
Sferzante, quasi, come il grecale che ha chiuso Benvenuto Brunello, il vento dell’ottimismo sembra tornare sui cieli di Montalcino, spazzando parte delle nuvole che hanno accompagnato questo 2025 così tormentato. Analisti e filiera credono infatti nell’anno che verrà, facendosi forti non solo di raffinate analisi macroeconomiche, ma anche di una nuova annata - la 2021 - che sembra mantenere le (buone) nuove annunciate in cantina.
Tanti gli aggettivi spesi per descriverla - a partire da quel trinomio “fragrante, definita e verticale” usato dal panel di otto Master of Wine capitanati dal duo Gorelli-Lonardi. Ed è anche godibile, potente e di lungo periodo, stando alle parole di un soddisfatto Giacomo Bartolommei, che potete ascoltare nel podcast di Vinonews24.
Comunque lo si guardi, il millesimo 2021 sembra capace di mantenere le promesse insite nel Brunello, portando con sé una querelle a proposito della contemporaneità nel vino. Una domanda legittima, a differenza di talune risposte, che noi ci poniamo in termini diversi, interrogandoci su dove debba finire il Brunello e iniziare il Rosso. Perché un confine ci deve essere, chiaro e comprensibile. Che il primo sia l’attore protagonista è storia nota, che il secondo cerchi di trovare una sua collocazione è però un dato che policies e numeri confermano.
Non vorremmo, cioè, che il mantra della bevibilità diventi un dogma. Che si estremizzi una tendenza, che ha peraltro diversi gradi di intensità sui mercati globali, che è un errore già fatto, a questa come ad altre latitudini. E lo diciamo a costo di sembrare conservatori. O filosofi, quando affermiamo che condividiamo senza remore la voglia di un Brunello moderno, a patto che sappia distinguere la semplicità dalla semplificazione.
Pur se levigato e alleggerito, a volte con interventi di astrazione, il Brunello merita la profondità e la complessità del grande vino.
Sia chiaro, ci piacciono i vini del martedì, quelli da consumare tutti i giorni. Vini più facili da bere (e pagare), adatti ai veloci pranzi imposti dalla modernità o agli aperitivi con gli amici. Ma crediamo che il Brunello sia un vino della domenica, che richiede tempo e pazienza. E magari un piatto che gli renda omaggio. Per gli altri giorni, scegliamo il Rosso che, nonostante una potenza tutta ilcinese, esprime già bene un diverso punto di vista sulla zona.

A proposito di territorio, i 117 euro riversati sull’indotto da ogni bottiglia di Brunello aperta in loco – e dunque nell’ambito di esperienze enoturistiche o legate alla ristorazione - restituiscono con chiarezza la capacità di Montalcino di organizzare attorno alla sua risorsa principale una remunerazione diffusa. E se continua ad esser vero che ci sono pochi bar e troppi Suv, è altrettanto vero che questi numeri sono il risultato di un lungo percorso fatto ancora oggi di tanto lavoro, di cui è giusto godersi i frutti.
La macchina dunque è in funzione e ben oliata. E poiché il neoeletto Bartolommei sarà presto affiancato da un nuovo direttore, che prenderà il posto di Andrea Machetti, spetterà alla nuova governance tracciare la linea, forte di un brand riconosciuto e riconoscibile a livello internazionale. E in questo nuovo scacchiere, l’enoturismo non potrà che confermarsi un focus per il territorio dove è stato “scoperto” a metà Novecento e riguardo al quale la consigliera del Consorzio Violante Gardini Cinelli Colombini ha annunciato l’imminente varo di un progetto nuovo di zecca.
Per intanto, oggi sembra comprensibile - e (vista l’indole) immancabile – l’orgoglio del popolo dei produttori, ambasciatori di un paese del centro Italia oggi conosciuto per nome in tutto il mondo grazie al frutto del loro lavoro. Una sorta di #proudtobemontalcino che ammiriamo e siamo sicuri che nemmeno il grecale, quello forte, potrà spazzare via.
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