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Vino italiano, margini a picco e sfuso ai minimi. UIV: “Serve razionalizzare”. Il report Mediobanca 2026 fotografa un settore sotto pressione

Mercosur, UIV: “Accordo strategico, ratifica in tempi ragionevoli”. Assodistil: bene per alcolici, preoccupa l'etanolo

di redazione | 18 Dicembre 2025

Il presidente di Unione Italiana Vini Frescobaldi scrive al governo italiano e auspica la conclusione di un accordo che permetterebbe l'apertura di un mercato di oltre 250 milioni di consumatori utile all’apertura di nuove rotte e alla crescita del settore vitivinicolo. Distillatori favorevoli per le bevande, preoccupate per l'import di etanolo per uso industriale.

Mentre le organizzazioni agricole di mezza Europa sono mobilitate contro le istituzioni di Bruxelles per frenare la ratifica dell'accordo UE-Mercosur, che secondo la denuncia degli agricoltori aprirebbe le porte alle produzioni sudamericane meno controllate rispetto alla filiera europea, il mondo del vino guarda con favore al progetto di un interscambio agevolato.

"Per il settore vitivinicolo, l'accordo Ue-Mercosur rappresenta un passaggio di particolare interesse nel quadro delle necessarie garanzie a tutela dell'agricoltura europea", scrive infatti il presidente di Unione Italiana Vini (UIV) Lamberto Frescobaldi in una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri degli Affari esteri e dell'Agricoltura Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida. L'obiettivo è sollecitare la conclusione di un accordo che in dieci anni dovrebbe progressivamente liberalizzare il 90% delle importazioni di beni industriali europei e il 93% dei prodotti agricoli nei mercati sudamericani, riducendo le barriere tariffarie e non tariffarie.

"Pur prevedendo l'abbattimento dei dazi nell'arco di otto anni - chiosa Frescobaldi - l'intesa potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali in un contesto in cui l'export italiano resta fortemente concentrato: oggi circa il 60% delle vendite all'estero di vino si concentra su cinque mercati, un livello di dipendenza che rende le imprese più esposte a oscillazioni o criticità del quadro internazionale. L'accordo prevede inoltre la riduzione di molte barriere non tariffarie, oltre al riconoscimento e alla tutela delle indicazioni geografiche europee. In questa prospettiva, l'Unione europea ha l'opportunità di diversificare i propri mercati di riferimento; per questo si invita a proseguire il confronto diplomatico in modo da arrivare a una conclusione dell'accordo con tempi e modalità equilibrati per entrambe le parti".

Secondo UIV, l'apertura di un mercato di oltre 250 milioni di consumatori potrebbe sostenere la crescita del settore vino e favorire la presenza su nuovi mercati in una fase in cui alcune destinazioni tradizionalmente solide risultano in rallentamento o più incerte. Per ragioni storiche e culturali, l'area sudamericana viene indicata come un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, quelli europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all'importazione; una loro riduzione o eliminazione potrebbe migliorare in modo diretto la competitività delle aziende.

I distillatori italiani sono pronti a volare nuovamente oltreoceano per promuovere il Brandy Italiano IG nel mercato cinese.
Sandro Cobror, direttore Assodistil

ASSODISTIL: “OPPORTUNITÀ PER GLI ALCOLICI, MA SERVONO GARANZIE SULL’ETANOLO IMPORTATO"

Anche per Assodistil “l’accordo UE-Mercosur rappresenta una concreta opportunità per il settore degli alcolici nazionali e delle bevande spiritose grazie alla riduzione dei dazi doganali e permette la protezione di Indicazioni Geografiche, come Grappa e Brandy Italiano”. C'è però un problema per i distilaltori italiani: "come comparto non possiamo non sollevare preoccupazioni sull'importazione di etanolo a basso costo dai Paesi Mercosur - dichiara il direttore di Assodistil Sandro Cobror - L'Accordo UE-Mercosur include una quota di importazione di 650mila tonnellate di etanolo dai paesi Mercosur nell'UE, con 450mila tonnellate a dazio zero per uso industriale (chimico) - pari a circa il 50% del consumo totale della UE in questo settore- e 200mila tonnellate a dazio agevolato per altri usi”.

I dubbi sono legati soprattutto all’incertezza e alle difficoltà relative al tracciamento dell'uso effettivo, oltre che rispetto ai prezzi. "L'alcol importato dai Paesi Mercosur, senza adeguati controlli, potrebbe finire anche in settori diversi da quello industriale, mettendo in seria difficoltà la produzione nazionale", rilevano da Assodistil, che auspica l’attivazione di clausole di salvaguardia.

 

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