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M&A nel vino? Nicoletto: “Tante aziende in vendita, ma chi compra è prudente”

M&A nel vino? Nicoletto: “Tante aziende in vendita, ma chi compra è prudente”

di Andrea Guolo | 4 Dicembre 2025

Il manager (ex ceo Santa Margherita e Angelini Wines & Estates) oggi a capo di Compagnia del Gusto, racconta il nuovo scenario e prepara l’acquisizione di una società di distribuzione in Inghilterra.

Ettore Nicoletto ha speso la propria carriera professionale al servizio dei grandi gruppi del vino, da Zonin1821 a Gruppo Santa Margherita (oggi Herita Marzotto) – dove ha lasciato un’impronta indelebile, come ceo, anche attraverso la costituzione della filiale statunitense – fino ad approdare in Bertani Domains, trasformata durante il suo mandato in Angelini Wines & Estates. Dopo un breve periodo “sabbatico”, Nicoletto sta ora vivendo una nuova fase all’interno della neocostituita holding Compagnia del Gusto, realtà dagli obiettivi ambiziosi (200 milioni di ricavi previsti entro cinque anni) e con tre business unit verticali dedicate ai prodotti ittici (Compagnia del Mare), al vino (Compagnia delle Vigne) e al food di alta qualità (Compagnia dei Sapori).

Della holding, Nicoletto è ceo e parte di un “triumvirato” che comprende il founder Francesco Cosulich e il presidente Sergio Albarelli. Una realtà nuova ma le cui basi - racconta lo stesso Nicoletto in quest’intervista esclusiva a Vinonews24 - sono state poste da oltre un anno.
L’occasione, per evidenziare i primi risultati ottenuti e i movimenti in atto, è giunta con la presentazione dei vini dealcolati di Lea Winery, azienda della famiglia Spadotto, che collabora con Compagnia del Gusto nel ramo vinicolo e che è investitore in Compagnia del Gusto holding. Un business, quello del no-low, che fa parte delle strategie di Compagnia delle Vigne, attenta anche alle nuove tendenze e al lancio di prodotti alternativi per soddisfare le esigenze della distribuzione legata alle eccellenze agroalimentari.

L'INTERVISTA. PRIME ACQUISIZIONI WINE PER LA HOLDING

Nicoletto, qual è il rapporto tra Compagnia del Gusto e Lea Winery?

“Si parla innanzitutto di un rapporto di amicizia con famiglia straordinaria. Poi, del club deal Compagnia del Gusto e del “verticale” Compagnia delle Vigne, gli Spadotto saranno partner e forniranno la piattaforma enologica per sviluppare i vini convenzionali e i vini dealcolati che parteciperanno al progetto Compagnia delle Vigne. La famiglia si è prestata non solo a diventare partner sulla parte vinicola del progetto, ma ha anche deciso di investire nella holding. Per quanto ci riguarda, è un allineamento perfetto con imprenditori appassionati, che hanno fatto investimenti importanti e possono vantare esperienze significative in altri settori. C’è una sintonia magnifica e siamo entusiasti di poter collaborare con loro”.

Come sta andando la holding, presentata ufficialmente poco più di un mese fa?

“La concretizzazione di Compagnia del Gusto è stata comunicata di recente, ma i partner hanno iniziato a ragionare su questo progetto agli inizi del 2024. Come tutti i progetti, anche questo ha richiesto del tempo per il reclutamento degli sponsor, dei partner della prima ora e poi anche del management. Il mio primo contatto risale all’estate del 2024 e ho iniziato a occuparmene più di un anno fa. Da allora, abbiamo fatto passi in avanti notevoli sia nel rafforzamento della base degli sponsor e dei partner della prima ora, sia in termini di allargamento della base societaria con l’ingresso di importanti investitori finanziari e industriali. Adesso la base si sta allargando perché il progetto è ambizioso e occorre equity per alimentarlo. Nel frattempo, abbiamo effettuato le prime acquisizioni nel ramo ittico e wine”.

Lucio Spadotto di Lea Winery
Lucio Spadotto di Lea Winery

Quali sono le operazioni concluse?

“Oltre all’accordo con Lea Winery, c’è stata la cessione del ramo di azienda Fjord da parte di Agroittica Lombarda, con la famiglia Pasini che è rimasta comunque ingaggiata perché, esattamente come la famiglia Spadotto, ha deciso di investire nella holding. Per noi è un onore avere un socio industriale di questo livello. Abbiamo poi anche dei soci esteri, manager che hanno capito la bontà del progetto e hanno messo il loro “ticket”. Inoltre, nel vino, possiamo disporre di una “chicca” davvero affascinante”.

Di cosa si tratta?

“Di Domus Susak, conferita dalla famiglia Cosulich. Una piccola realtà che si trova nell’isola croata di Sansego (Susak), in Alto Adriatico, dove unitamente ai vini già prodotti possiamo vantare anche la presenza di una start-up legata ai vini dealcolati. Si tratta di un prodotto fantastico e che verrà gestito dalla piattaforma specializzata sui dealcolati avviata proprio da Lea Winery”.

Movimenti in corso?

“In questo momento stiamo gestendo una trattativa allo stadio avanzato nell’ambito delle bollicine metodo classico, poi ci sono discussioni aperte nell’ittico e nelle specialità alimentari artigianali, con un closing piuttosto importante previsto entro gennaio. Sono aziende di nicchia, in linea con gli obiettivi di Compagnia del Gusto che focalizzano le produzioni di qualità e i piccoli numeri, con realtà di dimensioni medio/piccole ma ad alta generazione di valore come target preferenziali. L’altro elemento di novità rispetto ai club deal o a realtà dell’agribusiness è che noi andremo a investire anche a valle della filiera: in pipeline abbiamo l’ipotesi di acquisizione di una società di distribuzione di vino in Uk, proprio perché riteniamo che una parte di valore si possa generare commercializzando direttamente i nostri vini. E questo vale anche per gli Usa dove comunque, al momento, non ci sono dei target definiti, contrariamente all’Inghilterra”.

occhi puntati sul mondo del vino
occhi puntati sul mondo del vino

Qual è il canale di riferimento della holding?

“Siamo tendenzialmente una realtà multicanale. Per l’ittico affumicato di Fjord, che abbiamo già in portafoglio, il punto di riferimento è la grande distribuzione, mentre il normal trade è il riferimento per Sal Seafood, altro brand acquisito in ambito ittico. La nostra politica non esclude un canale rispetto all’altro: siamo molto “laici” da questo punto di vista, e al tempo stesso consapevoli che il 75-80% degli acquisti di prodotti alimentari avviene nel retail, indipendente od organizzato. E se vogliamo avere un minimo di voce in capitolo, non possiamo prescindere dal canale moderno e dalle grandi superfici di vendita”.

M&A, NICOLETTO: "CON PRUDENZA"

In molte interviste del passato, il nostro dialogo finiva su possibili acquisizioni e il problema era che nessuno voleva vendere. Oggi le cose sono cambiate?

“Lo scenario si è in parte ribaltato e adesso sono molte le aziende in vendita, ma questo non significa che siano aumentate le trattative avviate. Prima si faticava a comprare per indisponibilità, per valutazione e anche per distanza culturale tra compratore e venditore. Oggi c’è molta più disponibilità, da parte dei proprietari, nel dismettere gli asset. Ma c’è anche molta più cautela, da parte dei potenziali compratori, nel valutare le possibili acquisizioni. Credo che tutto questo rientri nella fisiologia dei cicli”.

Lei come si pone in questa nuova situazione?

“Sulla mia scrivania arrivano tantissimi dossier... In questo momento, acquistare è diventato impegnativo per un fatto di nuovo scenario e di trasformazioni in atto, che hanno creato un po’ di smarrimento anche tra gli imprenditori più focalizzati e illuminati. Siamo di fronte, in sostanza, a una fase di pausa che potrà durare un anno circa, ma quando si ripristinerà la fiducia e migliorerà lo scenario generale, in termini di equilibri geopolitici e anche di commercio internazionale ovvero dei dazi, tornerà la fiducia e il settore si rimetterà in moto. Certo, i manager dovranno impegnarsi a cambiare i modelli consolidati, cominciando a innovare anche sulla proposta prodotto per non limitarsi ad affollare le categorie già forti. Bisognerà uscire dalla comfort zone, per guardare ad altri vini, ad altre denominazioni, lavorando a livello di sistema per creare un nuovo campione nazionale, come abbiamo fatto in passato per il Prosecco o per il Pinot grigio”.

 

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