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Domaine Alexandre Bonnet e La Forêt: il racconto di un terroir di confine

di Antonio Cimmino | 9 Dicembre 2025

A Les Riceys, nel comune più meridionale della Champagne al confine con la Borgogna, Alexandre Bonnet celebra la sua identità di frontiera attraverso la vigna storica La Forêt, declinata in una trilogia che racchiude storia, tecnica e purezza del pinot noir.

All’estremo sud della Champagne si trova Les Riceys, borgo medievale sospeso tra due mondi: Champagne e Borgogna. Qui, a pochi chilometri dai grandi cru borgognoni, il terroir assume una doppia identità. Le colline scoscese e il calcare kimmeridgiano richiamano i pendii di Chablis, mentre la tradizione locale resta legata alla denominazione Champagne. In questo contesto si inserisce Domaine Alexandre Bonnet, fondato nel 1934 da Lucien Noble e oggi tra i protagonisti più rappresentativi della Côte des Bar. Una realtà che non solo accoglie questa duplice eredità, ma la traduce nel calice. La parcella La Forêt, quattro ettari su declivi eroici, è il cuore di questa visione e da qui nascono alcune delle etichette simbolo del domaine.

LE RADICI STORICHE

La storia di Les Riceys si perde nei secoli. Originariamente conteso tra Borgogna e Champagne, tra ducati e signorie, il territorio ha attraversato numerosi mutamenti politici e culturali. Borgognone dall’830, nel XIII secolo passò alla Champagne per poi tornare, con il Trattato di Troyes del 1420, sotto influenza borgognona. Dopo la Guerra dei Cent’anni rientrò definitivamente nel Regno di Francia, ma la sua identità rimase sempre segnata da questa duplice appartenenza. Non a caso, nelle case più antiche sopravvivono ancora porte che guardano in direzioni opposte: una rivolta verso la Champagne, l’altra verso la Borgogna.

Fu solo nel 1927 che Les Riceys fu definitivamente incorporato nella denominazione Champagne. Prima, e persino dopo, da queste colline nascevano vini fermi rossi e rosati, in continuità con le tradizioni borgognone. Documenti del 1500 attestano l’esistenza di un rosé ottenuto per macerazione, testimonianza di un sapere enologico antico, radicato nel territorio ben prima delle logiche moderne della denominazione Champagne. Inoltre, Les Riceys è l’unico villaggio tra i 319 della Champagne a poter rivendicare tutte e tre le Appellation d'Origine Contrôlée del territorio: Champagne, Coteaux Champenois e Rosé des Riceys.

LA FORÊT, LA COLLINA DEI MONACI

Dal 2019, sotto la guida di Arnaud Fabre, la maison ha scelto una strategia chiara: valorizzare il pinot noir e il singolo terroir attraverso una conoscenza capillare delle parcelle. Les Riceys è un mosaico complesso di colline, esposizioni variabili e microclimi che determinano differenze nette in maturazioni e profili aromatici. Il domaine gestisce una trentina di parcelle e ne vinifica separatamente venticinque, per isolare l’espressione di ogni contrée (contrada) e affermare un’identità parcellare precisa.

Tra tutte, una spicca per costanza qualitativa: La Forêt. Il nome è antico e ricorda che in passato la zona era boschiva. La collina fu infatti la prima a essere disboscata e coltivata dai monaci benedettini dell’Abbazia di Molesme, che più di mille anni fa ne intuirono la vocazione viticola. La pendenza è estrema, fino a 45 gradi, e richiede una gestione interamente manuale. L’esposizione piena a sud assicura maturazioni ottimali, mentre le marne e il calcare leggermente ferruginoso donano struttura e una nitida impronta minerale. L’attuale vigna fu impiantata nel 1973 con una selezione massale di pinot noir. Da questo vigneto ultracinquantenne nascono tre referenze emblematiche, e ognuna racconta una sfaccettature della medesima terra: La Forêt Rosé des Riceys 2021, omaggio alla tradizione dei rosati fermi del borgo; Les Contrées Rosé de Macération 2019, champagne rosato ottenuto da macerazione del pinot noir; La Forêt Blanc de Noirs 2020, champagne da pinot noir in purezza, interpretazione più radicale della parcella.

Arnaud Fabre, presidente di Domaine Alexandre Bonnet

LA TRILOGIA DI LA FORÊT

La trilogia rappresenta una lettura verticale del terroir: dal vino fermo allo spumante, seguendo un’impostazione quasi borgognona. Rosé des Riceys 2021 recupera un’epoca precedente all’effervescenza obbligatoria della Champagne. La fermentazione a grappolo intero con breve macerazione dona struttura da rosso leggero, sostenuta da acidità vibrante e freschezza aromatica. È il legame tra la Champagne amministrativa e l’anima borgognona del territorio. Les Contrées Rosé de Macération 2019 è il trait d’union contemporaneo. Diversamente dalla maggior parte degli champagne rosé prodotti per assemblaggio, qui si opta per la macerazione (saignée), forte dell’esperienza del Domaine nei vini fermi. L’estrazione controllata di colore e struttura – skincontact più breve – offre uno champagne dal profilo vinoso e strutturato, ma misurato: elegante, setoso e verticale. Infine, La Forêt Blanc de Noirs 2020 segna un nuovo capitolo. Vinificato senza solfiti aggiunti e senza dosaggio (brut nature), mira alla purezza assoluta della parcella. La maturità delle uve sul ripido versante sud si traduce in volume e rotondità, mentre la salinità e la precisione minerale sono la firma del calcare kimmeridgiano di Les Riceys.

CHAMPAGNE SAUVAGE DELLA CÔTE DES BAR

Questi vini raccontano una storia antica e singolare: l’evoluzione di Les Riceys, la possibilità di esprimere tre denominazioni complementari e l’approccio parcellare del Domaine Alexandre Bonnet. Il filo conduttore è una dorsale salina che si fonde con la struttura del pinot noir, in un’interpretazione che mette in luce la complessità, l’identità profonda e la natura più “selvaggia” della Côte des Bar.

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