
Aquila Reale Riserva Trento DOC 2015 segna il ritorno di una delle etichette più identitarie di Cesarini Sforza. Un millesimo che porta con sé la memoria di un’annata asciutta e precoce, priva di criticità fitosanitarie: condizioni che hanno permesso allo chardonnay biologico di Maso Sette Fontane – il cru allevato a pergola trentina a 500 metri di quota, tra Valdadige e Valle di Cembra su suoli dolomitici ciottolosi con vista sulla Paganella, e che riesce a guardare anche l’ultimo lembo della Valle dei Laghi – di maturare con una lentezza che ha favorito finezza ed equilibrio in una forma nitida, pulita, quasi scolpita dall’altitudine, nonostante l’esposizione ovest e il clima caldo del 2015.
Andrea Buccella, enologo e direttore di produzione, rivendica una visione che mette al centro il tempo “giusto”, non quello lungo a tutti i costi: “Chi l’ha detto che una riserva deve rimanere anni e anni sui lieviti? Ogni vino ha il suo tempo. Non è la durata sui lieviti a definire la qualità, ma l’equilibrio che si crea dopo la sboccatura. Serve pazienza, soprattutto quando il dosaggio è minimo come per l’Aquila Reale, per ritrovare quella sua naturale armonia”.
Un approccio quasi controcorrente, che afferma la centralità dell’equilibrio post-dégorgement più che il feticismo della lunga sosta. La 2015 ne è un esempio: vero che sono 90 mesi sui lieviti, ma almeno un anno di attesa dopo la sboccatura avvenuta a gennaio di quest’anno, prima del debutto sul mercato a gennaio 2026. Il tutto utile a ritrovare una precisione che Buccella considera imprescindibile.

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