
Per Matilde Poggi il Bardolino rappresenta l’inizio del suo cammino da vignaiola. La prima annata, nel 1984, arrivò in un periodo in cui i produttori erano pochi e il Bardolino faticava a essere percepito come un vino di qualità. “Era il primo vino che iniziavo a fare, il mio punto di partenza, e volevo dimostrare che potesse arrivare sulle tavole dei ristoranti”, ricorda.
Nonostante alcuni colleghi le suggerissero di orientarsi su un IGT per aggirare la scarsa reputazione della denominazione, Poggi preferì proseguire sulla strada più lenta ma coerente: valorizzare il territorio e restare dentro la denominazione.
Negli anni, Poggi ha costruito il profilo del Bardolino Le Fraghe attraverso scelte precise sulle varietà. La molinara è stata gradualmente abbandonata, mentre la corvina è diventata protagonista assoluta, sostenuta dalla rondinella che matura circa dieci giorni dopo e contribuisce alla struttura. Il corvinone, sebbene ammesso, non è mai stato utilizzato per motivi storici e stilistici, con un tannino considerato meno fine.
Lo stile della cuvée è ormai stabile da diversi anni. “Dal 2018 sento di essere sulla strada giusta - spiega - Il vino si fa una volta l’anno, e occorrono molti tentativi e tempo per definire un taglio coerente che valorizzi al meglio le vigne”.
Con il rinnovo dei vigneti è stata introdotta la vinificazione separata delle varietà, che ha permesso di esaltare meglio la maturazione e la personalità di ciascuna.
Oggi l’azienda Le Fraghe dispone di 35 ettari certificati biologici dal 2009, con un approccio enologico poco interventista: fermentazioni spontanee, diraspatura senza pigiatura per lasciare una quota di acini integri, malolattica naturale, affinamento in acciaio e solo una piccola parte in cemento per il Bardolino di annata.
L’azienda si trova tra il Garda e l’Adige, su terreni morenici molto drenanti, ricchi di ghiaie e ciottoli. Questo garantisce vantaggi nelle annate piovose, ma richiede grande attenzione in biologico per le estati siccitose.
I vigneti destinati a Bardolino e Chiaretto coprono 25 ettari, alcuni di recente impianto, con una produzione che oggi supera le 60mila bottiglie, a fronte delle 5mila dell’esordio.
Nonostante la crescente attenzione verso vini freschi, agili e a bassa gradazione, la denominazione Bardolino non ha ancora pienamente consolidato la sua identità. Poggi osserva che, pur rispondendo alle tendenze del mercato, il Bardolino “fatica a emergere, schiacciato dalla Valpolicella e senza un modo ancora convincente di raccontarsi”.

Il Bardolino Doc Le Fraghe è un rosso fresco, agile nella struttura, sapido e dalla bevibilità scattante, con la caratteristica vena speziata che ne definisce la personalità. È l’espressione più autentica delle colline moreniche tra il Garda e l’Adige, territorio a cui Poggi ha dedicato con coerenza e passione tutta la propria carriera.
La vinificazione prevede raccolta manuale e separata di corvina (80%) e rondinella (20%), fermentazione spontanea in acciaio, macerazione fino a completa trasformazione degli zuccheri, assemblaggio delle varietà a febbraio e imbottigliamento a marzo. Niente grappolo intero: i raspi troppo verdi porterebbero tannini sgradevoli.
L’assaggio in verticale riserva emozioni sorprendenti.

Rubino sottile e raffinato, al naso si percepisce una spezia discreta e ben integrata. In bocca il vino è fresco, nitido e piacevole, con un equilibrio immediato e convincente.
Annata calda e siccitosa, mitigata dalle piogge di metà agosto e da un settembre più fresco. La vendemmia è avvenuta intorno al 25 settembre. Il vino presenta un profilo aromatico armonioso, con dolcezza e maturità ben bilanciate.
Il vino mostra grande eleganza e complessità al naso, tra frutta matura, spezie e leggere sfumature evolutive. In bocca è teso e dinamico, con una profondità notevole e una persistenza lunga e avvolgente.
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