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Asti, Ricagno: “Congiuntura e guerre frenano, ma la Denominazione cerca nuove strade”

di Daniele Becchi | 11 Dicembre 2025

Intervista al presidente del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg che non nasconde le tensioni generate dalla lunga guerra Russia-Ucraina, dai dazi USA e dalle difficoltà del mercato globale, ma indica alcuni percorsi (stretti) per cercare di tenere la barra dritta. A partire dal coordinamento su scala regionale.

Spente le luci del PalaIsozaki con il brindisi a base Asti spumante (ebbene sì, non era uno champagne quello con cui il nostro Jannik Sinner ha festeggiato), la denominazione storicamente ambasciatrice delle bolle italiane nel mondo si prepara ad affrontare la fase cruciale dell’anno – almeno sul piano commerciale – ovvero quelle vacanze di Natale nelle quali abbiamo (erroneamente) confinato il consumo di uno dei prodotti più identitari e buoni del nostro Paese.

l'Asti ancora sponsor delle Nitto ATP Finals
l'Asti ancora sponsor delle Nitto ATP Finals

Lo spumante italiano, discendente diretto di Martinotti – quel Martinotti - è ora alla caccia di conferme numeriche nonostante il caos internazionale e gli stili di consumo emergenti, che potrebbero vederlo ponte perfetto tra la sponda del vino e quella sempre più confusa delle bevande aromatizzate.

Un lavoro che non può che essere sinergico, tanto negli uffici quanto nelle mescerie, affinché la denominazione – come il Piemonte - rinnovi un dialogo utile a tratteggiare il futuro, di tutti. A ispirarlo un archivio storico, che parla anche di Barolo. Su questi temi Vinonews24 si confronta con Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg.

L’INTERVISTA. CONGIUNTURA E IDENTITÀ

Ricagno, nel 2025, la denominazione riuscirà a raggiungere la fatidica quota 90 (milioni di bottiglie)?

“La speranza è quella. È però chiaro che simile domanda vada contestualizzata, ricordando che l'Asti spumante ha sempre avuto nella Russia il suo mercato principale, capace di assorbire anche volumi importanti, cui si aggiungeva una solida posizione in Germania. Non ci stupiscono dunque le difficoltà incontrate, in considerazione sia della situazione economica tedesca, sia, soprattutto, del perdurare del conflitto ucraino-russo.

Una congiuntura questa alla quale è difficile rispondere, per di più con rapidità, soprattutto quando sono poche le realtà che vanno a vendere il prodotto sui mercati. Perché questa è una grande realtà, l’Asti ha pochi attori che possono portare il verbo sul mercato; tra quelle che lo potrebbero fare ci sono alcune che ancora non lo fanno o hanno deciso da anni di non farlo più.

Sottolineo alcuni segnali incoraggianti offerti dai più recenti dati, che attengono specialmente le esportazioni di Moscato d'asti verso il mercato americano, nonché il crescente interesse verso le nostre due tipologie mostrato dagli paesi del Sud America.

D’altro canto, siamo intervenuti sull’offerta, applicando in modo corretto ma anche innovativo gli strumenti offerti dall’attuale legislazione. Abbiamo, cioè, deciso di abbassare non solo l’uva rivendicabile a denominazione (passata da 100 qli/ha a 90), ma l’intera produttività del vigneto, portandola a 108 quintali/ettaro”.

Con quale identità si presenta oggi l’Asti docg sui mercati?

“Partiamo con il dire che l’Asti è tuttora la bollicina aromatica per eccellenza, che prende forma sia nel moscato, con la sua identità pétillant, sia nella tipologia spumante che, sebbene abbia la sua massima riconoscibilità nella versione dolce, oggi può essere anche interpretato con residui zuccherini diversi.

Intorno a questa identità, negli ultimi anni, abbiamo cercato di stimolare la filiera con dei progetti di valorizzazione e sviluppo che hanno suscitato anche un certo interesse tra gli operatori, confortati anche dai buoni risultati conseguenti la pandemia, dove sembrava che tutto funzionasse per tutti.

La denominazione vanta inoltre la capacità di aderire ad alcune macro-tendenze odierne, grazie alla sua bassa gradazione alcolica, il cui conseguente residuo zuccherino non sempre è un malus, adatta alla festa e capace di vestire i panni del daily wine. Che siano le undici del mattino o alle cinque del pomeriggio un calice di Asti o di Moscato d’Asti fa piacere!

C’è quindi un potenziale; ricordiamo infatti che prima dell’exploit del Prosecco, l’Asti Spumante era lo spumante italiano in Italia e nel mondo. A essere cambiati sono semmai i consumatori, che richiedono una maggiore segmentazione dell’attività promozionale e informazione sul prodotto”.

Con quale mercato si confronta la Denominazione?

“Per analizzare questo aspetto, si deve ricordare per esempio che il Moscato d’Asti è una denominazione posizionata in una fascia alta di prezzo. A caratterizzarla è il fatto di riportare espressamente il nome di un vitigno, il che implica una competizione “nominale” con la miriade di moscati prodotti in ogni parte del globo, disponibili a prezzi inferiori.

Nuovamente, perché le nostre posizioni siano forti, sarebbe necessario un lavoro che coinvolga non solo l’ente di tutela, ma anche la stessa filiera, non sempre attenta a sostenere lo sforzo a favore della denominazione. L’invito è dunque quello a migliorare il coordinamento tra i vari attori in gioco, al fine di individuare politiche di sviluppo capaci di allargare il consenso e la produzione.

A fianco a questi ci sono poi i prodotti alternativi, le bevande aromatizzate a base vino, negli ultimi 15 anni oggetto di attenzione da parte di alcuni mercati e realtà produttive. Una concorrenza, perché tale è a mio avviso, capace di recuperare dei consumatori magari disattenti ma comunque attratti da gusti diversi.

A proposito di ciò, e senza demonizzare queste nuove produzioni che possono anche nascondere opportunità economiche per alcuni, ritengo che sia importante evitare confusione tra gli acquirenti, consentendo loro di scegliere con chiarezza se consumare vino o altro.

L’attuale legislazione in materia, che nasceva venti anni fa per gestire situazioni ben diverse, consente infatti che questi prodotti e cioè le bevande a base vino siano presentate al consumatore con una veste identica a quella di un vino. E non è solo questione di etichetta o retro-etichetta, ma dell’intera presentazione visiva, che deve essere diversa. In tal senso stiamo cercando di dialogare con gli enti preposti per proporre una modifica dell’attuale normativa”.

le Cattedrali sotterranee a Canelli - qui nelle Cantine Bosca
le Cattedrali sotterranee a Canelli - qui nelle Cantine Bosca

ENOTURISMO E PROGETTI FUTURI

Quale lo sviluppo enoturistico?

“Sappiamo che il turismo è un asset importante, sul quale peraltro il territorio di Langhe, Roero e Monferrato, per il tramite della ATL, sta facendo un grande lavoro. Le nostre stesse iniziative promozionali negli ultimi anni hanno avuto a cuore la valorizzazione del prodotto e del territorio.

Dal 2018 stiamo brandizzando il territorio, con lo scopo di ricordare ai turisti, ma anche ai residenti, che su queste colline si producono Asti Spumante e Moscato d'Asti. Con ciò, il pensiero corre all’installazione, datata 1949, di una fontana in marmo di Carrara, posta dentro una vasca di travertino, a forma di coppa d’Asti nei giardini antistanti la stazione di Asti, in segno di benvenuto ai turisti.

Vorremmo poi realizzare un hub turistico-ricettivo dedicato alla denominazione a Canelli, le cui colline e le Cattedrali sotterranee devono il loro riconoscimento a patrimonio Unesco in virtù del rapporto che vantano con l’Asti spumante. Un’iniziativa importante, che il Consorzio non può sostenere da solo.

Crediamo nel progetto promozionale del treno storico TrEno di Langhe Roero e Monferrato, che nel rimettere in funzione la storica linea ferroviaria che da qui scende fino a Savona, cui ci legano anche ricordi studenteschi per chi a frequentato la Scuola Enologica di Alba, offre ai turisti l’occasione di esplorare questa regione, partendo da Alba, fermandosi a Canelli per visitare le Cattedrali sotterranee, per poi andare a Nizza Monferrato oppure scivolare verso Acqui terme, a fare le terme, o verso la città di Casale Monferrato, oggi isolata da una galleria ferroviaria inagibile, così da unire in treno tutto il nostro territorio Unesco. Un potenziale enorme, per il quale ancora non siamo riusciti ad attivare un servizio permanente. Abbiamo poi attivato colonnine di ricarica elettriche a forma di calice spumante e realizzato cartine turistiche della Denominazione.

In TrEno a vapore nelle terre dell’Asti Spumante e Moscato d’Asti. A ottobre e novembre con lo storico convoglio Langhe Roero Monferrato.
in TrEno a vapore nelle terre dell’Asti Spumante e Moscato d’Asti

Purtroppo, nonostante questi e altri sforzi, comunicare questo territorio non è semplice. Stiamo parlando di un areale che coinvolge 3 province, 51 comuni, che si sviluppa dai confini della città di Bra, passando per Alba fino a Strevi, comune storico della denominazione insieme a Canelli, ricomprendo per intero il territorio di Langhe, Roero e Monferrato. E proprio a causa di queste dimensioni la riconoscibilità della denominazione è un po’ slegata dalla sua territorialità. Nei consumatori non vi è un’identificazione immediata del prodotto con la sua zona di origine, anche perché sul suo territorio è molto difficile trovare l’Asti Spumante in mescita nei bar e nei ristoranti.

Una difficoltà questa peraltro storica, come testimoniano i documenti catalogati nella library consortile, che abbiamo ordinato nell’ultimo anno e che riportano numerose discussioni in materia, senza però che si sia mai trovata una risposta, al punto che siamo ancora qui a parlarne”.

Progetti per il futuro?

“Come Consorzio abbiamo toccato tanti temi, consapevoli delle tante skill della denominazione. Stiamo portando avanti una serie di iniziative che, tornando a quanto detto prima, funzionano solo se vi è condivisione di intenti con la filiera, tramite adeguati investimenti sulla denominazione.

Tra le tante iniziative al vaglio, mi limito per adesso a ricordare quella, stimolata da Andrea Desana, figlio di quel Paolo senatore della Repubblica e tra i padri del moderno vino italiano, di creare un Istituto nazionale dedicato agli spumanti italiani. Il tutto partendo dalla consapevolezza del legame che intercorre tra l’uva moscato, l’Asti Spumante e Federico Martinotti, che qui ha inventato l’omonima metodologia di spumantizzazione alla base della maggior parte degli spumanti moderni. Un rapporto così profondo al punto che l’Asti è l’unica denominazione che può indicare ‘Metodo Martinotti’ espressamente in etichetta”.

i paesaggi dell'Astigiano
i paesaggi dell'Astigiano

Questioni generali, che per essere affrontate richiedono il tanto auspicato coordinamento. Quale sono i rapporti con il Piemonte del vino?

“Il coordinamento tra gli attori del mondo vino e la politica esiste ed è vivo, anche se in alcuni momenti dovrebbe esserlo ancor di più, soprattutto quando si discute della gestione socioeconomica delle filiere. A fronte di territori che hanno una marginalità, creata nel tempo, molto buona, e vantano quel fieno in cascina necessario a superare i momenti difficili, ce ne sono altri che, senza supporti adeguati, non ci riuscirebbero, causando difficoltà non secondarie lungo tutta la filiera.

Quando c’è la volontà di confrontarsi e arrivare all'obiettivo, i risultati sono possibili, come dimostra la compresenza, per il secondo anno consecutivo, del vino regionale a quella grande vetrina che era ‘Grandi Langhe’ e che oggi è diventata ‘Grandi Langhe e i vini del Piemonte’. Un orizzonte voluto e raggiunto dal Sistema vino dei Consorzi di tutela uniti in Piemonte Land of Wine, che ha trovato appoggio, finanziario e politico, nelle istituzioni regionali.

A proposito di questo, ricordo ancora l’opera di sistemazione della library storica consortile, dove abbiamo catalogato dei documenti pazzeschi, che testimoniano come in Piemonte, sostanzialmente nella nostra sede, si sia fatta la storia della legislazione italiana del vino. Peraltro, tra i fogli, c’era anche l'atto originale di costituzione del Consorzio del Barolo, che restituiremo loro nel corso di un’apposita cerimonia nel prossimo anno.

L’auspicio è che questo lavoro rappresenti la base ideologica e metodologica su cui riprogettare il futuro del vino, superando le reciproche paure e trovando punti di convergenza su questo grande territorio che è Langhe, Roero e Monferrato, la pancia del vino piemontese. Penso ai fogli su cui Renato Ratti abbozzava i ragionamenti sul vino del domani, scrivendo norme e disegnando piramidi di qualità. Ecco, credo sia tornato il momento di fare degli schizzi nuovi, perché, se non ci poniamo queste domande, cosa ci facciamo qua?”.

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