinificazioni differenti, e le bollicine potranno esser un nuovo campo disfida per la nostra Docg".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Dobbiamo farci trovare pronti dal punto di vista tecnologico ed agronomico. I cambiamenti climatici stanno rivoluzionando le tecniche di coltivazione della vite e di vinificazione in cantina. Il clima è più veloce di noi, non possiamo solo inseguirlo, ma dobbiamo prevederlo anche grazie alle nuove tecnologie come intelligenza artificiale, sensoristica, utilizzo dei droni".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Per quanto riguarda il disciplinare di produzione, abbiamo avviato una fase di revisione molto importante. Sono state coinvolte le professionalità delle cantine (agronomi, enologi, commerciali) per adeguarci ai cambiamenti climatici e alle esigenze del mercato. Nel 2026 speriamo di poter avere un nuovo disciplinare snello, moderno e in linea con il mercato, ma sempre volto alla tutela e alla salvaguardia della produzione e delle peculiarità del nostro vino Vermentino di Gallura".

Marco Piro, presidente Consorzio Tutela Vermentino di Gallura Docg

MANRICO BIAGINI - Consorzio Vino Vernaccia San Gimignano

Il mercato del vino attraversa una fase difficile; secondo voi quali risposte servono per il futuro? E l'Italia sta meglio o peggio di altre aree vitivinicole importanti?
"Per affrontare il futuro con solide basi è indispensabile una politica europea capace di assicurare alle aziende condizioni competitive sui mercati internazionali. Oggi non basta più eccellere nella qualità: occorrono regole comuni a livello globale, che garantiscano equità tra le produzioni. Le imprese europee sostengono costi più elevati per rispettare normative stringenti in termini di tutela ambientale, sicurezza e sostenibilità, mentre molti Paesi extra-UE non sono soggetti agli stessi obblighi. Questo squilibrio si traduce in un evidente svantaggio competitivo. L'Italia condivide tale criticità con altre aree vitivinicole europee, e la sfida riguarda l'intero comparto".

Prospettiva 2026: what's new? Ci sono luci all'orizzonte?
"Il 2026 sarà un anno simbolicamente e strategicamente rilevante: celebreremo due anniversari importanti, i 750 anni di storia documentata della Vernaccia di San Gimignano e i 60 anni dal riconoscimento della prima Doc d'Italia. Ricorrenze che testimoniano il valore storico della nostra Denominazione. Il Consorzio continuerà a investire in attività di comunicazione e, in particolare, desideriamo approfondire nuove ricerche di mercato per definire con maggiore precisione le strategie dei prossimi anni. Dopo i due ricorsi vinti nel 2025 per l'uso scorretto del nostro marchio, intendiamo inoltre rafforzare ulteriormente le attività di sorveglianza, in coerenza con la nostra missione principale: la tutela".

Qual è l'azione più incisiva che avete in cantiere per il 2026? Sono previste modifiche significative ai disciplinari?
"Stiamo lavorando a una revisione dei disciplinari, ma i tempi burocratici non consentono al momento di prevedere interventi incisivi già nel 2026. Nell'immediato, continueremo a concentrarci sulle attività promozionali, con campagne dedicate ed eventi di rilievo, tra cui Regina Ribelle Vernaccia di San Gimignano Wine Fest, che rappresenta un appuntamento strategico per valorizzare la Denominazione".

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Manrico Biagini, presidente Consorzio Vino Vernaccia San Gimignano

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