
Federvini e Legacoop Agroalimentare accolgono con favore la decisione del governo irlandese di riaprire il confronto sull’introduzione degli health warnings obbligatori sulle etichette delle bevande alcoliche. Una misura il cui avvio, già posticipato al 2028, torna ora sotto esame grazie alla disponibilità di Dublino a rivedere l’impostazione iniziale nell’ambito di un dialogo con l’Italia e gli altri Stati membri.
La questione è stata affrontata nel corso del Consiglio Agrifish, dove il Ministro dell’Agricoltura irlandese Martin Heydon ha confermato che l’Irlanda è pronta a “rivalutare l’impostazione iniziale" e a intraprendere "un percorso europeo condiviso". Una posizione che, secondo le due associazioni, rappresenta un segnale importante tanto per il settore quanto per il buon funzionamento del mercato unico e che mette da parte iniziative unilaterali che avevano generato forte preoccupazione nel comparto vitivinicolo.
Per Federvini, l’apertura irlandese conferma il valore del confronto istituzionale e la necessità di soluzioni armonizzate su un tema che incide sia sulle imprese sia sulla corretta informazione ai consumatori.
“Accogliamo con favore – dichiara il presidente di Federvini, Giacomo Ponti – la volontà dell’Irlanda di riconsiderare l’impostazione iniziale e di procedere nell’ambito di un percorso europeo coordinato. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento al ministro Francesco Lollobrigida per la continua attenzione al tema e per il contributo costante assicurato all’avanzamento di un dialogo costruttivo a livello comunitario. È un passo significativo per tutti gli operatori che credono in un modello regolatorio equilibrato, fondato su evidenze scientifiche e capace di tutelare al tempo stesso i consumatori, la qualità dei prodotti e il valore delle nostre filiere”.
Federvini sottolinea inoltre che la disponibilità di Dublino a riconsiderare la normativa sugli health warnings rappresenta un esempio positivo di collaborazione tra stati membri e un elemento essenziale per giungere a regole proporzionate, efficaci e realmente compatibili con il mercato unico europeo.

“La decisione irlandese di rivedere la normativa sull'etichettatura è un segnale di grande responsabilità politica – commenta il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti - Dimostra che con il dialogo si possono costruire regole equilibrate, capaci di tutelare la salute senza penalizzare culture, territori e filiere strategiche. Il vino non è un nemico da combattere, ma un patrimonio da valorizzare con intelligenza e consapevolezza”.
Per Legacoop Agroalimentare la decisione di Dublino rappresenta un passo avanti fondamentale: l'obiettivo non è ridurre l'informazione al consumatore, ma garantire norme ragionevoli, basate su evidenze scientifiche e in grado di valorizzare il modello mediterraneo, da sempre virtuoso e lontano da approcci proibizionisti che accomunano il vino ad altre bevande alcoliche in modo improprio. Per l'associazione, la risposta non è la demonizzazione, ma l'educazione culturale al "bere giusto", fondato su consapevolezza, misura personale e qualità.
“Questa notizia rafforza la nostra convinzione che la strada da seguire non sia il proibizionismo, ma l'educazione - aggiunge Maretti - I dati sulla Generazione Z parlano chiaro: i giovani si avvicinano volentieri al vino, ma cercano strumenti semplici, linguaggi nuovi ed esperienze inclusive. È una sfida culturale che il paese deve assumersi. Come cooperazione lavoriamo ogni giorno per rendere il vino accessibile, comprensibile e legato ai territori, senza perdere qualità e autenticità. La decisione irlandese ci dà ulteriore fiducia, perché mostra che un approccio equilibrato è possibile. Ora serve un fronte europeo stabile per difendere un settore che significa economia, lavoro e identità per migliaia di comunità”.

La revisione delle politiche sull'etichettatura arriva in un momento in cui il settore vitivinicolo riflette sul rapporto tra nuove generazioni e consumo del vino. Secondo una recente indagine Ipsos-Doxa, la Generazione Z associa il vino a condivisione (64%), convivialità (65%) e territorio (51%). Ma emergono anche barriere culturali: il 38% afferma di "non capirci molto", mentre quasi il 60% teme di dire "cose sbagliate". Per il 51%, inoltre, il mondo del vino appare "troppo tecnico".
“Ecco perché, in questo contesto - conclude il presidente di Legacoop Agroalimentare - la scelta del governo irlandese assume anche un valore simbolico: apre la strada a un modello educativo basato sulla conoscenza e non sul divieto. Servono percorsi di educazione culturale, e non di stigma”.
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