
La Cucina italiana è la prima cucina al mondo a essere dichiarata Patrimonio Unesco. A deliberarlo, all’unanimità, il Comitato intergovernativo dell’Unesco secondo cui la cucina italiana è una "miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie", "un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda".
Un primato tutto italiano che parte da un’idea…italiana. Nei primi mesi della pandemia, Maddalena Fossati, direttore del mensile La Cucina Italiana, decise di lanciare un’iniziativa: candidare la Cucina del Belpaese all’Unesco. Con l’amica Silvia Sassone dà vita a un Comitato Promotore coinvolgendo l'Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi e la rivista La Cucina Italiana, sostenuti da Pier Luigi Petrillo, Chair Professor della Cattedra Unesco a Unitelma Sapienza a Roma, e Massimo Montanari, professore di storia all’Università di Bologna oltre che esperto di storia della gastronomia italiana. Il gruppo crea il dossier La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale. Il 23 marzo 2023 il dossier viene candidato a Parigi e, grazie al lavoro svolto dal Masaf e dal Ministero della Cultura, in poco meno di tre anni e mezzo il sogno diventa realtà.
La decisione dell’Unesco di iscrivere la Cucina italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità viene accolta con entusiasmo dalle associazioni del settore vitivinicolo e agroalimentare, che rivendicano il proprio ruolo storico e identitario all’interno della tradizione gastronomica nazionale.
Prevalgono soddisfazione e orgoglio per il prestigioso riconoscimento, che valorizza il legame indissolubile tra cibo e vino e che potrebbe dare ulteriore impulso all’export dell’agrifood nazionale, oltre che essere specchio della convivialità, della tradizione e dell’identità culturale italiana.
Per il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, si tratta di "un riconoscimento alla carriera, che premia una storia secolare e che guarda ancora lontano, un traguardo che include anche il vino, da sempre compagno naturale della tavola italiana”. Frescobaldi richiama inoltre il valore economico del settore, ricordando come il vino contribuisca in modo determinante alla ricchezza e al lavoro del paese, con un saldo commerciale attivo di circa 7,5 miliardi di euro l’anno. Il segretario generale UIV, Paolo Castelletti, parla di “un giorno di grande orgoglio” e riconosce il ruolo decisivo del governo italiano, e in particolare dei ministri Lollobrigida e Giuli, nel sostenere con determinazione la candidatura. UIV annuncia anche una futura campagna internazionale per portare questo orgoglio nel mondo, unendo in un’unica narrazione ciò che da sempre rappresenta il saper fare italiano.

Federvini definisce invece la giornata “storica” per l’agroalimentare e per la cultura nazionale. Il presidente Giacomo Ponti accoglie la notizia con grande soddisfazione, sottolineando che “vini, spiriti e aceti sono parte integrante e indissolubile della cucina italiana, protagonisti del rito della convivialità che il mondo riconosce e apprezza. Il riconoscimento Unesco – spiega - premia non solo i piatti ma l’intera cultura della tavola: un unicum che unisce biodiversità, storia, consuetudini sociali e un patrimonio di tecniche e saperi tramandati nel tempo”.
Federvini ricorda come la cucina italiana rappresenti un’espressione autentica dell’identità culturale del paese e ribadisce il ruolo dei prodotti enologici, dei distillati e degli aceti come pilastri della candidatura. L’associazione guarda ora alle nuove opportunità per il Made in Italy e il turismo enogastronomico, impegnandosi a continuare a tutelare e promuovere la qualità e la storia dei prodotti italiani nel mondo.

Soddisfazione anche da Federdoc, che considera la decisione dell’Unesco “un risultato di eccezionale rilievo per l’Italia e per la sua cultura alimentare, fondata su tradizioni, territori, saperi condivisi e un rapporto millenario con l’agricoltura”. L’associazione richiama in particolare il contributo dei vini a Denominazione d’origine, che rappresentano un elemento inscindibile dell’identità gastronomica nazionale, custodendo la memoria dei territori e il lavoro delle comunità locali. Il presidente Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi sottolinea come “la decisione sancisca ufficialmente ciò che l’Italia e il mondo già riconoscono” e ringrazia il ministro Lollobrigida per il sostegno e la visione che hanno accompagnato il percorso della candidatura.
Federdoc evidenzia anche la responsabilità che deriva da questo titolo: continuare a proteggere e promuovere le Denominazioni d’origine come garanzia di qualità, tracciabilità, cultura e sostenibilità.

L’Accademia Italiana della Vite e del Vino, con le parole del presidente Rosario Di Lorenzo, parla di “un riconoscimento che premia storia, tradizione e creatività dell’Italia, rafforzando la sua identità nazionale e fungendo da volano per la promozione della cultura italiana nel mondo”. L’Accademia ricorda il proprio contributo al percorso di candidatura e il ruolo imprescindibile della viticoltura, che da secoli accompagna e valorizza la cucina italiana, contribuendo non solo alla definizione delle eccellenze della tavola, ma anche alla costruzione dei paesaggi rurali e delle consuetudini sociali. Di Lorenzo richiama la responsabilità di “trasmettere alle nuove generazioni il valore di questa eredità e di continuare a sostenere ricerca, formazione e divulgazione della cultura vitivinicola, perché la valorizzazione della cucina italiana non può prescindere dalla cura delle sue radici agricole”.

Paolo De Castro, presidente di Nomisma, inserisce il riconoscimento in un quadro economico globale complesso, segnato da instabilità e da un calo dei consumi nazionali, compensato però dalla crescita costante dell’export agroalimentare: +5% nel primo semestre 2025, con la prospettiva di superare per la prima volta i 70 miliardi di euro. De Castro sottolinea che “la diversificazione dei mercati è essenziale, anche in un contesto di commercio internazionale sempre meno fluido e condizionato dalle politiche doganali USA. Tuttavia, l’Italia può contare sulla presenza diffusa di comunità di origine italiana e sulla rete dei ristoranti italiani nel mondo, primi ambasciatori del nostro food & beverage. In questo scenario, il riconoscimento Unesco assume una particolare rilevanza: rafforza l’identità culturale dei prodotti italiani, valorizza la loro sostenibilità e il legame con i territori, tutela la trasmissione dei saperi e offre uno strumento importante per proteggere il Made in Italy dai fenomeni di italian sounding che sottraggono quote di mercato”.

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